Pubblicato nella 'Crisi Mondiale' Categoria

TEMPI DURI DI FRONTE

I periodi di transizione sono sempre soggetti a problemi. Stiamo vivendo uno dei periodi di transizione più instabili nella storia dell’umanità, poiché stiamo passando da una mentalità egocentrica a una più olistica, dove siamo interdipendenti, interconnessi e nelle nostre azioni consideriamo il benessere degli altri. Purtroppo, mentre siamo in questo passaggio, i nostri ego ribelli ci stanno portando a estremi sempre più pericolosi che mettono a rischio noi e l’intera società. Prima diventiamo consapevoli di essere in un cambiamento, maggiori sono le possibilità di attraversare la transizione in modo pacifico e veloce.

Allo scopo di riconoscere che siamo in una passaggio, che siamo eccessivamente interconnessi per ignorare i bisogni degli altri, dobbiamo stabilire sistemi educativi che portino questo alla nostra consapevolezza. Quindi, la più grande sfida dell’umanità in questo momento è l’educazione. 

Idealmente, i capi mondiali avrebbero dovuto essere i leaders della transizione. Sono in una posizione naturale per cominciare e dirigere il processo. Purtroppo, i responsabili di oggi hanno un cuore di pietra tale che semplicemente non potranno sentire queste idee. Non è che io mi sia arreso, perché non l’ho fatto, ma dobbiamo riconoscere a che punto siamo. Allo stesso tempo, so che dobbiamo continuare. 

Siamo tutti esseri che cercano il piacere; questa è la nostra natura. Pertanto, non cambieremo il nostro modo di vivere a meno che non soffriamo nel presente, o che qualche grande ricompensa ci chiami e noi siamo sicuri di riceverla. Capiamo solo due cose: piacere o dolore.

Ecco perché l’umanità cambierà: o perché sta soffrendo nello stato di egoismo assoluto o perché vede una ricompensa garantita nello stato di responsabilità reciproca e di cura degli altri. In questo momento, la gente preferisce aspettare che più dolore la convinca a passare a un’attitudine più partecipativa.

Ecco perché l’educazione è così importante. Se l’umanità è convinta che tutti i colpi che subiamo sono il risultato del nostro egoismo, vorrà liberarsene. Se crediamo che l’ego possa ancora darci dei benefici, che nient’altro può, rimarremo con il nostro ego fino a quando il dolore non ci convincerà a lasciarlo.

Didascalia della foto:
Le guardie lavorano tra i materiali bruciati dall’incendio Dixie. L’incendio Dixie ha bruciato 963.309 acri lasciando dietro di sé distruzione e sterpaglia. (Foto di Ty O’Neil / SOPA Images/Sipa USA)

I giochi della fame: la vera storia

Gli “esperti” e i sapientoni continuano ad avvertirci che presto non ci sarà abbastanza cibo per nutrire l’umanità e non ci sarà abbastanza acqua fresca da bere. Ricordate il picco del petrolio, quando una sfilza di “esperti” ci avvertì che presto avremmo esaurito il petrolio, che i prezzi della benzina sarebbero saliti alle stelle e che le code alle pompe si sarebbero allungate per chilometri? Perché nessuno ne parla ora? Non è mai stato vero. Era una storia utile da raccontare al mondo per promuovere gli interessi di certe persone e corporazioni megapotenti, ma una volta che il “fatto” è diventato superfluo, è uscito dal raggio di attenzione.

La stessa cosa vale per la scarsità di acqua e di cibo; è una bufala, una scarsità fabbricata dall’uomo che viene promossa per andare incontro agli interessi di coloro che governano il mondo. La fame sulla terra è reale ma la vera storia dietro a questo non è quella della scarsità ma quella della crudeltà e dell’avidità. 

Buttiamo circa il 50% del cibo che produciamo al fine di mantenere i prezzi e i profitti i più alti possibili. Riflettiamo per un momento su questo dato. Se buttiamo la metà del cibo che produciamo e la maggior parte del mondo ne ha ancora in abbondanza, significa che persino oggi, all’attuale ritmo di produzione, possiamo provvedere ad un popolazione mondiale due volte più grande di oggi.

Se tagliassimo la produzione della metà ma ci assicurassimo che tutti abbiano il loro cibo, potremmo diminuire l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo in modo così drastico che supererebbe di gran lunga le più alte speranze dei sostenitori del cambiamento climatico. Inoltre, non sarebbe necessario alcuno sforzo per raggiungerlo. Al contrario, faremmo meno e otterremmo molto di più.

Lo stesso vale per la fame. Potremmo facilmente fornire a tutti abbastanza cibo e molta acqua fresca. Il problema è che in alcuni luoghi, la fornitura di cibo non paga così bene, e dove i profitti non vanno alle stelle, nessuno vuole venire.

Inoltre, la fame fa bene alla politica: Permette ai cuori sanguinanti e ad altri benefattori di visitare le aree afflitte con troupe televisive per documentare il loro “aiuto” ai poveri e ai morenti. La fame è remunerativa, ma non per gli affamati, bensì per i ricchi che la creano e la perpetuano. La fame genera di più che le pubbliche relazioni. E’ validissima per per promuovere l’agenda che rafforza il potente e  indebolisce il debole e per controllare le politiche dei paesi subordinati.

Non fa del male a nessuno se non agli affamati e agli ammalati  che agonizzano e muoiono. Non fa del male a nessuno se non agli ammalati e agli affamati che non hanno il potere di cambiare la situazione.

E non è che le mie parole cambieranno il comportamento della gente; la cattiva volontà è radicata nel profondo del nostro cuore. Ma se questi post possono aprire gli occhi della gente per vedere la realtà per quella che è, allora c’è speranza che qualcosa inizi a cambiare.

Adesso, non possiamo fare altro che conoscere la verità.  Ma per il momento è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare il cambiamento.

Se un numero sufficiente di persone si renderà conto di quanto siamo diventati malvagi e respingerà con tutto il cuore la nostra malvagità, si creerà una valanga.

Consapevolezza, dobbiamo concentrarci sulla consapevolezza della nostra deforme e corrotta natura al punto da detestarla. Allora, proprio come stiamo lontani da tutto ciò che aborriamo, scapperemo da noi stessi. Invece di cercare di abusare di tutta la creazione, inizieremo a chiederci perché in primo luogo tutto è stato creato.

Non dobbiamo preoccuparci di cosa mangiare, ma di cosa essere! Quando le domande sullo scopo della vita ci disturbano, smettiamo di dominare e cominciamo ad ascoltare. Invece di parlare, cominciamo a conversare. Questo è il momento in cui inizia la vera crescita.

Cercare di forzare noi stessi a cambiare il nostro comportamento è senza speranza. Ma l’innalzamento di noi stessi al di sopra del livello di dominio materiale metterà ordine anche nel nostro mondo materiale, poiché ci occuperemo di imparare il significato della vita invece di cercare di negare la vita agli altri.

Didascalia foto:
Donne in coda per i pacchi di cibo durante la distribuzione da parte dei volontari dell’iniziativa Lagos food bank in una comunità di Oworoshoki, Lagos, Nigeria 10 luglio 2021. Immagine scattata il 10 luglio 2021. REUTERS/Temilade Adelaja

Il denaro non può sfamare le persone che l’ego fa morire di fame

David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, ha affermato che i miliardari “devono farsi avanti ora, una tantum” e donare 6 miliardi di dollari per salvare 42 milioni di persone “che moriranno se non li aiutiamo”. Ha anche detto: “Non sto chiedendo loro di farlo ogni giorno, ogni settimana, ogni anno; abbiamo una crisi una tantum, una tempesta perfetta di conflitti, cambiamenti climatici e Covid”. Se il signor Beasley crede che questa sia una crisi di una volta e che sei miliardi di dollari elimineranno la fame nel mondo, probabilmente è l’unico. La fame non esiste per le ragioni che cita, ma a causa dell’egoismo umano, e nessuna somma di denaro è abbastanza grande da sfamare le persone che l’ego fa morire di fame.

Né il denaro soddisferà l’ego. Al contrario, il denaro non fa che peggiorare il problema perché va nelle tasche delle persone sbagliate, che diventano ancora più avide, mentre chi potrebbe farne buon uso ne vede ben poco. Se crediamo di poter risolvere la crisi della fame solo con i soldi, la fame aumenterà sicuramente e molti altri moriranno.

In effetti, credo che il nostro approccio di combattere i sintomi piuttosto che l’agente patogeno stesso renderà le cose così negative che sarebbe meglio per noi non vivere affatto quei momenti. Ci sarà abbondanza, ma allo stesso tempo grave carenza dei generi di prima necessità più importanti come il pane e l’acqua. La gente sarà infelice.

Vedrai interi battaglioni a guardia del cibo mentre altri moriranno di fame nelle vicinanze. Non avverrà in segreto, ma in bella vista; lo vedrai nelle notizie. Coloro che diranno di essere dispiaciuti per la fame,  non alzeranno un dito.

L’ego non ci farà mai sentire soddisfatti. Ci farà sempre sentire vuoti, per quanto ricchi siamo. Anche se neghiamo a tutte le persone nel mondo i bisogni più elementari e li teniamo tutti per noi, saremo comunque insoddisfatti.

L’unica cosa buona per i nostri ego è renderli edotti che ci stanno portando all’estinzione. Ci stanno insegnando che finché ci concentreremo solo su noi stessi, non ci sentiremo soddisfatti. Una volta appreso questo, ci spingerà a elevarci al di sopra del nostro egoismo.

Un’altra cosa che l’ego ci insegna è che dipendiamo l’uno dall’altro. Non possiamo sentirci ricchi se non ci confrontiamo con altri che sono più poveri di noi. Non possiamo avere ciò che vogliamo a meno che qualcuno non ce lo porti. In altre parole, non possiamo vivere e non possiamo valutare noi stessi senza altre persone intorno a noi.

Poiché non possiamo liberarci dell’egoismo, poiché è il nostro nucleo, dobbiamo “insegnargli” il valore della cooperazione e della considerazione. Quando i nostri ego imparano che è nel loro interesse essere premurosi, ci consentiranno di godere di piaceri altruistici e smetteremo di umiliare le altre persone e distruggere il nostro ambiente, che attualmente sono i nostri unici piaceri (che lo ammettiamo con noi stessi o meno ).

Possiamo trovare gioia nella connessione e nella considerazione solo se rinunciamo a cercare di soddisfare il nostro ego. Possiamo arrivarci vedendo ciò che i nostri ego hanno fatto a noi e al mondo che ci circonda, oppure possiamo arrivarci aspettando che i disastri ci colpiscano personalmente. Il primo modo è più veloce, più facile e più sicuro. Spero che lo scegliamo prima di sperimentare in prima persona gli svantaggi dell’egoismo.

Didascalia foto:
Il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale David Beasley parla durante un’intervista con Reuters a Doha, Qatar, 24 agosto 2021. REUTERS/Alexander Cornwell

La conferenza di Glasgow sul cambiamento climatico non cambia nulla

Mentre il mondo assiste al Congresso del 2021 sul Cambiamento Climatico, a Glasgow, sempre più dati indicano che gli sforzi umani, partendo dal presupposto che ci siano stati degli sforzi, sono stati, al meglio, insufficienti. Anche se i leader mondiali diffondono dichiarazioni a bizzeffe sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la realtà è l’opposto. 

Il rapporto del Production Gap dell’ONU registra le discrepanze tra la produzione di combustibili fossili programmati dalle nazioni e i livelli globali reali.  Il rapporto di quest’anno rivela che “nonostante l’aumento delle ambizioni climatiche e gli impegni Net-Zero, i governi prevedono ancora di produrre più del doppio della quantità di combustibili fossili nel 2030 rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 C [2,7 F]. 

Tuttavia, anche se i governi intendessero rispettare i loro impegni, ciò non invertirebbe il cambiamento climatico. Se paragoniamo la quantità di gas serra prodotta dall’umanità alla quantità emessa dalle eruzioni vulcaniche, incendi forestali, e lo scongelamento accelerato del permafrost in Alaska, Groenlandia, Canada e Siberia, è chiaro che la natura è diretta ad un rapido cambiamento climatico con o senza il nostro “aiuto”. 

Ci sono crisi in ogni settore di coinvolgimento umano: le tensioni internazionali aumentano, l’estremismo religioso cresce, tensioni razziali e culturali dividono le nazioni dall’interno, e l’economia globale  è sull’orlo della stagflazione. Come se non bastasse, il coronavirus, tenace,  disturba la nostra vita e la ripresa economica del mondo intero, le catene di distribuzione  si stanno spezzando, portando a carenze di gas, cibo e altri beni basilari, e i disastri naturali si intensificano in frequenza e in ferocia  per via del cambiamento climatico. E’ chiaro che dobbiamo smettere di concentrarci su problemi specifici, e iniziare a pensare in maniera più sistematica. 

Il nostro mondo è costruito come una piramide.  Alla base della piramide abbiamo il livello minerale, sopra la flora, e sopra ancora la fauna, con  l’uomo che si trova in cima alla piramide.  Non facciamo parte del regno animale perché mentre i nostri corpi sono simili a quelli degli altri primati, le nostre menti ci permettono di riflettere sul passato, sul futuro, e fare piani a lungo termine per noi stessi e per il pianeta.   

In ogni modo, nonostante la nostra mente superiore, non siamo “superiori” al sistema: ne facciamo parte. Per questo motivo influenziamo tutti i livelli sotto di noi. Perciò, qualsiasi malfunzionamento al livello superiore, quello umano, si “riversa” su tutta la piramide e rovina anche gli altri livelli.

Ora è facile vedere che il problema è proprio dell’umanità. Inoltre, dato che i problemi abbracciano ogni ambito dell’impegno umano, è chiaro che frenare le emissioni di gas non risolverà nulla. Se vogliamo sistemare il mondo, dobbiamo sistemare l’umanità.

Quando esaminiamo l’umanità, ogni persona ha delle capacità e delle caratteristiche uniche.  In sé, queste caratteristiche non sono un problema, ma un vantaggio. La varietà di pensieri, approcci, culture, idee e credenze umane, creano un tappezzeria con centinaia di intrecciature che formano una potente entità che potrebbe, in teoria, raggiungere qualsiasi cosa.  Quindi, il problema non sono le persone, ma come si connettono tra di loro. 

Attualmente, le intrecciature nella tappezzeria dell’umanità cercano di distruggersi tra di loro.  Anziché rafforzarci, sostenerci e incoraggiarci,  gareggiamo per supremazia e potere.  Anziché  lavorare per rendere il tessuto il più forte, e il più bello possibile, cerchiamo di essere il filo più forte di tutto il foglio.  C’è  quindi da meravigliarsi se siamo esausti? C’è da meravigliarsi se siamo nauseati dalle lotte senza fine e dal malcontento che ci circonda?  C’è da stupirsi che la depressione sia la malattia più comune dei nostri tempi?  E infine, c’è da meravigliarsi che il nostro mondo, la nostra unica casa, sia in rovina?  Ora, credo che sappiamo su cosa dovremmo concentrarci per salvare il nostro pianeta.  

Didascalia della foto:
Quattro attivisti della Extinction Rebellion Glasgow University si legano al Memorial Gate dell’Università di Glasgow il 29 ottobre 2021 a Glasgow, Scozia. 

Non c’è mancanza di energia, c’è mancanza di normalità

Nonostante l’incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili, e nonostante il rallentamento della produzione automobilistica, il prezzo del petrolio è alle stelle. Sebbene meno centrali elettriche brucino carbone, anche il prezzo del carbone è salito alle stelle.  Il prezzo  del gas naturale sta anch’esso salendo, e la domanda di energia sembra eccedere l’offerta, in ogni paese e per ogni forma di energia.  Le fonti energetiche della terra sono forse diminuite così drasticamente in pochi mesi?  La risposta è un fragoroso “No!”, non c’è scarsità di energia; c’è una seria carenza di normalità nelle relazioni umane.  Spero che questa crisi attuale aiuterà a instaurare un po’ di senso nel consumo folle dell’umanità.

La crisi energetica indica che stiamo consumando in maniera eccessiva.  Produciamo troppo, buttiamo via i prodotti in eccesso, inquiniamo la terra, l’aria, l’acqua, e poi ci lamentiamo che non abbiamo abbastanza.  È una follia, proprio come uccidere i propri genitori e poi implorare la pietà del tribunale perché si è diventati, di recente, orfani.

È ora di riconsiderare tutto ciò che produciamo: come dividiamo la produzione, i profitti e i beni, quali servizi sono necessari e quali sono superflui e, soprattutto, come ci trattiamo l’un l’altro.

L’obiettivo di questo percorso dovrebbe essere chiaro a tutti: la sopravvivenza. Non esiste un secondo fine, un tentativo di dominare o privare qualcuno del suo potere o ricchezza.  È semplicemente la realtà che ci obbliga a considerare l’intera umanità e l’intero pianeta.  Se non lo facciamo, la nostra intera civiltà crollerà come un mazzo di carte.

Dato che non lo comprendiamo ancora e insistiamo nel gestire le cose come abbiamo sempre fatto, attraverso giochi di potere, prevedo un inverno molto freddo e cupo per l’emisfero nord.  La crisi energetica lascerà molte case al buio e senza riscaldamento; non ci sarà carburante per le macchine e nessuna fonte di energia rinnovabile sostituirà le fonti tradizionali, dato che ci sarà poco sole durante l’inverno.  Spero che perlomeno questo ci porti a riconsiderare i nostri valori.  Se non fosse così, la prossima estate sarà ancora peggio della terribile estate che è appena terminata.

So che molte persone contano sulla promessa dell’energia rinnovabile per risolvere i problemi energetici dell’umanità. Credo  che si sbaglino. L’energia esiste in abbondanza, molto più di quanto ci serva realmente.  Potremmo dimezzare le emissioni domani. Ma più abbiamo, più siamo affamati e quindi la nostra sete per l’energia non sarà mai saziata,  non smetteremo mai di sfruttare il pianeta e gli altri, fino a quando non ci rieducheremo e inizieremo a comportarci in maniera umana gli uni verso gli altri.

Ci siamo comportati come marmocchi viziati a cui i genitori comprano tutto quello che vogliono.  Ora i nostri genitori hanno finito i soldi e la nostra infanzia è finita.  È ora di maturare e comportarci come adulti responsabili, che si prendono cura dell’umanità nello stesso modo in cui una madre si prende cura della sua famiglia.  Se pensiamo come una famiglia, otterremo la normalità.

C’è un limite alla pazienza natura

Dr. Michael LaitmanDomanda: С’è una causa comune a tutti i nostri problemi?

Risposta: Se noi abbiamo un conflitto con la moglie, con i bambini, con i vicini, al lavoro e anche con noi stessi, questo significa che su di noi governa l’egoismo. Si chiama faraone.

Domanda: Ma la schiavitù d’Egitto, della quale racconta la Torà, che esisteva nei tempi antichi, è finita tempo fa?

Risposta: Il Faraone governa su di noi sempre, anche ora. Eventi che sono descritti nella Torà non sono legati ad un momento specifico, non è un racconto storico. Ci troviamo ancora sotto il dominio dell’ego, la nostra natura egoistica, che non ci permette di vivere normalmente.

Oggi viviamo in un mondo speciale, in un’epoca speciale. Siamo tutti interconnessi in un’unica rete con il mondo integrale, l’economia integrale, e dipendiamo l’uno dall’altro. Se la comunità internazionale impone sanzioni contro un qualsiasi paese, taglia la connessione, come per esempio con l’Iran, allora quel paese cade. Perché tutto dipende da tutti.

Questo ci dimostra in quale mondo integrale ci troviamo, dove siamo tutti interconnessi. Se non ci comportiamo bene con gli altri facciamo danno a noi stessi.

Perciò, se non riusciamo a costruire i rapporti tra di noi: tutti i popoli, tutti gli stati, tutti partono dal paese, allora ci distruggeremo . Non ci aiuta più niente. Perché saremo in conflitto con la legge della natura.

Domanda: Di fatto non troviamo nessun accordo tra di noi, però viviamo lo stesso.

Risposta: C’è un limite a quello scontro: fino a quale dimensione può crescere, e fino a quando può continuare. La causa di questo scontro è la nostra natura, che ci obbliga a pensare a noi stessi.

Egli non capisce che il suo bene dipende da tutti. Il nostro stupido ego agisce in modo così primitivo. L’uomo non è in grado di capire che se si collega agli altri, solo tramite i buoni rapporti, vincerà.

Domanda: Sembrava il contrario, nelle società primitive antiche c’erano legami più forti tra gli uomini. Durante il nostro sviluppo ci siamo dissociati di più?

Risposta: Non pensare che le società antiche siano state più primitive. Loro capivano che dipendevano l’uno dall’altro, connessi e che senza questi legami non si può sopravvivere.

Il problema del mondo moderno è che attraverso lo sviluppo della tecnologia abbiamo raggiunto un tale livello che ci sembra di poter vivere in modo indipendente. Perciò ognuno si chiude nella la sua casa con il suo cellulare e il pc e non vuole vedere nessuno. È importante che non lo disturbino.

La mancanza di comunicazione tra noi, o i legami negativi si chiamano il Faraone, cioè il nostro egoismo. Noi non vogliamo prendere in considerazione gli altri e non capiamo che siamo interconnessi, siamo legati da una rete, soprattutto il popolo d’Israele. Ci dobbiamo considerare solo su questa scala: quanto siamo contro o per gli altri.

Tutta la Torà racconta solo dell’amore per il prossimo come per se stesso, è una grande regola della Torà. Questa regola include tutto. Non c’è altro, a parte rivelare la connessione corretta.

Dal Programma radiofonico 103FM. 15.03.2015

Materiale correlato:

Prepararsi ad incontrare la Luce
Il prossimo mondo per il faraone

 

Chi ha occupato Wall Street, come e perchè

L’opinione di Michael Durfman, scrittore, attivista dei diritti dell’uomo: “Il movimento Occupy Wall Street (“Occupare Wall Street”) ha preso slancio. Il movimento di protesta della sinistra in America è fondato tradizionalmente da una larga coalizione di forze progressiste: studenti, attivisti ed anarchici.

Tutto è fuori dal comune in Occupy Wall Street, vi si sono riunite delle persone indipendenti che rappresentano solo se stesse. Iniziano a prendere forma le manifestazioni non organizzate, malgrado nessuno le abbia mai organizzate. La gente ha cominciato a gridare i loro motti sull’avidità collettiva, sull’ingordigia della classe politica corrotta. Secondo le più alte valutazioni, domenica non ci saranno state più di mille persone. Nelle tende sono rimaste a dormire solo 400-500 persone.

E’ risaputo che le forze dell’ordine possano incoraggiare la sommossa e trovarsi fra la moltitudine come informatori, ciò permette loro di intervenire nel caso si creasse un qualunque pericolo a danno delle “leggi dei diritti consacrati della proprietà “.

Il richiamo ad ” Occupare Wall Street” ha iniziato a conquistare l’immaginario dell’America e del mondo intero. All’inizio l’informazione si è diffusa nelle reti di comunicazione sociali, per mezzo dei media alternativi. In seguito, con una certa difficoltà, si sono unite anche le principali reti di comunicazione. Dopo una settimana si sono riunite a Manhattan quasi diecimila persone.

Ma la maggior parte della gente che arriva è in qualche modo legata agli organi di sinistra.

Arrivano perchè vogliono unirsi al richiamo. Nella seconda settimana si sono messe in moto le forze dell’ordine. In tutti i mezzi di comunicazione sono stati proiettati i video nei quali si sono visti degli agenti sovvertire i manifestanti e  spargere gas lacrimogeno senza nessun motivo.

Oggi tutti hanno apperecchi fotografici e video nei loro telefonini, ciò porta la gente a voler documentare tutto. Sul ponte di Brooklyn più tardi, sono state arrestate 700 persone fra i manifestanti.

Sono apparse molte novità riguardo le intenzioni non genuine delle forze dell’ordine: nell’apice dello scoppio della manifestazione, la polizia di New-York ha ricevuto un contributo di 4.6 milioni di Dollari dalla Banca JPMorgan che è una delle banche colpevole delle disgrazie di milioni di persone ed è la sponsorizzatrice della campagna politica alle elezioni del presidente Obama.

In corrispondenza a ciò è iniziata una identificazione con la protesta. Il sindacato dei mezzi di trasporto pubblicho ha minacciato che non avrebbe trasportato gli arrestati.

Materiale correlato:

Laitman blog: Le proteste crescono attorno al Globo
Laitman blog: Sciopero generale in Italia per l’austerità
Laitman blog: La Francia è in sciopero

Le opinioni degli scienziati

L’opinione del prof. A. Cthomakov, capo della sezione di filosofia, nell’accademia delle finanze russa: “La globalizzazione è iniziata sin dal periodo delle grandi scoperte. Dal diciannovesimo secolo fino alla metà del ventesimo secolo la globalizzazione ha racchiuso tutti i settori della vita sociale. Il mondo si è chiuso in un unico ed intero sistema politico economico.

Sin dagli anni 80 avviene un mutamento informativo, non è più possibile isolare un solo settore, da allora in poi, il mondo rappresenta un sistema completo, e la finanza è uno dei settori.

Le crisi economiche precedenti, compresa la crisi degli anni 1932-1933, avevano un carattere regionale, mentre ora la crisi è mondiale.

Ma il mondo moderno, che è mutato in un sistema globale, non ha avuto al potere la guida adatta a ciò, questa è la principale contradizione del mondo globale. Nel frattempo non possiamo aspettarci che la questione si risolva in breve tempo, poichè ci manca una morale, comprendente l’intera umanità, la guida internazionale ne è ben lontana e non è meritevole di assumere le funzioni di dirigente del mondo, senza questa qualità morale, non è possibile dirigere.

Il G8 e persino il G20 non sono sufficienti per risolvere questo problema che deve comprendere tutte le nazioni!

Ciò significa che la crisi finanziaria è solo l’inizio di una crisi mondiale del sistema, che può a volte calmarsi, a volte rinforzare ma non potrà finire senza la risoluzione della principale contraddizione della nuova era.”

L’ opinione del prof. V. Coveldin: “La crisi che stiamo attraversando non è finanziaria e neanche economica. Questa è la prima crisi del sistema. Le difficoltà finanziarie ed economiche sono solo la sua espressione. L’attuale crisi economica ha le sue origini nel secolo diciannovesimo.

Era l’inizio della globalizzazione, la cui traduzione si è consolidata solo negli anni 60-90 del ventesimo secolo. La crisi ci ha mostrato che il mondo non può più progredire in tal modo. Ed inizierà a trasformarsi.”

L’opnione del prof. H.Barlibaieb: “Dal punto di vista della teoria della guida del potere, la domanda da porsi è se deve esserci una direzione mondiale oppure no, è una domanda soggettiva. Obiettivamente, i problemi della direzione mondiale si riveleranno come una necessità. Le persone sono costrette a dirigere il mondo senza un rapporto con un loro vero desiderio. Una nazione mondiale nascerà da una necessità, i dirigenti delle varie nazioni certamente non è che desiderino essere diretti da un’autorità mondiale. Ma se non ci sarà un governo mondiale, non ci sarà umanità “.

Materiale correlato:

Laitman blog: Dai il potere alla scienza!
Laitman blog: Cosa credono gli scienziati che sia vero ma non lo possono provare

Il capitalismo è fallito? – 3

L’opinione del prof. Tim Jakson, l’autore del libro “Prosperità senza crescita economica –l’economia mondiale con risorse limitate”:“Ogni società si adagia sul mito, in ragione del quale vive.

Il nostro mito è lo sviluppo economico. Negli ultimi cinquant’anni la caccia allo sviluppo economico è stato il sostanziale obbiettivo dettato dalla politica mondiale. L’economia globale è cresciuta 5 volte tanto negli ultimi 50 anni, e se dovesse continuare con lo stesso ritmo, crescerà 80 volte tanto nel 2100.

Lo sviluppo incessante dell’attività economica globale si trova nettamente in contrapposizione con le basi delle risorse consumabili ed il delicato equilibrio ecologico, da questo dipende la nostra sopravvivenza.

Ma noi ci ostiniamo sull’ idea che la crescita deve continuare a tutti i costi. In effetti il capitalismo è fondato sulla continua crescita.

Quando lo sviluppo si indebolisce, i politici entrano in panico, per gli affari inizia la lotta alla sopravvivenza, la gente perde il lavoro e spesso anche la loro casa. Coloro che dubitano della neccessità della costante crescita economica sono considerati dei pazzi, idealisti, rivoluzionari.

Ma questo mito ha determinato il nostro fallimento. Il fallimento di due miliardi di persone che vivono ancora con meno di due dollari al giorno. Ha anche distrutto i fragili sistemi ecologici dai quali dipende la nostra sopravviveza.

Ma la crisi economica ci offre una particolare occasione di investire nei cambiamenti.

Oltre alle correzioni da apportare all’economia, dovremo confrontarci con la logica distorta del consumismo: spendere danaro che non abbiamo su cose inutili solo allo scopo di impressionare persone la cui opinione non neccessariamente ci interessa.

Vivere nella prosperità vuol dire sana alimentazione, case rispettabili, accesso a servizi di qualità, solide comunità, occupazioni soddisfacenti.

La prosperità si trova al di là dei confini delle neccessità materiali. Si trova nell’amore per la famiglia, nella solidarietà per gli amici, nella forza della comunità, nella capacità di partecipare pienamente alla vita sociale, nel presentire il senso della vita ed il fine della vita”.

Il mio commento: Vi sono delle persone che non vedono la futura società come l’immagine di una società unita capace di consumare in modo giusto, mentre vi sono persone che già intravedono questo tipo di società futura. Ma una parità materiale potrà verificarsi solo in una società che consuma intelligentemente e se sarà dato a ciascuno una pienezza maggiore tanto da non avere più desideri egoistici come apparire il migliore, il più alto, il più forte, il più ricco, il più intelligente di tutti gli altri.

Questo potrà verificarsi solo mediante un completamento spirituale nel quale l’uomo scoprirà il livello superiore dell’esistenza – il livello d’ “Uomo”. Occorrerà già ora spiegargli tutto ciò anticipatamente, anche se non desidera tanto capire queste cose. Poichè la vita gli rivelerà gradatamente che lo sta conducendo proprio a tutto ciò.
[56599]

Materiale correlato:

Laitman blog: Non sarà possibile correggere il modello economico
Laitman blog: La crisi del debito si aggrava

Come sarà individuato il futuro governo?

L’opinione del futurista Yan Pirson : “Le tecnologie avanzate costringeranno il governo a modificarsi. La diffusione dell’Internet e delle reti sociali hanno sminuito tutto l’apparato dei confini geografici conferendo ai privati cittadini un nuovo potere. I governi stanno scoprendo dovunque la neccessità di dare maggiori resoconti al pubblico. I limiti territoriali della loro giurisdizione si sta manifestando sempre più chiaramente.

Ciò nonstante, si avranno ancora governi geografici, e la comunicazione fra il governo ed il cittadino potrà migliorare. Ma se per loro, fosse veramente importante, ciò che noi pensiamo, avremmo allora tutta la probabilità di riuscire a trasformare la democrazia rendendola maggiormente sensibile all’opinione pubblica. Possiamo creare una base- dati, nella quale ciascun cittadino potrà introdurre in forma anonima le sue preferenze su importanti temi- in questo modo il governo potrà sempre sapere cosa desiderano gli elettori. I referendum saranno immediati.

Nei regimi democratici spesso la costituzione di un governo è il risultato di un compromesso, e non conviene permettere alla democrazia di andare oltre consentendo in questo modo a ciascuno di decidere su ogni cosa.

I governi muteranno in maniera estrema. Saremo costretti ad allargare la cooperazione globale in svariati campi. Può darsi che non si costituisca un governo di unità  nazionale globale, ma varie parti di questo puzzle inizieranno ad unirsi come un unica immagine”.

Il mio commento: Lo sviluppo della società, precisamente come lo sviluppo di ogni parte della natura, si attua secondo le obbiettive leggi della natura . Quindi, non occorre indovinare- la natura ha un preciso e concreto progetto quello di condurci ad un sistema di rapporti integrali e globali. L’internet sarà uno dei mezzi determinanti di questa evoluzione. Certamente la base di tutti i mutamenti sarà il graduale passaggio da un economia di transizione ad un economia di un nuovo mondo.

Materiale correlato:

Laitman blog: L’adattatore tra me e il Nuovo Mondo
Laitman blog: Mondo nuovo portato alla rovina