Pubblicato nella 'Corpo e anima' Categoria

Quando le persone si ricordano di te?

Domanda: Ci sono persone che sono morte e nessuno le ricorderà mai. E ci sono persone che studiamo, ricordiamo e delle quali commemoriamo persino le date della nascita e della morte. Questo ha un significato?

Risposta: No. Non direi che è meglio quando le persone si ricordano di te. Chi ti ricorda? Piccoli egoisti. Forse famosi scienziati o scrittori hanno fatto qualcosa per l’umanità, ma niente per la correzione delle anime.
Commento: Tuttavia, le persone ne parlano costantemente e le studiano.

La mia risposta: E allora? Questo fa sentire meglio le persone moderne che le studiano? Correggono la natura e se stesse attraverso questo? Questa è la cosa principale. E quello che scrivono sono puramente storie.
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Dalla trasmissione di KabTV “L’era del post Coronavirus”, 14/05/2020

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La vita e la morte: il ciclo circolare del desiderio nella natura

Domanda: Ho capito bene: la morte esiste perché le persone siano portate a riflettere sul significato della vita?

Risposta: In generale, si. Se ci fossero altre forme di prosecuzione della vita, anziché la morte, allora certo le persone si sentirebbero completamente diverse. La presenza della morte determina tutta la nostra visione del mondo.

Domanda: Cosa ci può dire della morte clinica? I processi di cui si fa esperienza, sono illusori? E perché le immagini e le sensazioni di morte clinica sono simili in molte persone?

Risposta: E’ naturale perché esistiamo in corpi fisici simili, e quindi i processi che avvengono in noi durante l’estinzione di certi meccanismi del nostro sistema biologico sono simili e danno la stessa lettura.

Domanda: E’ un’illusione la morte clinica?

Risposta: Parzialmente. Perché il desiderio in sé non può morire. Solo la forma di questo desiderio, chiamato corpo, scompare.

Domanda: Come l’acqua cambia il suo stato, che può essere gassoso, liquido o solido. Così una persona può cambiare lo stato della propria esistenza?

Risposta: Il punto è che sia il processo della vita che quello della morte sono espressi in relazione ad ogni persona. Nulla accade veramente. E’ solo nei confronti delle persone che il desiderio attraversa tali forme di trasformazione quando ci sembra che ognuna di esse viva, muoia, nasca e così via. C’è un circuito del desiderio in natura.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’era del post Coronavirus”, 14/05/2020

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Come è nata la vita?

Domanda: “Biologia” tradotto dal greco significa “studio della vita”. Ma questa scienza non ha idea da dove provenga la vita sulla terra. Lei sa come è apparsa la vita e di cosa si tratta?

Risposta: La vita è una forma speciale di coscienza. È emersa dal desiderio originariamente creato.

A poco a poco, questa forza del desiderio si sviluppò a tal punto che iniziò a sentire di esistere, a svilupparsi e a morire parzialmente nelle sue varie metamorfosi.

Domanda: Quindi c’è una sorta di forza che ha creato il desiderio di vita. Da dove veniva la morte allora?

Risposta: Un desiderio che non viene realizzato o che non può realizzarsi si sente morire. Cioè, la morte è l’assenza della realizzazione di un desiderio. Se si sente pieno, allora sente la vita.

Come spiegato nella scienza della Kabbalah, la forza della luce ha creato un desiderio e lo riempie. Sotto l’influenza della luce, il desiderio è in continua evoluzione. La luce è primaria e il desiderio è secondario.

Domanda: In linea di principio, si può studiare tutto questo?

Risposta: Ovviamente, non ci sono segreti qui.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’era del post Coronavirus”, 14/05/2020

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Comprendere il vero valore della vita

Domanda: Da un lato, il Coronavirus ha mostrato quanto sia alto il valore della vita umana e dall’altro, quanto sia facile infliggere dolore. Come adattarsi a questi due opposti?

Risposta: Questo è ciò che accade sempre nella vita. Da un lato, non ha prezzo; d’altra parte, è inutile. Non possiamo risolvere questo paradosso finché non capiamo il vero valore della vita.

Esso non è al livello animale, ma piuttosto al livello spirituale, che è superiore a quello corporeo perché è eterno, perfetto. Solo lì possiamo confrontare, correlare e soppesare le nostre vite ed aspirazioni.

Non sappiamo davvero nulla sulla nostra vita terrena. Non conosciamo il significato delle nostre azioni o il significato del nostro comportamento. Non sappiamo cosa ci stia realmente accadendo. Sembra che viviamo, ci alziamo, andiamo al lavoro, andiamo a casa, abbiamo degli hobby e alleviamo bambini. Cosa facciamo in questa vita? Niente.

Solo se vogliamo seriamente conoscere il significato della vita e iniziare a costruire le nostre vite basandoci su questo e in conformità con esso, allora possiamo davvero dire che esistiamo.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/05/2020

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Cosa rimane di una persona dopo la morte?

Domanda: Perché le persone non vivono un maggior numero di anni o un tempo illimitato? Perché cambiare corpo?

Risposta: Se anche vivessimo mille anni, avremmo comunque fretta di fare qualcosa, perché la vita avrebbe un limite. Al contrario se vivessimo un tempo illimitato, non sentiremmo di essere soggetti ad alcuna forza, ai limiti del tempo.

Supponiamo di esistere come un organismo che semplicemente esiste, senza inizio e senza fine. Non possiamo neanche immaginare un simile stato, perché tutto è calcolato: esistenza – assenza – esistenza – assenza; cioè ogni secondo qualcosa nasce e qualcosa muore. La morte è un bene, perché la morte ci spinge a comprendere la vita.

Domanda: Cosa resta di una persona che ha vissuto un certo numero di anni?

Risposta: Le informazioni sensoriali stanno nel cuore e nella mente. La misura in cui una persona è avanzata rispetto alle altre, l’entità del riavvicinamento tra sé e gli altri per portare tutti più vicino al Creatore. Questo è ciò che resta di una persona.

Solo questo resta da un punto di vista qualitativo, poiché la connessione è lo scopo della creazione.

Lo scopo della creazione è connettere l’umanità in un tutt’uno. Non in un singolo pezzo di carne ma in un unico desiderio, che consiste di molti desideri diversi ma che sono tutti rivolti in modo tale da aiutare la connessione degli uni con gli altri.

Domanda: Cioè sono tutti connessi nel desiderio di rivelare il Creatore?

Risposta:

Domanda: Dunque se una persona fa questo durante la sua vita, allora i suoi sforzi, esperienze e sentimenti restano e proseguono?

Risposta: Tutto questo rimane.

Domanda: Anche se una persona sta già facendo questo ma non ha raggiunto l’obiettivo, perché quella persona deve morire e rinascere in un altro corpo?

Risposta: Non dipende dalla persona ma piuttosto dalla condizione generale dell’umanità.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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Cerchiamo la cura contro il virus

Il Coronavirus ci sta facendo capire che tutte le nostre attività non sono realmente necessarie e che tutta la nostra vita non è stata orientata nella giusta direzione. L’educazione che abbiamo ricevuto e che stiamo passando ai nostri figli è sbagliata. Bisogna capire che il mondo deve esistere in un modo nuovo: sulla base dell’unificazione.

Possiamo raggiungerlo perché esiste il metodo della Kabbalah. La forza superiore ci manda intenzionalmente vari ostacoli in modo da abbandonare le nostre attività inverosimili e iniziare a costruire la vita in un modo nuovo in cui non c’è differenza tra questo mondo e quello spirituale e la differenza tra vita e morte scomparirà…cioè, non ci sarà la morte. La morte sarà solo per il desiderio di ricevere: è così che la percepiremo.

Sono certo che ci riusciremo. La cosa principale è progredire giorno dopo giorno con comprensione, consapevolezza, buona connessione tra noi e aumentando i desideri dell’umanità al Creatore. Anche se le loro richieste derivano dalla paura del Coronavirus, assorbiamo questi desideri, li innalziamo al Creatore e gli chiediamo la medicina.

Per me non importa quale medicina ci darà il Creatore, non gli dico quale medicina dovrebbe essere: contro il virus o contro il nostro egoismo. Scopriamo quindi che è la stessa cosa: non esiste altro parassita oltre al nostro egoismo. È solo che ora appare come un virus.

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Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31/03/2020, “L’Arvut”

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Perché dobbiamo rinascere?

Domanda: E’ possibile dire che, a parte il costante rinnovamento di Reshimot (dati genetici informativi), una persona ha bisogno di cambiare il proprio corpo fisiologico dopo qualche decina di anni, per rinascere in un ambiente diverso e connettersi con anime diverse, persone diverse?

Risposta: Sì, è necessario.

Domanda: Quindi ho capito bene?

Risposta: Più o meno. Nel nostro mondo, non possiamo usare il nostro vocabolario per esprimere ciò che sta realmente accadendo nel mondo spirituale. Tuttavia, puoi anche immaginarlo in quel modo. Almeno, la verità è che per questo motivo iniziamo a fare un calcolo: cosa mi succede, cosa dovrei fare?

Domanda: Una persona deve morire in modo che la conoscenza e l’esperienza che ha acquisito in questo mondo passino ai sentimenti? Ad esempio, Baal HaSulam fa un esempio con il grano: il grano deve marcire in modo che un nuovo germoglio crescerà da esso.

Risposta: Sì. È giusto. In questo modo, c’è una transizione dalla qualità alla quantità o, viceversa, dalla quantità alla qualità. Una persona vive da 80 a 100 anni e tutto ciò che ha acquisito, tutte le sue esperienze, si reincarnano nei suoi discendenti.

Domanda: Dove si trova tutto questo?

Risposta: I dati informativi esistono nel campo informazioni intorno alla persona.

Domanda: Questo campo è comune a tutti o ognuno ha il suo?

Risposta: Ognuno ha il suo campo personale e poi c’è un campo comune che ci guida tutti. Vediamo anche nel nostro mondo come ci stiamo sviluppando: tutta l’umanità è attratta da qualche parte, ma ognuna ha il proprio destino personale.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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La vita e la morte dal punto di vista della Kabbalah

Domanda: Per migliaia di anni di sviluppo della civiltà umana, ci sono state molte credenze di ogni tipo. È sorprendente ma vero che quasi tutte le credenze parlino della vita dopo la morte. Tutti ci credono. Cosa dice la Kabbalah a riguardo?

Risposta: La Kabbalah afferma che la vita non è né l’esistenza del nostro corpo proteico e neppure la sua morte; il nostro corpo viene riempito con la forza superiore indipendentemente dallo stato in cui si trova.

In altre parole, abbiamo l’opportunità di acquisire la volontà di dare, al di fuori di noi stessi, della nostra esistenza, del nostro egoismo. Quando una persona esce da se stessa e vuole soddisfare gli altri, allora in questo stato riceve un riempimento dall’alto per trasmetterlo agli altri. Quel riempimento che passa attraverso di lei agli altri è la vita.

Il mio desiderio di soddisfare qualcuno al di fuori di me si chiama vita. Io voglio soddisfare quasi tutti. Se mi relaziono con gli altri e attraverso loro con il Creatore in questo modo, allora mi attraversa una grande luce e questa luce, che mi riempie, si chiama vita.

Domanda: Allora cos’è la morte?

Risposta: Nel mondo spirituale, la morte è una caduta dalla qualità di dazione alla qualità di ricezione. Cioè, il desiderio di ricevere per se stessi, di rinchiudersi in tutti i tipi di piaceri, è la morte spirituale.

Domanda: Significa che se ora siamo nel desiderio di ricevere, siamo morti dal punto di vista del mondo spirituale?

Risposta: Dal punto di vista del mondo spirituale non siamo morti, non esistiamo affatto.

Domanda: Una persona determina da sola se è viva o morta nel mondo spirituale?

Risposta: Sì. Se essa ha raggiunto lo stato di vita e poi perde questa qualità e la luce scompare, lei dice: “Ora sono nello stato di morte”.

Nel frattempo, non siamo in nessuno dei due stati. Per quanto riguarda gli stati spirituali, siamo considerati animali, non persone.

Domanda: E’ possibile affermare che potenzialmente esistiamo?

Risposta: Sì. Possiamo raggiungere un livello spirituale e diventare persone, ma finora non abbiamo questo dentro di noi.

Domanda: Qual è la radice spirituale della morte?

Risposta: E’ una transizione verso uno stato diverso. Tuttavia, non è veramente morte. In effetti, non esiste la morte. Noi consideriamo la morte come l’assenza della volontà di dare, che è la natura del Creatore. Quando essa si manifesta in noi, la chiamiamo vita.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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L’anima ha un genere?

Domanda: L’anima ha un genere? Ad esempio, se una persona in questa vita è una donna, la sua anima nella prossima vita sarà rivestita da un corpo femminile? O non è così?

Risposta: Diciamo che è così.

Domanda: Cosa dice la Kabbalah a riguardo?

Risposta: La Kabbalah non tratta affatto questi concetti perché il nostro mondo è illusorio e viene percepito da noi nei nostri organi sensoriali.

Nota: Ma stavamo parlando delle anime, del fatto che questo fascio di energia subisce tutti i tipi di metamorfosi e si veste costantemente in un qualche tipo di corpo fino a quando non arriva alla correzione finale.

Il mio commento: Per semplificare, diciamo che un’anima maschile si veste in un corpo maschile e un’anima femminile in un corpo femminile.

Domanda: Questo fascio di energia o questo insieme di qualità sono unicamente per le persone? Oppure possono rivestirsi in alcune forme inferiori di materia?

Risposta: No, in nient’altro. Questo non è Induismo.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 31/12/2018

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La vita dopo la morte

Nota: In tutti i tipi di insegnamenti mistici, la vita dopo la morte è spiegata con dovizia di particolari. Nelle religioni è abbastanza semplice poiché descrivono la stessa vita che conduciamo qui, con gli stessi problemi. Cioè, tutto ciò che è familiare a una persona qui, viene trasferito nell’aldilà.

Con la lettura delle fonti kabbalistiche è molto difficile capire cosa accade. Non è spiegato praticamente nulla sulla reincarnazione.

Mio Commento: Non è che i kabbalisti non vogliano parlarne, ma è impossibile farlo.

Una persona arriva gradualmente a questo da sé e inizia a sentire qualche tipo di movimento all’interno, perché le sensazioni, la conoscenza e tutti i tipi di definizioni, si stanno raccogliendo in lei poco a poco. E ancora… quando ciò si verificherà davvero internamente, saremo incapaci di trasmetterlo correttamente a qualcuno. Perciò è scritto: “Ciò che sarà rivelato a te, lo vedrai tu e nessun altro”.

Domanda: Quindi, significa che è impossibile spiegare, mostrare o parlare ad una persona riguardo alla vita dopo la morte?

Risposta: No, ma comunque esiste.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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