Pubblicato nella 'Bambini' Categoria

Perchè non ci ricordiamo il momento della nascita.

Gli esseri umani sono emotivi. Le sensazioni ci guidano, determinano i nostri pensieri, le nostre decisioni nella vita e il nostro giudizio. Qualsiasi cosa facciamo, la facciamo per sentirci bene o per evitare sensazioni negative. Le emozioni sono così centrali per il nostro essere che determinano persino la nostra memoria. Allora perché non ricordiamo il momento più critico della nostra vita, il momento della nascita? Infatti non ci ricordiamo neanche gli anni formativi, quando avevamo uno o due anni. La ragione è che nei primi anni di vita, i nostri sensi fisici si sviluppano velocemente, ma il nostro mondo emotivo, il nostro “io” rimane indietro e prima di avere un “io” distinto con le sue proprie emozioni, non colleghiamo le emozioni agli eventi, quindi non le ricordiamo, almeno non più che semplici immagini.

Anche più avanti nella vita, all’età di tre o quattro anni, un’età di cui molti di noi hanno qualche memoria, i ricordi sono ancora molto vaghi e incompleti, come se fossero forme di memoria “immature” o “primitive”.

I ricordi “veri” iniziano quando cominciamo a sviluppare una psiche, un “io” che si riconosce come un essere individuale. Una volta che percepiamo noi stessi come esseri separati, con i nostri pensieri ed emozioni, e comunichiamo con gli altri come individui distinti, passiamo dall’essere piccoli animaletti, con il potenziale di diventare esseri umani, a persone vere e proprie.

La trasformazione si riflette nel modo in cui i bambini si connettono con gli altri, e diventa totalmente sviluppata una volta che iniziamo a provare l’attrazione ormonale, all’inizio dell’adolescenza.

Questa evoluzione, che è unicamente umana, è dovuta al motivo della creazione degli esseri viventi. Non è nostro destino rimanere come animali, il nostro destino è farci domande sul nostro mondo, sulla ragione della sua esistenza, e della nostra esistenza al suo interno. Siamo destinati a chiederci e comprendere lo scopo della nostra vita oltre al livello fisico. Solo una volta che le nostre emozioni sono completamente sviluppate possiamo iniziare a esplorare domande tali in maniera seria.

Per me, quel momento è arrivato con la domanda “cosa viene dopo?”. Mi chiedevo “cosa viene dopo, la scuola, l’università, e…?” Non avevo una risposta. Per questo motivo non volevo imparare; divenni apatico. Era una sensazione orrenda, una sensazione di inutilità, di essere obbligato a fare qualcosa privo di significato.

Non tutti sono tormentati da questa domanda. Alcune persone attraversano la vita inseguendo la ricchezza o la fama, e sono soddisfatti di questo. Il significato di tutto non li preoccupa.

Eppure il significato della vita può rivelarsi soltanto a coloro che si fanno la domanda. In gradi diversi, la domanda sorge in tutti, ma solo coloro che ne sono perseguitati, possono trovare la risposta.

La risposta è che siamo nati e viviamo solo per sviluppare la nostra anima. L’anima non è qualcosa dentro di noi, ma tra di noi. L’anima è una connessione speciale tra persone, che possiamo sviluppare soltanto se sentiamo che le nostre connessioni esistenti, in cui cerchiamo costantemente di consumare e assorbire, non ci soddisfano. Quando iniziamo a cercare la reciprocità, iniziamo a scoprire un nuovo livello di esistenza sconosciuto a coloro che sono guidati soltanto dall’interesse personale.

Le persone che sviluppano l’anima, iniziano a vedere la rete che connette ogni cosa, e come ogni cosa influisce su tutto il resto. Queste connessioni sono l’anima, e rivelarle è lo scopo della nostra esistenza. Ogni altro essere funziona istintivamente all’interno della rete, solo gli esseri umani possono comprendere questa matrice di esistenza e operare al suo interno come esseri coscienti. Sviluppare questa consapevolezza è lo scopo della nostra vita.

Dove sono finiti tutti i bambini?

 

E’ stata portata alla mia attenzione una notizia pubblicata nel The Wall Street Journal un paio di settimane fa. Diceva che “Il numero di bambini nati in America nell’ultimo anno è il più basso degli ultimi quattro decenni”. “Il tasso di fertilità totale” continuava “è crollato a 1.64… il più basso tasso mai registrato”, e aggiunge che “le nascite totali erano più basse registrate dal 1979”. Se si considera l’alto numero di immigrati che si riversano negli Stati Uniti ogni anno, con tassi di nascita molto più elevati di quelli delle donne americane, e che per mantenere le dimensioni della popolazione (livelli di sostituzione) è necessario un tasso di nascita del 2.1, è evidente che negli USA le cose stanno cambiando.

In molti sensi, gli Stati Uniti sono in declino da diversi decenni. Per quanto riguarda i tassi di fertilità, credo che con 1.6 non si sia toccato ancora il fondo. In una generazione in cui i genitori non si godono i loro figli, non c’è da sorprendersi che non vogliano averli.

La struttura naturale della famiglia è ormai scomparsa. Le famiglie in cui entrambi i genitori sono a casa, e in cui per entrambi sia il primo matrimonio, sono obsolete. Di conseguenza, i bambini di oggi non si aspettano nemmeno una struttura familiare tradizionale e organica. Le persone crescono sole, vivono nelle proprie camere fin dalla tenera età, e spesso sono lasciati a se stessi anche nei contesti sociali, come a scuola.

Perché le persone in uno stato tale vorrebbero fare figli? Non si sentono connessi agli altri e non hanno alcun desiderio di avere figli propri, che dovrebbero allevare, solo per diventare lontani da loro come lo sono loro dai propri genitori.

Quindi, anziché fare figli, le persone preferiscono passare il tempo seguendo i propri capricci e concentrandosi sui propri sogni, e raramente mettere su famiglia è uno di questi. Se si aggiunge il fatto che allevare figli è molto costoso, allora l’idea intera sembra totalmente sgradevole. L’unica cosa che attrae i giovani d’oggi, e anche i meno giovani ormai, è il motto “Prenditi cura di te stesso, null’altro è importante”.

In aggiunta, il tasso di immigrazione attuale supera le 200.000 persone che attraversano il confine meridionale ogni mese. Con un tasso di fertilità molto più elevato di quello delle donne americane, l’afflusso sta creando una trasformazione fondamentale. L’equilibrio etnico sta cambiando.

Questo processo non sarebbe così significativo se fosse semplicemente uno spostamento nell’equilibrio delle etnie. Il punto è che gli immigrati arrivano negli USA da un contesto completamente diverso con un sistema di valori totalmente diverso da quello della maggior parte degli americani.

L’americano di quaranta o cinquant’anni fa ormai non c’è più. La psicologia di tanti americani, i loro valori e l’approccio alla vita, sono già molto diversi da quelli che dominavano nel paese fino a pochi decenni fa, e i cambiamenti continuano.

Alla fine, si formerà una nuova società ed emergerà una società coesa in America. Ciò che rimane da vedere è quando e , cosa più importante, a che costo l’America arriverà a questo punto.

Pensiamo tutti insieme

Gli studi dimostrano che gran parte della nuova generazione teme il futuro per via del cambiamento climatico, che sta già diventando catastrofico.  La questione più sconcertante è se abbiamo già oltrepassato la linea rossa di catastrofe ambientale oltre la quale non c’è ritorno o no?

Posso rassicurarti che non esiste una linea rossa oltre la quale sarebbe impossibile aggiustare ogni cosa.  Ma il fatto è che ci sembra che abbiamo esaurito ogni mezzo disponibile, e ora il riscaldamento globale, i buchi nell’ozono, e altri problemi climatici inevitabilmente aumenteranno.

Il problema non si trova affatto nelle nostre azioni di proteggere l’ambiente, ma nel fatto che non ci occupiamo di qualcos’altro, la forza più potente ed elevata della natura: le relazioni tra le persone.  Correggendo le relazioni tra la gente, ci consentirebbe di cambiare il clima a livello globale ed eliminare i problemi ambientali più terribili e temuti.

E’ necessario renderci conto che il pensiero umano è la forza più grande che l’umanità possa avere a sua disposizione.  E con l’aiuto del pensiero possiamo cambiare la natura.  Dobbiamo solo capire in quale direzione questo pensiero dovrebbe dirigersi, e cosa dovrebbe essere, a quale stato dovremmo ambire e chiedere che venga realizzato.

Il rimedio più efficace che possa guarire il globo è il riavvicinamento tra le persone e il pensiero globale che il nostro pianeta non si surriscaldi o si rovini come avviene oggi.  Se i bambini sono preoccupati per il futuro del pianeta, allora lasciamo che mettano i genitori sotto pressione e li incoraggino a pensarci insieme.

I giovani, di solito, prendono il problema dell’inquinamento della natura molto seriamente e dividono meticolosamente le immondizie per permettere il loro riutilizzo.  Allo stesso tempo, nulla aiuta, dato che la cosa principale è il potere del pensiero.  Pensiamo tutti insieme a come, tramite la connessione, possiamo proteggere la natura dalla distruzione.

La cosa principale è farlo insieme in modo che ci siano persone intorno a me catturate da questa preoccupazione comune, senza panico ma solo in maniera continua, in ogni momento, giorno dopo giorno, con l’intera famiglia, l’intero paese, l’intero mondo.

Quando ci uniamo in questo modo, e ci preoccupiamo per gli altri, arriviamo a uno stato puro, organico, completamente circolare e interconnesso. E allora, certamente, tutte le forze negative semplicemente scompariranno dal mondo. Se le persone iniziano a pensare in maniera gentile gli uni verso gli altri, allora il clima sul globo si stabilizzerà.  Dopotutto, il nostro pensiero è la forza più potente disponibile in natura.

Sono i nostri pensieri maligni che distruggono il pianeta oggigiorno.  E quindi, nonostante i nostri sforzi di proteggere l’ambiente, nulla aiuterà fino a quando non comprenderemo che solo correggendo le relazioni tra di noi possiamo preservare la natura e correggere le condizioni ecologiche.

[299173]

From KabTV’s “Insider Look” 6/13/22

Materiale correlato:
Alcuni pensieri positivi per le prossime settimane
L’origine di tutti i pensieri
Avere i pensieri giusti

La complessità del legame tra immagine e felicità

Con gli adolescenti e i giovani adulti che passano molto (troppo) del loro tempo su TikTok, Instagram e altre piattaforme di social media, la marea di video di giovani attraenti influenza le loro opinioni su come anche loro devono apparire. Con l’immagine del loro corpo modellata e scolpita dalle curve delle modelle, una valanga di messaggi dice ai nostri figli: “Non sei abbastanza bello! Devi dimagrire ancora! Devi sollevare più pesi! ” E poiché la loro immagine corporea non potrà mai soddisfare gli standard fissati dai social media, sono condannati a una frustrazione e a un’insicurezza insanabili.

Se non fossimo esseri sociali, non ci importerebbe del nostro aspetto. Agli animali non potrebbe importare meno di come appaiono.  A loro importa solo la forza fisica.

Per noi, l’aspetto fisico è tutto.  Non possiamo andare da alcuna parte o ottenere qualsiasi cosa senza soddisfare gli standard visivi richiesti. Qualunque cosa venga rispettata dalla società in cui ci troviamo, noi la adottiamo.  Altrimenti veniamo esclusi dalla società. È per questo che siamo così insicuri del nostro aspetto.

Gli standard della società vengono creati da film e  serie TV  irrealistiche e immagini modificate con photoshop. Noi, che non riusciamo a soddisfare questi standard irraggiungibili, siamo insicuri e frustrati. Se non fosse per l’influenza dei media, saremmo molto più rilassati e meno condizionati dall’aspetto.

Senza l’influenza dell’ambiente, al mattino ci laveremmo il viso e le mani e questo concluderebbe la nostra ” cura del corpo”. Ma non possiamo accontentarci di questo: dobbiamo fare la doccia, raderci, truccarci, scegliere il nostro guardaroba e fare tutto ciò che facciamo al mattino solo per sentirci abbastanza presentabili da affrontare la giornata.

Al giorno d’oggi, questo vale tanto per gli uomini quanto per le donne. In una generazione in cui l’apparenza significa tutto e la sostanza niente, non abbiamo altra scelta che adeguarci.

Il mio maestro, RABASH, diceva che se avesse potuto scegliere, non avrebbe mai tolto il pigiama col quale dormiva.  Era caldo, comodo, con delle grandi tasche, chi poteva chiedere di più?

Le persone che vivono su isole sperdute hanno sempre un aspetto trasandato. Non perché siano poveri e non possano permettersi di radersi, fare la doccia o comprare vestiti. Poiché sono soli, non hanno bisogno di impressionare nessuno e non hanno un codice di abbigliamento da rispettare. Pertanto, non hanno alcun riguardo per il loro aspetto. Potrebbero essere forti e sani, ma avere un aspetto disordinato, perché l’aspetto è solo per chi guarda.

L’importanza dell’aspetto non inizia con l’adolescenza. Anche i bambini di tre anni lo sentono. Forse a quell’età non lo capiscono, ma sono già influenzati dai codici sociali.

Come per gli adulti, così per i bambini. Se vogliamo che aumentino l’importanza della sostanza rispetto all’apparenza, della personalità rispetto all’aspetto, dobbiamo inculcare questi valori nella loro società. Di conseguenza, tutti all’interno di quella società adotteranno questa linea di pensiero.

Al contrario, se vogliamo che i nostri figli si adeguino al codice sociale dell’apparenza in modo da essere popolari tra i loro coetanei, dobbiamo farlo con molta attenzione. Se, ad esempio, una ragazza è in sovrappeso ma non riesce a seguire una dieta, non dobbiamo fare commenti sul suo peso. Al contrario, dobbiamo aiutarla ad accettare la sua persona così com’è. Se invece sappiamo che possiamo aiutarla a perdere peso e a migliorare la sua immagine tra le amiche, dobbiamo incoraggiarla a farlo.

In ogni caso, una persona sicura di sé non si farà abbattere. Le persone non deridono chi sembra a proprio agio con il proprio aspetto.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico, questa è una storia diversa. Non credo che si debba avere un aspetto trasandato, disordinato o non pulito quando si è in società. Non dobbiamo avere un aspetto sgradevole, ma mantenere il nostro aspetto in modo che sia piacevole per le persone che ci circondano.  Questo non ha nulla a che fare con l’aspetto, ma con la considerazione reciproca e la decenza verso le persone che ci circondano. E questo vale non solo per me, ma anche per i miei figli: anche loro devono essere presentabili.

In conclusione, se vogliamo evitare inutili frustrazioni e insicurezze, dobbiamo introdurre nella società un’immagine del corpo più equilibrata, che non richieda alle persone di morire di fame o di allenarsi fino allo sfinimento.

Cosa fare quando si è bullizzati

Commento: Oggi la parola “bullizzare” è ben conosciuta.  Si tratta di una persona sfortunata che viene bullizzata o tormentata a scuola, nelle istituzioni o su internet.

In Francia, una nuova legge multerà i colpevoli di bullismo, 45000 euro e li condannerà a tre anni di galera. Insegnanti o studenti che siano.

E se viene provato che la vittima ha saltato scuola per via delle molestie subite, la condanna sarà aumentata a otto anni.  Nel caso di tentato suicidio, o suicido commesso di conseguenza al bullismo, la multa arriverà a 150000 euro e la condanna sarà fino a dieci anni.

La legge è stata approvata dal parlamento, con la speranza che una legge così severa possa porre fine al bullismo.

La mia risposta: Quali relazioni possono esistere nelle scuole, per portare alla necessità di adoperare leggi tali? La Francia! La fonte mondiale dell’umanesimo, della libertà e della rivoluzione!

Domanda: Credi che delle misure così severe e rigide possano aiutare?

Risposta: Per non so quale motivo, in ogni parte del mondo, si pensa che la punizione, l’isolamento dalla società per molti anni, possa correggere la società, correggere la persona.  Alla fine, vogliamo che il criminale migliori e che la società possa in qualche modo correggere non solo il criminale, ma anche il difetto inflitto su di lui.

Ma non lo capisco! Tanti vengono incarcerati, per diversi anni, in ogni paese del mondo. Controlliamo le statistiche: nei paesi dove abbiamo il maggior numero di i carcerati,  abbiamo società migliori?

Al contrario. Secondo la legge biblica, non esiste il concetto di “essere in prigione”. Non si tratta di una punizione.  Facendo ciò si toglie alla persona l’opportunità di imparare e in qualche modo migliorare.  La prigione non è un sistema di correzione, nessuno esce dalla prigione riabilitato.

Domanda: Non insegnerà agli altri a non umiliare e uccidere il prossimo?  Non  insegnerà né  li correggerà?  E il denaro non aiuta?  Se si pagano multe salate, questo non aiuterà?

Risposta: forse il denaro sì, potrebbe scuotere un pochino, i suoi genitori (se stiamo parlando della scuola). Ma no, non aiuterà.

Domanda: E quindi qual è la via di uscita?

Risposta: la risposta è di educare le persone fin dalla tenera età, e persino i genitori, prima di partorire.  Bisogna educare i genitori in modo che siano in grado di crescere i propri figli.

La gente dovrebbe avere il permesso dalla società per far nascere e crescere un figlio.

Domanda: e quale tipo di autorizzazione dovrebbe ricevere la scuola?

Risposta: Nello stesso modo, tutto dovrebbe essere indirizzato all’assicurarsi che le persone che partoriamo, produciamo, ed educhiamo, crescano proprio come membri corretti della società.  Sto parlando a livello sociale, non spirituale.

Domanda: Di solito dici “nelle buone relazioni tra di noi, nell’amore tra di noi”.  E’ questa la strada verso lo spirituale?

Risposta: Sì. Anche se non lo sanno, non importa.  Non devono pensare allo spirituale.  Devono pensare alla correzione reciproca corretta.  E in questo riveleranno lo spirituale.

Domanda: Quindi la società dovrebbe esaminare se stessa e non il criminale?

Risposta: La società dovrebbe osservare se stessa.  La società deve coltivare l’atteggiamento corretto verso gli altri.  E nelle relazioni corrette, inizierà improvvisamente a scoprire, proprio in quelle relazioni, delle relazioni completamente diverse, più elevate, che chiamerà il mondo superiore.  Ed è tutto qui, nulla di più.

Oggigiorno, le persone arrivano a questo punto perché vogliono percepire il mondo superiore, e quindi, per necessità iniziano a studiare come trattare gli altri, in maniera positiva, se necessario, per poter percepire il mondo superiore, per comprendere il nostro destino.  Non è una cosa che ci piace, ma è il piano della natura, è il suo significato.  Quindi obbedisco.  Chino la testa e studio queste leggi della gentilezza, l’interazione corretta, e persino le leggi dell’amore.

Quindi, coloro che arrivano alle lezioni di Kabbalah sono gli egoisti più grandi.

Domanda: E quando avviene il loro cambiamento?

Risposta: dopo molti anni.  Stiamo preparando le loro relazioni esterne, la base interna per questo.  Ma è difficile.  Non vogliono, all’inizio, amare il prossimo.

Le persone con un ego molto basso, lasciano il percorso per intraprendere altre pratiche spirituali. Quelle orientali e così via.  Non gli interessa altro.

Ma noi siamo sull’orlo dell’illuminismo, quello vero.

[297273]

From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 12/6/22

Materiale correlato:
Come possiamo arrivare a “sentire” davvero gli altri?
Sentire i desideri degli altri
Nuovi modi per comunicare

Quando lasciamo i nostri figli a qualcun altro

Da diverse settimane la polizia della città israeliana di Qiryat Shemona sta indagando su un caso di maltrattamento di minori, poiché cinque maestre d’asilo hanno maltrattato tredici bambini affidati alle loro cure. Gli abusi, documentati dalle telecamere, consistevano in maltrattamenti fisici ed emotivi, in cui gli insegnanti afferravano una mano dei bambini e li sollevavano in aria, li gettavano sui letti, coprivano le loro teste con coperte, si appoggiavano su di loro e impedivano loro di rimuovere la coperta dalla testa. Le telecamere sono state installate nell’asilo dopo che, alcuni anni fa, il governo ha imposto per legge di monitorare tutto ciò che accade negli asili, in seguito a un altro caso di violenza sui bambini.

Da parte loro, i genitori inorriditi, che hanno dovuto guardare i video registrati per confermare l’identità dei bambini, non capiscono come le donne, che sono tutte insegnanti preparate e certificate, siano diventate dei mostri nei confronti dei loro figli. Dov’era il loro istinto materno?

Ci sono due cose che dobbiamo notare qui:

1. Ho già detto in passato, e lo ribadisco in questa sede, che il numero di telecamere installate in un asilo o in una scuola non impedirà gli abusi. Quando l’ho detto per la prima volta, diversi anni fa, la gente non mi credeva; l’idea di mettere telecamere in ogni asilo sembrava ottima. Pensavano che le telecamere avrebbero frenato gli insegnanti violenti. Già allora sapevo che non sarebbe stato così, perché la natura umana è più forte di qualsiasi ammonimento e la presenza di telecamere non scoraggerà gli insegnanti violenti.

2. In nessuna cultura e in nessun popolo indigeno è accettabile lasciare i bambini nelle mani di chi li accudisce mentre la madre si assenta per ore e ore ogni giorno. I neonati vanno sempre tenuti in casa, accanto alla madre, almeno fino ai due anni di età. Questo è il modo indigeno,  il fatto che lo abbiamo abbandonato non significa che siamo più progrediti, ma che siamo fuori dalla natura. Il primo istinto materno che viene calpestato non è quello degli insegnanti, ma quello delle madri che affidano i propri figli alle loro cure.

L’idea che una madre debba tornare al lavoro poche settimane o mesi dopo aver avuto un figlio, è fondamentalmente errata. Poniamo la carriera e l’agiatezza come priorità rispetto ai bambini, quindi non dovremmo sorprenderci che i nostri figli soffrano.  Fin dagli albori dell’umanità, e in tutta la natura, le madri non si sognerebbero mai di affidare i propri figli alle cure di qualcun altro. Solo noi, grazie al progresso, abbiamo iniziato a pensare di essere più intelligenti della natura.  Ora paghiamo il prezzo per la nostra follia.  

Inoltre, dal momento che le persone stanno diventando sempre più narcisiste, sperimentando quella che diversi sociologi hanno definito “epidemia di narcisismo”, il rischio che i nostri figli vengano maltrattati è ancora più alto di prima e continuerà a crescere nel tempo. Nulla può fermare l’ego in crescita. Pertanto, nulla impedirà agli insegnanti di infliggere violenza a bambini indifesi.

Non ho nulla contro le donne che lavorano, ma credo che dovrebbero farlo da casa, almeno per i primi due anni di vita di ogni figlio.  Le donne devono essere presenti per i figli, e nessun surrogato, professionale e premuroso che sia, può sostituirle.  Le lettori potrebbero deridere il mio pensiero, considerarlo antiquato e superato; io preferisco considerarlo per ciò che è: naturale.  

Dobbiamo ripensare l’intero concetto di famiglia, genitorialità, bambini e educazione dei figli.  Dobbiamo vedere come possiamo organizzare la nostra vita in modo da non dover costantemente rincorrere carriere e orari prolungati.

Credevo che ora ci saremmo abituati a lavorare da casa, ma vedo che molte persone stanno ritornando ai loro uffici.  Non capisco perché. Chi ci guadagna? 

Penso che le donne debbano fare ciò che amano fare; devono lavorare perché amano il loro lavoro e non perché il loro sostentamento dipende da esso. Il lavoro dovrebbe dare loro soddisfazione e appagamento e renderle più felici, non più stressate e ansiose per i propri figli.

È vero, ci sono anche madri e padri che abusano dei loro figli. Questo fa parte del processo educativo a cui tutti dobbiamo sottoporci. Nel complesso, però, l’unico modo per prevenire gli abusi sui minori è lasciare i bambini sotto la tutela delle madri. Forse dovremmo rivedere il nostro modo di pensare, ma questo renderà tutti più felici, comprese le madri, e per me è l’unica cosa che conta.

Anche il bullo è una vittima

Uno dei fenomeni sociali più dolorosi, ma spesso non rilevato, tra i bambini è l’ostracismo. Di solito avviene quando il capo di un gruppo sociale, come una classe o una squadra sportiva, sceglie un ragazzo come obiettivo da escludere e spinge il resto del gruppo contro la vittima.  Per il ragazzo è un’ esperienza orribile che può segnare la sua giovane anima per il resto della vita. Cosa ancora più grave è che il bullo si sente incoraggiato in questo comportamento, che quindi ripeterà nei confronti della vittima o verso altri giovani. Per curare questo disturbo dobbiamo capire perché i bulli si comportano in questa maniera e come possiamo aiutarli ad adottare modelli comportamentali più positivi.

I bulli prendono di mira ragazzi che ritengono deboli, che non riescono a tenere testa a loro oppure che sono socialmente isolati. Lo scopo del bullo non è tanto far star male il ragazzo quanto di sentirsi bene lui stesso o lei stessa.

Spesso i bulli provengono da famiglie nelle quali hanno sviluppato un senso di insicurezza. Spesso patiscono abusi fisici ed emotivi e si sentono calpestati in famiglia. Per compensare il senso di inferiorità in casa hanno bisogno di sentirsi superiori altrove e cioè in un contesto nel quale sono partecipi, come la scuola o una squadra sportiva. Il problema dell’esclusione, rispetto ad altre forme di bullismo, risiede nel fatto che il bullo “recluta” il resto del gruppo e lo porta a  schierarsi contro la vittima, lasciandola così  socialmente isolata, senza supporto di tipo emotivo. Per un ragazzo o una ragazza, una situazione di questo genere può essere devastante.

Per contrastare questo fenomeno non è sufficiente punire il bullo. Una punizione potrebbe impedirgli di continuare a molestare quella specifica vittima ma non gli impedirà di cercare altre vittime; insomma la sua necessità di vessare qualcuno non passerà. Anzi questo potrebbe indurlo a perseverare la molestia in forma più subdola e minacciosa.

Dunque è essenziale comprendere perché il bullo si comporta in questa maniera e provvedere a compensare le sue mancanze in modo più costruttivo. Ossia, la società dovrebbe compensare le mancanze emotive del bullo, impedendo così che lui  provveda da solo, nuocendo ad altri.

Per natura abbiamo la necessità di stare bene con noi stessi. Se si viene a creare una situazione nella quale ci sentiamo inferiori, non avremo pace fino a quando non saremo risarciti in qualche modo. Quindi se una persona si sente amata e supportata, lui o lei non svilupperà una sensazione di inferiorità e dunque non avrà mai l’esigenza di far sentire gli altri esclusi o  non amati.

Dunque la soluzione al problema del bullismo e soprattutto dell’ostracismo risiede nelle mani della società, bisogna creare un ambiente caldo ed amorevole per tutti i ragazzi in modo che essi possano crescere ed esprimere le proprie qualità uniche in modo socievole e costruttivo, a beneficio dell’intera società.

Se i ragazzi lavorano assieme a progetti che richiedono le capacità di ciascuno, essi impareranno a far affidamento gli uni sugli altri, a fidarsi e a compiacersi dei reciproci talenti. Cosa più importante, impareranno a prendersi cura del gruppo. Anziché sviluppare un senso di invidia, la loro interdipendenza li porterà a sostenersi in quanto riconosceranno che l’abilità di ciascuno giova all’intero gruppo. Quando i ragazzi operano in questa maniera, formano una società armonica dove ciascun individuo è pienamente soddisfatto e capace di prendersi cura di tutti gli altri membri del gruppo.

Educazione. Abbiamo bisogno di ricostruire qualcosa di meglio

Gli ultimi due anni sono stati snervanti per i bambini, i genitori e l’intero sistema educativo. I ricorrenti isolamenti e chiusure non solo hanno influenzato le relazioni sociali dei bambini, ma hanno anche lasciato tutti incerti sul futuro. È chiaro che le cose non saranno come erano fino all’inizio del decennio, ma non è chiaro come saranno. In ogni caso, dato che siamo destinati a fare la spola tra connessioni fisiche e virtuali, tanto vale imparare a creare connessioni significative in entrambi gli ambiti.

La situazione attuale ci ha già spostato dalla nostra precedente visione delle connessioni, ma non ne ha ancora stabilite di nuove in noi. È ancora difficile vedere come sarà il nostro nuovo modo di connetterci, dato che non siamo macchine; ci vuole tempo per crescere in un nuovo modo di operare.

In ogni modo, la natura non guarda mai indietro, ma solo in avanti, quindi una cosa è chiara: ciò che era non tornerà mai più.

Qualsiasi forma assumeremo,  saremo non solo connessi in nuovi modi, ma anche in maniera più positiva di prima.  L’evoluzione della natura avanza sempre verso l’aumento della complessità e dell’integrazione.  Tutto sta diventando più interdipendente, non meno,  questo è vero anche per l’intera umanità.

Eppure, mentre ogni altra specie accetta ciò che la natura detta, senza porsi domande, gli umani sono disconnessi dalla natura e hanno il loro libero arbitrio. La natura ci costringe ancora ad andare per la sua strada, ma ci ha anche dato la nostra volontà, che cresce nella direzione opposta: mentre la natura ci spinge all’incorporazione, noi cerchiamo la separazione. È per questo che gli animali accettano ciò che la natura dà loro e si adattano, mentre noi soffriamo e resistiamo, ma senza successo.

La sofferenza che proviamo è un chiaro svantaggio rispetto al resto del mondo animale, ma gli esseri umani hanno un vantaggio che nessun altro essere vivente ha: invece di essere costretti alla connessione, possiamo pensarci, confrontarla con la separazione e infine sceglierla.  Anche se non abbiamo scelta se non quella di scegliere, alla fine, la connessione, poiché questo è il corso di tutta la creazione, sceglierlo di nostra volontà significa che comprendiamo la logica che c’è dietro, il “pensiero della creazione”, se volete.

Non c’è paragone tra il piacere e la profondità che proviamo quando scegliamo di fare qualcosa rispetto al farlo istintivamente. Questo è il nostro unico vantaggio, il privilegio degli esseri umani sopra ogni altro essere. 

Tutti i colpi che abbiamo subito dall’inizio dei tempi ci hanno portato ad evolverci da cacciatori-raccoglitori a clan, città, paesi, imperi e infine a un villaggio globale. La crescente incorporazione avviene sempre contro la nostra volontà e al costo di innumerevoli vite e sofferenze indescrivibili, ma non è necessario che sia così.  Se capiamo dove stiamo andando e cosa siamo destinati ad acquisire alla fine della strada, possiamo andarci di nostra volontà e aiutarci a vicenda a trascendere la nostra individualità per formare un’umanità consapevole e unita.

I nostri sistemi educativi dovrebbero concentrarsi sull’instillare in noi questa consapevolezza. Questa educazione dovrebbe essere rivolta a tutte le età, nazioni e culture. Se la nostra priorità diventa l’unione, inizieremo a vedere le differenze tra noi come diversità ben accette e le nostre diverse prospettive come un arricchimento della nostra conoscenza. Se non vogliamo più soffrire, ma goderci la strada che stiamo percorrendo, dobbiamo ricostruire il nostro sistema educativo in sincronia con l’intera natura. verso la connessione, la coesione e l’integrazione. 

I bambini segnati dalla guerra

Qualsiasi guerra è orribile, ma una guerra che coinvolge vittime civili lo è molto di più. Tra questi civili, i bambini sono i più vulnerabili. La guerra in Ucraina segnerà i bambini e li cambierà per sempre. Tuttavia, credo che radicherà in loro la convinzione che la guerra non porta nulla di buono, e non c’è modo di giustificare il danno e il dolore che infligge.

In passato, le guerre implicavano l’occupazione, il saccheggio dei beni e la riduzione in schiavitù dei prigionieri. Oggi conquistare un altro paese non ha alcun vantaggio. Cosa farete una volta conquistata la capitale? Dovrete ricostruirla dopo averla rovinata voi stessi.

Il progresso della tecnologia, del mercato internazionale e dell’industria ha reso la guerra irrilevante come mezzo per ottenere rifornimenti e ricchezza. Oggi la guerra è semplicemente superflua, e credo che i bambini di oggi lo percepiscano molto profondamente attraverso i loro genitori e attraverso tutto ciò che essi stessi stanno vivendo. Le esplosioni, il sangue e i cadaveri per strada, il freddo pungente, la paura e l’incertezza stanno ferendo le loro anime, e trasmetteranno le cicatrici che portano ai loro figli e ai figli dei loro figli.

Anche i bambini che non sono sotto la minaccia immediata di razzi e bombe percepiscono ciò che sta accadendo. L’umanità è un unico corpo; quando gli organi di quel corpo combattono l’uno contro l’altro, l’intero corpo soffre, e l’intero corpo impara le lezioni. Perciò spero che le lezioni che i bambini della guerra stanno imparando attraverso il dolore affondino nella coscienza di tutta l’umanità, e che tutti, in tutto il mondo, capiscano e sentano l’inutilità della guerra.

La prossima generazione sentirà che invece di combattere, sarebbe meglio integrare i bisogni dell’altro con il commercio. Sapranno che solo attraverso la cooperazione possono avere successo in questo mondo.

Le conoscenze che i bambini di oggi stanno acquisendo sono inestimabili. Il mio unico rammarico è che le stanno acquisendo attraverso il dolore. Vorrei che potessimo insegnarglielo attraverso una semplice educazione, ma la vita ha scelto per loro un altro modo di insegnare.

Tuttavia, se riusciamo a capire ciò che la realtà ci sta insegnando, che la forza bruta non porta più alla vittoria, ma piuttosto alla collaborazione e alla integrazione reciproca, senza sperimentare la forza bruta in prima persona, questo ci aiuterà a passare a un nuovo stato mentale in cui la guerra non fa parte del paradigma. Ci aiuterà, e aiuterà ancora di più i nostri figli.

 

Didascalia della foto:
Bambini guardano dal finestrino di un autobus dopo essere fuggiti dall’Ucraina in Romania, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, al passaggio di frontiera di Siret, Romania, 12 marzo 2022. REUTERS/Clodagh Kilcoyne

Pubblicizzare il cambio di sesso ai bambini nelle scuole? Assolutamente no!

Mi è stata chiesta la mia posizione riguardo alla divulgazione della legittimità dell’iter dei bambini che stanno cambiando sesso. In Nord America, mi è stato detto, questo è uno degli argomenti più controversi. Quindi, in breve, so che alcune persone si sentono a disagio nel loro corpo e possono sentirsi meglio se cambiano il loro sesso. Ma propagare l’idea ai bambini, che sono suscettibili a qualsiasi nozione che noi adulti installiamo in loro? Assolutamente no! Il fatto che possa essere giusto per alcune persone non significa che dobbiamo renderlo dominante e persino alla moda. Il modo auspicabile è vivere come la natura ci ha fatto: maschio e femmina.

Ho incontrato persone che sentivano di appartenere ad un corpo diverso da quello in cui erano nate. Ho parlato con loro e le capisco. Succede, come succede qualsiasi stranezza. 

Tuttavia, è molto raro e non dovrebbe essere considerato come routine o ordinario. Mi rendo conto che oggi bisogna essere audaci o considerati strani se si ha il coraggio di dire la verità, ma le tendenze che vanno e vengono secondo i capricci egoistici della gente, non cambiano la natura. La natura ci ha creato maschio e femmina e questo è ciò che dovremmo rimanere.

Non c’è una linea chiara tra maschi e femmine. I maschi hanno qualità femminili, così come le femmine hanno tratti maschili. Eppure, ogni persona ha un genere biologico e quel genere è quello dominante, tranne, come ho detto, in casi molto rari.

Quando gli adulti sentono che stanno vivendo nel corpo sbagliato, possono scegliere di eseguire qualsiasi procedura vogliano su se stessi. Ma finché non siamo adulti, dovremmo crescere nel modo in cui la natura ci ha creato. 

L’ambiente sociale ha un’influenza critica sui bambini. Quando sono giovani, si può far loro pensare e fare tutto ciò che si vuole. I nazisti, per esempio, educavano i bambini tedeschi a credere di essere superiori a tutti gli altri, non solo agli ebrei, e che il resto del mondo doveva servirli o essere distrutto. Hanno fatto il lavaggio del cervello ai bambini, attraverso libri, lezioni e film, affinché credessero di essere la razza superiore.

In questo modo è possibile installare qualsiasi nozione nella mente dei bambini, se usiamo il sistema educativo e i social media per facilitarlo.

Tuttavia, i risultati possono essere disastrosi. Se si diffonde l’idea che il cambio di sesso è normale, persino “alla moda”, può portare i bambini, che inizialmente non hanno problemi con il loro genere, a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Potrebbe spingerli a voler fare qualcosa a cui non potranno rimediare, semplicemente perché vogliono essere come tutti gli altri e sentono che tutti stanno andando in questa direzione.

Sappiamo che essere popolare significa tutto per i bambini, specialmente per gli adolescenti. Di conseguenza, potrebbero fare cose di cui si pentiranno in seguito, ma che non saranno mai in grado di invertire o riparare. Se i genitori non impediscono ai bambini di fare tali errori, questo può rovinare la loro vita per sempre. È terribile ed è sbagliato.

Penso che invece di rendere l’anormalità una moda, dovremmo incoraggiare le persone ad essere ciò che sono e a realizzare il potenziale con il quale sono nate. Se le persone ricevono un riconoscimento per quello che sono, la società le premia e le rispetta per aver contribuito con le loro capacità e i loro sforzi al bene comune, non si sentiranno insoddisfatte di se stesse. Allo stesso tempo, gli adulti che sentono di vivere nel corpo sbagliato dovrebbero avere accesso all’utilizzo delle possibilità che la medicina moderna offre per farli sentire più a loro agio con il loro genere.