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Perché sempre più Americani hanno smesso di cercare Dio?

La fede in Dio è un segno forte della perseveranza della religiosità americana nel corso degli anni. Ma un nuovo studio ha rilevato che la fede in Dio è crollata all’81%, un minimo storico dal 2017, quando la percentuale era più alta di sei punti. Come si può interpretare questo cambiamento significativo?

Lo studio condotto da Gallup (una società che dal 1944 dispone di vasti database che le permettono di tracciare i processi di cambiamento in America) ha mostrato che la credenza in Dio si è affievolita soprattutto tra la popolazione americana giovane, mentre tra le persone sposate, gli adulti, le donne e coloro che non hanno frequentato il college, la credenza in Dio era più diffusa. Le differenze più evidenti riguardano l’ideologia politica: il 72% dei Democratici ha dichiarato di credere in Dio, rispetto al 92% dei Repubblicani.

Perché i liberali credono meno e i repubblicani di più? Tutto dipende dall’educazione e dall’impatto dell’ambiente in cui si vive. Perché gli adulti credono di più dei giovani? Perché sono stati abituati fin dalla prima infanzia; e perché chi è sposato è più stabile nella sua fede in un potere superiore? Perché credere in Dio li aiuta, li mette al riparo dalla instabilità, il che è positivo e dà sicurezza alla vita familiare.

Se un tempo le chiese e le sinagoghe erano un centro di pellegrinaggio per gli Americani, oggi è possibile scoprire una moltitudine di mondi nuovi e stimolanti da qualsiasi luogo, premendo un pulsante. Questo sembra essere più interessante di un astratto potere divino supremo. Oggi si celebra la confusione e la mente spazia.

La domanda più grande è: qual è la causa principale del venir meno della fede in Dio tra gli Americani? La risposta risiede fortemente nelle influenze della società, da Elon Musk e le sue iniziative tecnologiche a Mark Zuckerberg e i suoi popolari social network. Ogni settimana si susseguono innovazioni e invenzioni frutto del lavoro di imprenditori internazionali e influencer della rete che ruotano intorno all’opinione pubblica. Ogni giorno notizie sensazionali ci riempiono gli occhi, false o vere non importa. Ogni momento è pieno di spunti per catturare la nostra attenzione. Dov’è il tempo per riflettere su Dio e sull’eternità?

Se Dio è da qualche parte in cielo e noi siamo qui, che legame può esserci tra noi e perché dovremmo relazionarci con Lui? Se una volta il pubblico era solito leggere la porzione di Torah della settimana o sfogliare le pagine della Bibbia, oggi chi ha tempo per farlo nella nostra sovraccarica agenda? È più comodo, accessibile e divertente navigare sul web e ottenere risposte immediate, non è vero?

Se una persona non ha bisogno di Dio e non ne sente la mancanza, allora non pensa affatto a Lui. Solo quando una persona soffre profondamente, per una grave malattia, per la vecchiaia o per qualsiasi altra grande afflizione, comincia a chiedersi chi governa veramente il mondo.

Nei momenti di sconforto, anche le persone più laiche si trovano a riflettere sulla Forza Superiore. Se la morte non avesse fatto capolino dietro l’angolo, gli esseri umani non avrebbero pensato di alzare la testa e guardare. Per natura, preferiamo immergerci nella materialità che il mondo circostante ha coltivato, fluire con il terreno e il familiare, non aggrapparci al celeste e all’ignoto.

Il Dio di oggi è espresso e plasmato dalle aspirazioni e dai sogni a cui è appesa la nostra vita, il nostro futuro e le nostre speranze. Il Creatore non rappresenta un essere soprannaturale distante e distaccato, ma piuttosto il grado successivo a cui dobbiamo arrivare nella nostra aspirazione a scoprire una conoscenza superiore.  Il Creatore è l’attributo dell’amore e della dazione. Noi siamo l’opposto di questo tratto, separati l’uno dall’altro e concentrati nell’interesse egoistico, e quindi percepiamo il mondo materiale con tutti i suoi “idoli”. Ma se ci sforziamo di prenderci cura l’uno dell’altro, riveliamo una forza positiva, la Forza Suprema tra di noi.

La parola ebraica “Creatore” (Bo-reh) è composta dalle parole “Vieni” e “Vedi”, che rappresentano un invito personale a venire a sperimentare il mondo spirituale, a scoprire il Creatore dentro di noi. La scelta è nostra.

Il nostro futuro è oggi

Il tempo che trascorriamo con noi stessi è di solito l’occasione per una profonda introspezione. Cosa pensiamo quando siamo soli è la questione che un nuovo studio ha cercato di indagare. Un recente lavoro approfondito su questo argomento ha scoperto che quando una persona è sola, pensa al passato o al futuro, mentre con un amico o anche con un gruppo di persone, si concentra sul presente.

Una nuova ricerca condotta dal Dipartimento di Psicologia della Bar-Ilan University in Israele ha scoperto che  quando siamo soli tendiamo a rifugiarci nel passato o a fantasticare sul futuro. La ragione è semplice: non abbiamo controllo sul nostro ambiente. Pertanto, possiamo viaggiare in qualsiasi momento e saltare avanti e indietro tra pensieri sul passato e fantasie sul futuro.

Invece, quando abbiamo delle persone intorno, ma anche se solamente avvertiamo la loro influenza, ci connettiamo immediatamente con il presente, con il qui ed ora. Anche senza dire una parola, le persone che ci stanno intorno sollevano in noi delle domande fondamentali.

Il momento presente porta con sé un importante potenziale di introspezione riguardo al sapore della vita. Devi confrontarti con te stesso sul momento, su cosa ti serve per cambiare la tua vita.  È il tempo in cui operiamo il libero arbitrio. È per questo che il tempo presente è il più complesso da affrontare e preferiamo piuttosto viaggiare nel passato o fare speculazioni sul futuro.

Vivere il presente e perseverare nella sua presenza è un problema complesso. Possiamo riuscirci se teniamo a mente lo scopo della creazione, che è quello di scoprire e aggrapparsi al datore della vita. Scoprire il Creatore, il potere supremo della natura, e assorbire le Sue qualità buone e benefiche.

Il presente si rinnova ogni istante. Abbiamo quindi bisogno di un ambiente capace di guidarci, che ci aiuti ad affinare le domande giuste riguardo all’esistenza e che non ci faccia perdere un minuto in digressioni nel regno del passato o evasioni in un ipotetico futuro.

Se scegliamo il giusto ambiente che sia consapevole dello scopo della Creazione, ci imbattiamo costantemente in domande come: Qual è lo scopo della nostra vita? Dove vogliamo andare? E come possiamo usare in un modo appropriato il momento presente?

Se rinunciamo a padroneggiare il momento presente, continueremo ad essere immersi in ciò che era e ciò che sarà. Ma se ci dedichiamo con ogni nostra forza, alla ricerca del vero significato della vita e se adoperiamo il libero arbitrio per aggrapparci alla Forza Superiore, useremo sia il passato che il futuro in modo saggio. Sapremo giustificare e legittimare le azioni della Forza della Natura in ogni esperienza passata, acquisendo fiducia nel futuro. Quindi perché dovremmo preoccuparci del domani se possiamo fare affidamento sulla Forza Superiore nel momento presente?

Quando sviluppiamo un punto di vista spirituale riguardo alla realtà, non percepiamo più la nostra vita come un fenomeno temporaneo di passaggio sulla terra ma ci innalziamo oltre il rumore del tempo; si è scoperto che il tempo esiste solo affinché noi possiamo sintonizzare correttamente le nostre manopole percettive.

Giocare ad essere Dio

La vita è piena di giochi. Animali, bambini, neonati, tutti giocano. Quando diventiamo adolescenti, si iniziano giochi diversi, che diventano incredibilmente sofisticati con il passare degli anni. Ci rivestiamo di personaggi che ammiriamo o che ci influenzano, ma nel processo, perdiamo contatto con chi siamo veramente.

I giochi sono un mezzo naturale di sviluppo. Ci aiutano a prepararci per il prossimo livello di sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e spirituale. Crescendo, cominciamo a sentire che dobbiamo nascondere il nostro vero io e costruire un personaggio che sarà popolare. Così iniziamo a dimenticarci chi siamo.

Mentre cresciamo, sviluppiamo personaggi nuovi per ogni fase della nostra vita. Costruiamo un personaggio quando siamo con gli amici, un personaggio per stare a casa con la famiglia, uno per essere genitore, uno quando siamo al lavoro, con estranei, o dovunque andiamo. Alla fine anche quando siamo soli e non dobbiamo metterci nessuna maschera, non sappiamo che personaggio rivestire perché non siamo più abituati ad essere semplicemente noi.

A volte la notte, prima di addormentarci, una domanda si insinua nella nostra mente: “chi sono io”? Conosco veramente chi sono senza tutte le maschere che ho indossato per tutta la mia vita? E cosa più importante, riuscirò a ritrovare me stesso? 

La risposta a questa domanda è che è possibile, ma ad una sola condizione. Devi giocare ad un gioco speciale per questo, e rivestire un personaggio speciale: devi giocare ad essere Dio. Dio non è una specie di Santo seduto su una nuvola, o un’entità che governa l’universo. Dio, chiamato anche Creatore, è una qualità, un attributo: Dio, è la qualità di dare in assoluto e prendersi cura degli altri. Solo la qualità del bene assoluto può generare qualcosa, poiché tutto il resto sembra rivolto all’interno, per compiacere se stessi, invece che all’esterno, per costruire un essere nuovo ed indipendente. 

Così come una madre genera la vita attraverso il suo amore, il Creatore genera la vita attraverso il Suo amore. Se vogliamo trovare noi stessi, dobbiamo giocare ad essere il Creatore, in uno stato di dare assoluto e prenderci cura degli altri.

Può sembrare imbarazzante, all’inizio, ma lo stesso vale per ogni personaggio di cui ci vestiamo. Così, come ogni personaggio diventa naturale dopo un po’ di tempo, lo diventerà anche il personaggio del donatore.

Giocare ad essere Dio significa arrivare ad essere simile alla qualità di dare, la qualità che genera tutta la vita. E’ il gioco più complicato e più intricato di tutta l’esistenza. Ma anche il più gratificante.

Non ci sono perdenti in questo gioco, perché puoi giocare quanto vuoi finché non vinci. Quando vinci diventi il personaggio a cui stai giocando. In altre parole, la qualità di dare diventa una seconda natura, una nuova natura che metti al di sopra della tua natura originale, e tutte e due esistono dentro di te.

Una volta che hai ottenuto quest’altra natura, la tua percezione si espande fino ad includere tutta la realtà. All’improvviso capisci perché tutto accade, perché vedi le cose dalla stessa prospettiva che ha creato tutto e sostiene tutto. Capisci non solo il presente, ma anche il passato e il futuro, e il “tempo” acquisisce un significato tutto nuovo. Così come la nostra percezione diventa illimitata, così diventa la nostra esistenza e la vita e la morte diventano fasi di sviluppo, mentre noi trascendiamo entrambe e diventiamo onnipresenti ed onniscienti come la qualità che ha generato e sostiene il mondo.

C’è un Dio o no?

Domanda: Come si risponde alle domande interiori sull’esistenza di Dio? Esiste o no? Se la pone questa domanda?

Risposta: No, non me la pongo. Dio non c’è.

Domanda: Come si risponde ad una tale domanda?

Risposta: Se Dio non c’è, non c’è domanda.

Domanda: Abbiamo forse bisogno di trovare qualcos’altro, qualche legge o qualcosa? Come può essere che non ci sia nulla e che è tutto qui?

Risposta: Chiama Dio l’universo e la sua legge fondamentale che include assolutamente tutto. Chiamalo il Bore’.

C’è una forza, una forza essenziale, eterna e perfetta al di là della nostra comprensione di cui non conosciamo il meccanismo. La Kabbalah sintetizza ciò e dice: “Solo dopo una correzione completa tali qualità emergeranno in te e ti permetteranno di elevarti e iniziare ad esplorare il Bore’ stesso. In tal modo, potrai analizzare la forza superiore del mondo che governa te e l’intero mondo materiale.”

Per piacere indagala, raggiungi i suoi livelli e poi ne parleremo. Dopo tutto, oggi non sarai capace di comprendere cosa stia accadendo perché hai bisogno di una mente diversa, di sentimenti diversi e di qualità diverse.

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Dalla trasmissione di KabTV “Ask a Kabbalist”, 31/12/2018

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Scoprire il campo del Creatore

Domanda: La parola “Creatore” mi confonde molto. È un uomo anziano o qualcos’altro?

Risposta: Perché dovrebbe essere anziano? Forse è giovane e bello…

Seriamente, però, concordiamo sul fatto che c’è una forza superiore nell’universo, che include assolutamente tutta la natura e tutto ciò che accade all’interno di essa. Questa forza superiore si chiama il Creatore.

Non ha nulla a che fare con il nostro mondo, con i nostri corpi e con la nostra immagine. È solo una forza. Immagina una forza elettrica o magnetica o un campo. La stessa cosa succede qui.

Un campo che include assolutamente ogni cosa al suo interno è chiamato il Creatore perché crea, opera e agisce. Dobbiamo aprire questo campo. Ci siamo dentro, ma non sentiamo il suo effetto su di noi. Pertanto, devo in qualche modo cambiare me stesso in modo da poterlo sentire.

Cosa bisogna fare? Si dice che se crei un gruppo in cui ti avvicini ai tuoi amici, allora in questa azione di dazione inizierai a sentirti più vicino a questo campo o più lontano da esso. Questo è molto simile all’interazione delle cariche elettriche in un campo magnetico. Questo è il principio del suo dipanarsi.

Conclusione: Abbiamo bisogno di un gruppo così ché, con il suo aiuto, possiamo scoprire il campo del Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 16/02/2020

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L’importanza della scienza della Kabbalah

Baal HaSulam, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”: “Questa saggezza non è né più né meno che una sequenza di radici, che scendono attraverso causa ed effetto, secondo regole fisse e determinate, intrecciate ad un unico, elevato obiettivo descritto come “La rivelazione della Sua divinità alle Sue creature in questo mondo””.

La saggezza della Kabbalah è destinata agli esseri creati in questo mondo al fine di guidarli alla realizzazione del Creatore secondo leggi assolute e fisse, che portano gradualmente le persone al Suo raggiungimento, sentimento, percezione e infine all’adesione con Lui, il che significa alla rivelazione completa del Creatore.
E chi è il Creatore? È la più alta e generale forza integrale della natura, che include tutta la creazione.

Questo è il motivo per cui la comprensione di questo stato ci consente di capire cosa sta realmente succedendo e di rispondere correttamente a ciò che il Creatore, la natura, sta operando con noi e ciò che possiamo fare con essa.

Attuando la saggezza della Kabbalah, possiamo vedere la nostra partecipazione alla creazione, alla natura. Dopotutto, la Kabbalah è la scienza della natura, di tutto ciò che è stato creato, compresa la radice, cioè il Creatore.

Ciò significa che studiare questa scienza, specialmente ai nostri tempi, è davvero essenziale. Questo è ciò verso cui ci spinge la nostra evoluzione e accade attraverso un costante aumento della sofferenza e della mancanza di comprensione per costringerci a conoscere il Creatore, a rivelarLo, a capire quanto sia cruciale per noi essere in contatto con Lui.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 26/01/2020

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Il Creatore è la sola realtà

Domanda: Noi ci troviamo all’interno di una realtà integrale insieme al Creatore?

Risposta: No, affatto, noi non siamo una singola realtà con il Creatore. La sola realtà è il Creatore stesso. Noi esistiamo al di fuori di Lui.

Viviamo come se fossimo un fantasma, o qualche genere di “spirito”, che presumibilmente esiste al di fuori del Creatore allo scopo di cominciare a sentire se stesso, di posizionare se stesso correttamente rispetto al Creatore e di avvicinarsi a Lui.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/03/2019

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Perché dovremmo unirci?

Domanda: “Natura” e “Creatore” in Gematria hanno lo stesso valore numerico. Possiamo chiamarli “Natura”, possiamo chiamarli “Creatore”, possiamo
chiamarli “leggi della natura” o “leggi o comandamenti del Creatore”. Tutte queste definizioni sono la stessa cosa. Qual è lo scopo della natura?

Risposta: La Natura ha un unico scopo: portare le creazioni a determinare gradualmente, attraverso il proprio sviluppo, che l’unione reciproca fra le persone e con la natura, è lo stato migliore. Per questo motivo la Natura ci ha creati appositamente come se fossimo stati respinti da lei, nella coordinazione opposta al sistema integrale della natura.

Domanda: Ne consegue che ci sono due generi di tendenze o due forze che ci sviluppano. La prima forza emana e integra, la seconda riceve e risucchia, e così via su tutti i livelli.

In questo livello inanimato, gli atomi si uniscono in molecole e queste molecole si combinano in più complessi organismi. La stessa integrazione prende posto sul livello umano in cui piccole popolazioni tribali si integrano in metropoli.

Dall’altro lato, noi vediamo che c’è una costante crescita di egoismo. Ciò significa che la materia diventa costantemente sempre più complessa, diversa, divisa e migliorata. Perché è importante comprendere queste due direzioni? Perché dovremmo unirci?

Risposta: Dobbiamo unirci per diventare come la natura generale. Essa è integrale e globale in tutte le sue manifestazioni. Vediamo che sebbene le galassie
si allontanino, le stelle esplodano, i pianeti si formino, tutto questo accade in una tendenza generale.

Prima di tutto, ogni cosa è interconnessa. Tuttavia, se da qualche parte nell’universo qualcosa accade anche alle più piccole particelle, allora quasi l’intero universo lo sente. Dopo tutto, ogni cosa proviene da una radice e sotto l’influenza di una forza chiamata “Big Bang”.

Qualunque cosa accada, ogni fenomeno ha la sua radice che proviene dal Big Bang. Ogni cosa si diffonde dal Big Bang verso l’esterno. Così, tutte le parti della materia, conosciute e sconosciute a noi a tutti i livelli, tutti gli eventi, tutte le leggi, sono interconnesse.

In cosmologia, questo processo che accadde dopo il Big Bang è chiamato “il processo di grande unificazione in cui tutti gli elementi cominciano a connettersi, integrarsi e a formare ogni genere di materia”.

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Dalla trasmissione di KabTV “Un’analisi sistematica dello sviluppo del popolo d’Israele”, 24/03/2019

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Di cosa è fatta la percezione della realtà?

Domanda: Lo scopo della natura è quello di sviluppare tutte le sue parti dallo stato di opposti polari sino a metterle insieme. Perché è così? Qual è il significato di tale sviluppo?

Risposta: Solo in questo modo riveliamo tutto. La nostra realizzazione consiste nella differenziazione e nell’integrazione di tutte le parti di ciò che osserviamo.

Nota: Vediamo che la nostra natura, il nostro desiderio di ricevere, è in continua evoluzione, diventa sempre più potente e più egoista.

Il mio commento: Allo stesso modo, in noi si sta sviluppando la capacità di integrare questo, di catturare l’interconnessione tra tutte le parti.

Questo è ciò su cui si basa la nostra percezione della realtà.

Ma la successiva consapevolezza kabbalistica della realtà è che non esiste una realtà in quanto tale. Noi proiettiamo solo le nostre proprietà interiori sulla luce superiore, sentiamo e consideriamo questa immagine, che noi stessi creiamo con i nostri sentimenti, come il mondo in cui esistiamo.

Domanda: “Luce Superiore” è un nuovo termine. Perché i kabbalisti nelle loro fonti lo usano al posto del concetto di “Creatore”?

Risposta: Il Creatore/Luce Superiore è la proprietà della dazione e dell’amore e quindi la associamo alla luce del sole, alla luce della mente, a qualcosa di più elevato.

Sullo sfondo della luce superiore, le proprietà della dazione e dell’amore, tutti i nostri desideri egoistici dipingono un’immagine vivente tridimensionale di questo mondo. Ma in realtà non esiste. Stiamo solo osservando le nostre caratteristiche interiori.

Pertanto, nella misura in cui ci stiamo avvicinando sempre di più alle proprietà della Luce Superiore, questo mondo si dissolve e diventa sempre più sfuggente, finché non ci troviamo nella luce assoluta.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 10/12/2018

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La realizzazione è nella reciproca connessione

Domanda: Nel nostro mondo esiste una vasta gamma di tutti i tipi di sentimenti, ad esempio l’amicizia o l’amore. Ma per provarli, devo avere qualcun altro con cui relazionarmi. Non posso provare amore o amicizia se non c’è nessuno oltre a me stesso. Lo stesso vale per il Creatore. Egli è la forza che viene percepita nella giusta connessione tra le altre persone?

Risposta: Certo, tutto viene percepito nel livello materiale. Ho bisogno dell’interazione con altre persone, con il gruppo.

Domanda: Il Creatore è una forma astratta che è impossibile sentire se non si veste di una forma materiale?

Risposta: Sì. Il Creatore mi appare come un gruppo di persone connesse fra loro dall’amore e dal sostegno reciproci. Quindi, la forza che esiste fra loro, non in ciascuno di essi singolarmente, ma fra tutti loro assieme, può essere chiamata “il Creatore”.

Domanda: Significa che il potere dell’amore non esiste al di fuori della connessione di più persone?

Risposta: Giusto. Non esiste.

Domanda: La saggezza della Kabbalah afferma che l’essenza del Creatore è irraggiungibile come l’essenza di tutti gli oggetti e fenomeni nel nostro mondo. Cosa significa “La Sua essenza è irraggiungibile”?

Risposta: Che è connessa al metodo del conseguimento. In realtà, non otteniamo nulla come “un singola cosa in sé”, ma possiamo ottenere solo qualcosa dal nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Il graduale accumulo di impressioni positive o negative che mi dissuadono o mi avvicinano a diversi oggetti, che si suppone siano al di fuori di me ma si integrano in me, mi permettono di sentire come costruisco il mio organo di percezione.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 10/12/2018

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