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Come avviene la percezione oggettiva del mondo?

Domanda: Secondo il metodo della saggezza della Kabbalah, io prendo dieci persone, organizzo relazioni con loro secondo certe leggi e attraverso queste relazioni comincio a percepire il mondo. Questo metodo non è soggettivo? Ad ogni modo, io percepirò tutto attraverso di loro, vedrò un altro mondo. E il mio amico vedrà qualcosa di diverso.

Risposta: Tu non hai altre possibilità per raggiungere il mondo superiore. Tuttavia, tu e i tuoi amici sentirete la stessa cosa perché ognuno di voi includerà in se stesso tutto il resto, l’intera decina.

Essendo nella decina, io rimango Malchut (M), e i miei nove amici rappresentano le prime nove Sefirot davanti alle quali io mi annullo. Io li includo tutti in me stesso e scopro che vedo tutto in loro.

 

Allo stesso tempo, io non mi prendo in considerazione. Faccio una restrizione (Tzimtzum) su me stesso.

Agisco solo attraverso gli amici e quindi percepisco il mondo oggettivamente, attraverso di loro. Io vedo il mondo spirituale, i gradi di conseguimento. L’unica cosa che viene rivelata a questi livelli di unione è il Creatore. Non c’è niente e nessun’altro.

Domanda: Significa che non ci sono le stelle, gli alberi e le città?

Risposta: No. Il kabbalista percepisce tutto questo nei suoi cinque organi sensoriali (corporei) animaleschi.

Se tu vuoi percepire correttamente la storia del mondo, devi immergerti nella tua decina e cercare costantemente una maggiore compressione in essa, cioè l’unione. In questa misura, inizierai a raggiungere i gradi di connessione e i tuoi passaggi di ascesa sulla scala della rivelazione dell’universo, della Luce.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 16/07/17

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La riunione degli amici

Domanda: L’allenamento sportivo è condotto sotto la guida di un allenatore sul campo di calcio o in palestra, lo studio consiste nella lettura di libri di testo, nell’ascoltare le lezioni e prendere appunti. Quali sono le basi del workshop nella saggezza della Kabbalah, si tratta di una conversazione fra le persone?

Risposta: Si, il workshop si basa sulla conversazione fra le persone, ma viene condotto sulle basi dei testi speciali scritti dai kabbalisti. Ogni volta, vengono scelti dei passi estratti in base a un particolare argomento su cui si costruiscono i workshop.

Il workshop non è una discussione semplice perché non è molto importante quello che le persone dicono. La guida può anche chiedere loro di parlare insieme allo stesso tempo. Quello che conta non è quello che dicono, ma ciò che accade ai loro cuori, in che misura vogliono unirsi al gruppo per dare al gruppo, connettersi con gli altri e rivelare il Creatore. Cioè, non sono importanti le parole, ma l’aspirazione interiore di una persona verso la decina.

C’è un tipo speciale di workshop che si chiama “la riunione degli amici”. Comprende non solo la decina, ma un gran numero di persone, come se molte decine fossero collegate insieme. Diciamo che ci sono otto miliardi di persone nel mondo, che sono ottocento milioni di decine. Anche questo è un tipo di workshop, ma più simile ad una riunione.

La riunione degli amici è un’azione più generale che segue le stesse regole del workshop. In una riunione di amici, non ci impegniamo in chiarimenti, ma parliamo di cose positive, come il nostro progresso e i nostri successi, la grandezza degli amici, dell’insegnante e del Creatore, la grandezza del nostro obiettivo e la nostra ascesa.

La riunione degli amici è sempre condotta nella “linea destra”, ovvero senza critiche, in maniera da innalzare lo spirito del gruppo. Di solito la riunione degli amici si tiene in un grande gruppo con molte persone e tutte le decine sono connesse insieme in un cerchio; loro siedono insieme e si sentono come una sola decina.

Domanda: Qual è lo scopo di una simile riunione?

Risposta: Secondo la saggezza della Kabbalah, non c’è niente più che la HaVaYaH, cioè le dieci qualità. Pertanto, qualsiasi numero di persone in relazione all’assemblea generale sarà sempre unito come una decina.

Domanda: Qual è la condizione più importante per il successo di una riunione?

Risposta: La riunione avrà successo se tutti noi vogliamo sentirci connessi. Tuttavia, in tali riunioni non discutiamo le nostre carenze o nessun argomento che ci possa separare o causare una divisione fra noi. Tutto è mirato a rafforzare la grandezza del Creatore e del gruppo.

Se lasciamo un simile incontro pieni del senso della grandezza del gruppo, della saggezza della Kabbalah, dell’insegnante e del Creatore e ci sentiamo più felici, significa che ha avuto successo. Questa non è psicoterapia, noi stiamo veramente raccontando la verità senza dirci bugie.

Noi ci aiutiamo semplicemente l’uno con l’altro a salire all’altezza del gruppo da questa piattaforma che il gruppo crea per noi, come in un ascensore. Non importa a quale livello sia una persona, il gruppo la solleverà comunque. La riunione degli amici è un ascensore, grazie al quale si può salire al “secondo piano”, al “terzo piano” e persino sul “tetto”.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life”, 20/07/2017

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Domanda: Qual è il significato dei workshop, le discussioni che avvengono in un cerchio, come metodo di lavoro pratico ampiamente utilizzato nella saggezza della Kabbalah?

Risposta: Un “workshop” è un’azione comune di dieci uomini o dieci donne che svolgono esercizi secondo le raccomandazioni fornite nelle fonti kabbalistiche o sotto la guida di un insegnante, come degli atleti sotto la guida di un allenatore. Solo che questi non sono esercizi fisici, come nello sport, ma esercizi interiori basati sullo sforzo di connettersi in modo tale che all’interno di questa connessione il Creatore verrà rivelato.

Sarebbe davvero molto positivo se ciò potesse essere realizzato in un’unica azione. Tuttavia, di solito questo richiede molti esercizi per molti mesi o addirittura anni. Un tale esercizio con l’intento di creare una connessione speciale fra noi, all’interno della quale saremo in grado di sentire la forza superiore di dazione e amore, si chiama “workshop”.

Ci sono molti tipi diversi di workshop, ma come regola essi vengono tenuti come preparazione per le lezioni di Kabbalah. Durante il workshop, noi controlliamo la connessione fra noi, per verificare quanto essa corrisponda alla natura del Creatore, alla dazione e all’amore. Una volta che noi raggiungiamo tale stato di dazione e amore gli uni per gli altri durante il workshop, o viceversa, non possiamo raggiungerlo, ma scopriamo la nostra opposizione reciproca, ci spostiamo a studiare.

Quindi, attraverso lo studio, chiediamo dall’alto la forza di dazione, la Luce che ritorna alla fonte, cioè la forza che esiste nel Creatore. Questo è chiamato lo studio della Torah, ed è scritto: “Ho creato l’inclinazione maligna” che ci separa nelle decine e “in aggiunta ad essa, ho creato la Torah, la Luce che ritorna alla sorgente”.

Ne risulta che se studiamo la Kabbalah nella decina per essere più vicini e connetterci con gli altri, allora noi possiamo usare la forza della Torah. Durante lo studio noi impariamo cosa significa essere connessi, come si costruiscono gli oggetti spirituali (Partzufim) e i mondi, quale è la scala dei gradi spirituali e come tutto questo si connette insieme e ci unisce.

In questo caso, attiriamo a noi una forza speciale chiamata Torah, Luce Circostante o la Luce che ritorna alla sorgente, che ci influenza e ci avvicina gli uni agli altri.

In questo modo, costruiamo una rete di connessioni in cui si rivela quel fenomeno speciale chiamato la manifestazione della forza superiore, la rivelazione del Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life”, 20/07/2017

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Domanda: Il metodo della saggezza della Kabbalah ci permette di cambiare la natura delle persone in modo che inizieranno a prendersi cura degli altri invece che di se stesse. Per attuare questa tecnica vengono utilizzati i workshop in cerchio e le tavole rotonde. Che cosa è la tavola rotonda?

Risposta: La tavola rotonda è un’azione di gruppo a cui partecipano uomini, donne e bambini. La Kabbalah è il metodo per rivelare il Creatore da parte degli esseri creati in questo mondo, e questo è possibile solo quando esiste un’equivalenza delle qualità. Significa che noi dobbiamo acquisire le qualità che sono simili alla forza superiore e allora saremo in grado di rivelarla, come ogni strumento dovrebbe essere pronto per scoprire quei fenomeni per cui è stato progettato.

Ad esempio, un rivelatore di fumo è costruito per reagire al fumo piuttosto che a un sapore dolce, amaro o aspro. Quindi, qui se io voglio rivelare la forza superiore, devo formare l’organo sensoriale dentro di me che è simile alla natura del Creatore che io ancora non ho. Allora sarò in grado di trovare il Creatore, come un segugio che ha trovato il sentiero. Tutto quello che mi serve è il senso dell’olfatto, per scoprire dove Lui si nasconde.

I kabbalisti ci dicono che il Creatore si nasconde tra noi. Se abbiamo rapporti gentili e buoni fra di noi e c’è l’aiuto reciproco e l’amore per gli amici, come se fossimo un solo uomo con un solo cuore, significa che vogliamo davvero sentire noi stessi come un intero.

In questa aspirazione, cominciamo a sentire, come un cane con il suo naso, la presenza del Creatore. Noi non cerchiamo Lui da qualche parte in altri mondi e spazi, ma ci connettiamo sempre di più per trovare dove e come possiamo rivelare il Creatore.

È chiaro che, una volta costruite le relazioni amichevoli fra di noi, riveleremo la forza superiore dentro di loro. La rete di connessioni fra noi, quelle in cui siamo il più gentili possibile, fino a rivelare l’amore, si chiama Shechina (Divinità), perché vogliamo scoprire la presenza del Creatore dentro ad essa (Shochen).

Pertanto, non c’è bisogno di spostarci in un altro spazio; noi abbiamo solo bisogno di correggere la rete di relazioni fra di noi verso l’amore reciproco, verso la dazione, verso un abbraccio e verso l’unione in modo tale che saremo così vicini l’uno all’altro che all’interno di questa connessione verrà rivelato il Creatore. L’unica cosa di cui dobbiamo preoccuparci è la nostra unione, e tutto il resto verrà rivelato all’interno di essa.

Per costruire una connessione così speciale, lavoriamo in un gruppo di dieci persone che vogliono rivelare la forza superiore. Se essi mettono in pratica i consigli dei kabbalisti, riveleranno gradualmente questa forza.

È auspicabile che questa decina si riunisca ogni giorno per studiare la saggezza della Kabbalah e anche per connettersi con tutti gli amici insieme, per parlare dell’unione, leggere gli articoli kabbalistici, ed eseguire tutti i tipi di esercizi.

Tutto questo in modo da costruire tali relazioni fra gli amici all’interno delle quali verrà rivelata la rete di connessioni fra noi. Questa rete esiste già, ma noi dobbiamo tirarla fuori dall’occultamento, come una rete dalle profondità del mare. Come i pescatori trascinano il pesce con la rete, così noi tiriamo fuori anche il Creatore con questa rete, e Lo riveliamo.

Un workshop in un cerchio è un’azione che ci permette di diventare simili alle qualità della forza superiore. Questa è l’intera saggezza pratica della Kabbalah che parla dell’ascesa di una persona dal basso verso l’alto.

C’è una parte della Kabbalah che spiega la struttura dell’universo che discende dal mondo dell’Infinito verso il basso. Le altre sue parti insegnano come da questo mondo possiamo risalire indietro al mondo dell’Infinito e rivelare il Creatore. Questo lavoro è fatto attraverso i workshop in cerchio.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life”, 20/07/2017

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Il cammino verso la correzione finale

Domanda: Dobbiamo abituarci all’idea di dare egoisticamente così che, ad un certo punto, la quantità si tradurrà in qualità?

Risposta: Innanzitutto la correzione non si realizza nella massa generale dell’umanità ma, piuttosto, in un piccolo gruppo, in una decina, nella quale dieci persone si riuniscono e fanno un patto in base al quale esse “vogliono diventare simili al Creatore”. Nessuno può raggiungere questo da sé ma solo quando tutti iniziano a praticare la dazione reciproca verso gli altri.

Decidiamo fra noi di sostenerci a vicenda, di essere di esempio gli uni per gli altri, di annullarci innanzi agli altri e di dimostrare l’importanza della meta nell’unione fra noi. In questo modo noi creiamo una struttura in miniatura che rispecchia l’umanità, corretta nella sua interezza, ma su una piccolissima scala di non più e non meno di dieci. In base alla Kabbalah questo è il modo ottimale per raggiungere la correzione.

Gradualmente iniziamo a sentire stati speciali fra noi, scopriamo i mondi superiori e riveliamo il Creatore che esiste fra noi e le forze che ci connettono agli altri.

Iniziamo a capire quali tipi di forze esistono, quali fra noi sono chiamate “angeli” e a quali ci si riferisce come “animali sacri” ecc. Iniziamo a percepire le forze superiori, cioè le qualità di amore e dazione. E, cosa più importante, una forza speciale affiora all’interno di queste rivelazioni, una qualità speciale chiamata Creatore, la fonte di tutto ciò che esiste, che comprende l’intero universo e ci viene rivelata come risultato delle nostre azioni.

Il risultato del nostro lavoro sarà la sensazione che siamo pronti ad inglobare tutta l’umanità ed anche tutto il mondo dentro di noi. Perché se creiamo una decina completa, allora il nostro lavoro all’interno di essa sarà sufficiente affinché l’intera umanità sia inclusa in noi automaticamente.

Ed allora inizieremo a sentirci completamente corretti e simili al Creatore, che si trova con noi dentro il nostro piccolo cerchio.

L’umanità nel suo complesso non sente questo perché non corregge le sue qualità da ricezione a dazione o da egoismo ad altruismo, ma noi lo facciamo. Tuttavia la correzione finale comporta che noi divulghiamo immediatamente il metodo man mano che ciascuna soglia di correzione viene raggiunta. Questo è lo scopo del nostro lavoro.

Quindi nella stessa misura in cui io voglio avvicinarmi al Creatore, allo stesso modo devo uscire dai limiti della mia decina e divulgare il metodo a tutti gli altri. Proprio in questo modo mi avvicino al Creatore e Lo rivelo sempre più chiaramente.

Questo è simile ad un’immagine olografica, nella quale riesco a sentire il Creatore ad un livello molto basso, in un piccolo punto (di colore rosso nel diagramma), come se guardassi il mondo senza occhiali e vedessi tutto piuttosto sfuocato.

Se aggiungo altri piccoli punti a questa parte, allora l’immagine sarà sempre più nitida, più completa e con tutti i dettagli. Quindi non vi è effettivamente alcuna differenza se rivelo il Creatore nella mia decina oppure in un gruppo più grande.

Tutto dipende dal proposito; quando esco in un ambiente più ampio ed attiro altre persone alla mia decina, allora, insieme, iniziamo a rivelare il Creatore con maggiore chiarezza e precisione e con una maggiore comprensione ed una sensazione più ampia.

Per questo motivo è proprio la struttura del sistema che richiede che noi divulghiamo. Nella misura in cui io divulgo, io conseguo di più anche il Creatore e mi innalzo al Suo livello, fino a raggiungere la massima capacità ed a riempire completamente tutta l’umanità, facendo passare la Luce superiore attraverso di me, in essa. In questo modo sarò in uguaglianza col Creatore e raggiungerò la correzione finale della mia anima.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 2/04/2017

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La decina – l’unico amore

Domanda: Il Creatore deve essere presente in tutte le mie relazioni? Come posso costruire i miei rapporti con le altre persone che non hanno un punto nel cuore attraverso il Creatore?

Risposta: Una persona deve costruire rapporti solo con quegli amici che fanno parte della sua decina e nessun altro. Nient’altro è richiesto.

Ci sono miliardi di persone nel mondo. Non ho bisogno di costruire rapporti con loro. Solo con la mia decina, questo amore è unico, ed è ciò che resta. Il resto verrà da sé. Comincerò poi a vedere come il mondo si riduce e si inserisce in esso.

Domanda: In una decina ci sono dieci persone, dieci corpi biologici?

Risposta: Sì, per ora sono dieci corpi biologici per me, ma più tardi smetterò di vederli in questo modo. Sentiremo un’interazione dei desideri tra noi, quelli più egoisti, meno egoisti, desideri a certi livelli, con certe intenzioni e così via. I corpi cominceranno a scomparire dalle nostre sensazioni e dalla nostra vista.

La quantità si trasformerà, da un certo numero di persone in desideri, e dai desideri in Sefirot. Ci saranno dieci Sefirot, un Partzuf.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 11/06/2017

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Con che cosa inizia l’amore ?

Domanda: Che cosa è l’amore assoluto e perché non è possibile sperimentarlo anche nel rapporto fra genitori e figli?

Risposta: Il fatto è che nel nostro mondo non esiste l’amore nel senso più rigoroso del termine.

Nella saggezza della Kabbalah, amore significa lo stato nel quale io do tutto ad un’altra persona ed esisto dentro di lei con tutte le mie aspettative, senza lasciare nulla dentro di me. Il mio cuore è vuoto, la mia mente è vuota, la mia forza è vuota, e do tutto agli altri. Questo si chiama “amore“. Questo non esiste nel nostro mondo.

In altre parole, nelle nostre qualità egoistiche, quelle con le quali siamo nati e con le quali siamo beatamente esistiti sino ad oggi, non c’è questa opportunità perché l’egoismo lavora in modo diverso. E non ha importanza come noi lo vediamo, perché egli comunque rigirerà sempre la situazione nella maniera che più gli fa comodo.

Anche se diamo qualcosa agli altri per il loro bene, è solo perché riceviamo dei benefici in cambio e per questo motivo va bene augurasi il bene e fare del bene agli altri. Ma non c’è amore in questo. Solo completo egoismo.

L’amore comincia dal fatto che noi iniziamo a lavorare l’uno con l’altro in gruppo, provando a sintonizzarci con le corrette relazioni come se volessimo dare, condividere e passare disinteressatamente qualcosa di noi agli altri membri della nostra decina. Ma ora non possiamo farlo. Quindi diventa chiaro che a noi manca la forza di dare, la forza dell’amore.

In questo caso, nasce la necessità di trovare, di rivelare, di riconoscere e ricevere. Inizialmente, c’è una qualità di donare e di amare nella natura: è la qualità del Creatore. Significa che abbiamo bisogno di ricevere un po’ di questa forza dal Creatore.

Quindi, quando cerchiamo di trattarci correttamente con dazione e amore nella decina, vediamo che non lo possiamo fare. E cominciamo a chiedere al Creatore: “Dacci la forza di dare, di amare, e di stabilire la relazione corretta fra di noi. Devi correggerci. Devi aiutarci”. E vedremo che riceveremo questa forza.

Così il Creatore si rivela fra noi, perché Lui è la qualità di dare e amare. E’ veramente possibile farlo. Il nostro laboratorio è la nostra decina, dove discutiamo costantemente insieme, prendiamo decisioni, agiamo, attiriamo la forza positiva su di noi, e la implementiamo.

Commento: Dici sempre che il Creatore viene rivelato nelle relazioni con le persone.

Risposta: Solo nella decina, nella corretta associazione delle persone fra di loro, e nella corretta connessione fra di loro. Non è semplice farlo, ma questo è il lavoro secondo la giusta metodologia da tanto tempo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 11/06/2017

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Come si raggiungono i Mondi Superiori?

Domanda: Come si raggiungono i Mondi Superiori?

Risposta: Quando dieci persone si annullano l’una rispetto all’altra e lo fanno insieme verso il Creatore, perché vogliono attrarre Lui come l’Ohr Makif (Luce Circostante) per esserne corretti, questo è il modo in cui esse creano la caratteristica del Creatore fra di loro.

Attraverso questa azione creano un Kli, che è un dispositivo sensoriale per raggiungere il livello successivo. In questo unico desiderio esse sentono il Creatore. Dopo di che, unendosi sempre più profondamente, scoprono il Creatore sempre di più.

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Il gioco che diventa la nostra vita

Dr. Michael LaitmanDomanda: Perché il bambino gioca in modo naturale e sincero, mentre per l’adulto il gioco è una bugia?

Risposta: Perché noi adulti ci siamo abituati a vivere nella bugia: la nostra vita è una bugia e il gioco è una bugia. Non è un crimine, è semplicemente la nostra natura. Il gioco è sempre una bugia e mai la verità poiché, dopo tutto, io non recito me stesso ma qualcuno che vorrei essere.

Senza giochi non potremmo avanzare. I bambini percepiscono il gioco come la verità assoluta e quindi si sviluppano e crescono. Se noi con tutto il cuore ci unissimo in un gioco, come dei bambini, non saremmo capaci di lasciarlo e non ci rimarremmo.

Questo, in realtà, è lo strumento che utilizza la Saggezza della Kabbalah. Mi è stato detto: “Hai bisogno di amare gli altri e, in questo amore, comincerai a sentire il Creatore! Qui avete un gruppo composto da dieci persone; cominciate a stabilire delle relazioni tali tra voi pretendendo che ognuno ami gli altri. Dovete creare un’atmosfera tale tra voi che ognuno vi scomparirà e si fonderà nel suo amore per gli altri”.

Io recito questo amore più e più volte tornandovi mille volte ogni giorno, fino a che ne sono inglobato a tal punto da fondermi in questo amore e in questa connessione. In seguito posso conseguire la rivelazione del Creatore.

Con l’essere inglobato nell’amore, sono inglobato nel Creatore. Questo cessa di essere un gioco e diventa il gioco della mia vita. Prima però ci gioco in modo artificiale: pretendo di amare gli amici e di annullarmi davanti a loro senza alcun desiderio di farlo. Mi forzo e mi convinco di dover recitare questo amore, sebbene io non lo senta affatto.

Però all’improvviso sento un sentimento caldo. Gli altri mi influenzano stabilendo un esempio per me con il loro presunto atteggiamento d’amore; io vedo che loro sono leali verso questo amore e mi vergogno di non poter ricambiare loro con lo stesso amore. Mi critico e rimprovero sempre più e ancora una volta mi forzo ad amare gli altri.

Tuttavia, quando mi annullo in questo modo, comincio all’improvviso a vedere come tutti gli oggetti materiali intorno a me comincino a scomparire: il tavolo, le sedie e i muri. Scompaiono tutti dalla mia percezione e rimane solo una cosa: l’amore che provo. Scompaio anche io. Divento schiavo di questo sentimento esterno a me dato che il mio “io” scompare.

Il mio “io” è il mio ego che scompare e, in seguito, comincio a sentire come la forza superiore, il Creatore, riempia tutto. E’ così perché mi sono annullato e adesso posso percepire Lui. Ho annullato il mio egoismo e ho ricevuto la caratteristica della forza superiore, la caratteristica della dazione, e questo è il vero gioco.
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Dalla trasmissione di Kab TV “I capitoli della Torah con Shmuel Vilozni” 02/02/2015

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Il pentimento prima di Rosh Hashanah

Dr. Michael LaitmanPer chiedere perdono, bisogna sapere che cos’è l’amore per le persone come te e che cosa significa farsi queste domande “Cos’è che non ho fatto in nome di questo amore? Se è necessario sentire di avere l’amore per altri, che è la principale Mitzvah (Precetto) della Torah, lo sento o non lo sento affatto?”. Molte persone pensano che sia sufficiente fare solo le Mitzvot (Precetti) fisiche.

I Kabbalisti ci consigliano di unirci in gruppi di 10, in modo che insieme possiamo verificare se ci stiamo veramente trattando bene a vicenda. Stanno tutti cercano di prendere le distanze dal proprio ego e si connettono agli altri, si integrano con i desideri di tutti e sentono l’amore tra di noi?

Se ci rendiamo conto che tutto questo non esiste, ci sentiamo da biasimare, quindi chiediamo perdono. Il perdono serve per non uscire dalla condizione principale di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Oggi, questa condizione è diventata un imperativo per tutto il mondo per poter uscire dalla crisi globale. Ma il popolo di Israele deve essere il primo a realizzarlo, e noi non lo facciamo. Quindi chiediamo la forza che ci aiuti a raggiungere questo amore. Vediamo chiaramente di non essere preparati a svolgere questa condizione da soli, tuttavia, possiamo chiedere aiuto. E concludiamo il Selichot (Perdono) chiedendo di poter compiere la principale Mitzvah e far avvicinare le persone. Attraverso questo, ci avviciniamo sempre più anche noi alla forza superiore, al Creatore.

L’uomo non può realizzarlo da solo, quindi lavoriamo in gruppo, questo è il modo in cui controlliamo se abbiamo raggiunto o meno la reciproca dazione e la connessione. Altrimenti abbiamo bisogno di chiedere la forza per aiutarci a connetterci e per raggiungere l’unione. Questa richiesta comune è chiamata preghiera e deriva dalla nostra connessione, dal centro del nostro cerchio, come una colonna che si erge verso l’alto. Quando esaminiamo la nostra unione, raggiungiamo il Selichot.

Da questo punto, vediamo che senza studiare la Saggezza della Kabbalah è impossibile scoprire cosa chiedere, da cosa dobbiamo essere attratti, lo scopo della Creazione e come la Torah è collegata alle Mitzvot di amore per gli altri e di amore per il Creatore attraverso l’intero ordine della correzione. La Saggezza della Kabbalah ci insegna come realizzare noi stessi secondo ciò che è scritto nella Torah. L’unica Mitzvah è quella di superare il nostro ego e di raggiungere la connessione e l’unione tra tutti. Essa comprende, al suo interno, tutto il resto delle Mitzvot, le quali sono correzioni individuali del nostro ego. Il desiderio egoistico è composto da 613 parti, dobbiamo correggerle tutte a cominciare dalla più semplice fino a quelle sempre più difficili. Così è necessario effettuare le 613 correzioni, chiamate le 613 (Taryag) Mitzvot.

Quando ci aiutiamo l’un l’altro, in ultima analisi, raggiungiamo la redenzione, nel senso che scopriamo la forza superiore, il Creatore, dentro la nostra connessione reciproca corretta della dazione e dall’amore. Questo è il perdono prima di Rosh Hashanah. Ovviamente, è impossibile iniziare un nuovo anno, un nuovo inizio, il livello successivo, verso il quale dobbiamo salire grazie alla nostra correzione, senza chiarire tutto quello che abbiamo passato. E questa è l’essenza del pentimento, chiedere con maggior vigore alla Luce che Riforma di correggerci e di renderci possibile il raggiungere un’unione ancora più forte.

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Dalla trasmissione di Kab.TV “Selichot” 17.08.2015

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