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Il bisogno di uscire: la mia storia personale

Ricordo come mi guardavano tutti, cinquant’anni fa, in Bielorussia, quando dicevo che dovevo andarmene da lì e andare in Israele, che non avevo altra scelta e che non volevo altro nella vita che venire lì, in Israele. La gente mi faceva pressione da tutte le parti: “Non partire!”. “Cosa farai lì?” “Potrebbero metterti in prigione!” e molti altri avvertimenti. Ma non potevo ascoltare; sapevo che dovevo andare, che quella era la mia strada.

Dopo aver presentato la mia domanda alle autorità sovietiche per emigrare in Israele, sono diventato un “refusenik” per diversi anni. I “refusenik” erano uomini che richiedevano un permesso di emigrazione dall’ex Unione Sovietica in Israele, ma le autorità respingevano la loro richiesta. Alla fine, tuttavia, ho ricevuto il permesso e ho fatto “Aliyah” (lett. “ascesa”, un termine che designa l’emigrazione in Israele).

Ma quando sono arrivato in Israele, la storia si è ripetuta. Ho iniziato a fare domande, cercando qualcuno che mi spiegasse perché viviamo, qual è lo scopo della vita. Di nuovo, le persone mi guardavano con imbarazzo. “Perché? Di cosa hai bisogno?”, mi chiedevano. Dovevo trovare risposte alle domande sull’universo e sull’esistenza, e sapevo che qui, in Israele, la risposta doveva essere trovata.

In questo modo, sono stato guidato  dall’alto nella terra d’Israele, dove, dopo una lunga ricerca, in una piovosa notte d’inverno, sono stato accompagnato dal mio saggio e gentile maestro, RABASH. Egli mi ha aperto i libri della Kabbalah e mi ha mostrato il significato spirituale degli insegnamenti di Israele. Egli ha risposto alle mie domande una alla volta, con una logica scientifica e in perfetto ordine, domande che mi avevano ossessionato fin dall’infanzia.‎

Come il padre di RABASH, il grande cabalista Baal HaSulam, il mio maestro viveva e insegnava all’interno della comunità ebraica ortodossa. La mia vocazione era quella di essere una pietra miliare nel portare la saggezza della Kabbalah al grande pubblico, alle persone laiche. Quando ho iniziato a insegnare, la gente non ne aveva bisogno. “Cos’è, filosofia?”, mi chiedevano, “È una specie di psicologia?”. “Perché ne ho bisogno? Non è una religione?”. “Devo pregare tre volte al giorno?”. Molto gradualmente, ho imparato a spiegare la saggezza e le persone hanno cominciato a capire di cosa si tratta veramente.

In parte, i miei sforzi hanno contribuito a questo processo. Ero disposto a fare letteralmente di tutto per far capire agli Israeliani il tesoro che hanno. Col tempo, la natura ha fatto il suo corso e nelle persone ha cominciato a emergere un impulso interiore a conoscere la saggezza, un desiderio di capire da dove veniamo e dove stiamo andando.

Oggi ci stiamo avvicinando allo stesso stato che ho provato in Russia e in Israele, uno stato che fino ad oggi è arrivato solo a pochi. Diventerà un torrente che ci spingerà nello stretto, perché se prima potevamo accontentarci di un appartamento comprato con grandi sforzi, di un buon stipendio, di una pensione garantita e persino di viaggi occasionali all’estero, presto queste soddisfazioni non ci spingeranno più ad alzarci al mattino. Sentiremo che non possiamo continuare a vivere così; le soddisfazioni materiali non ci appagheranno più.

Il peggioramento della situazione in Israele aumenterà la pesantezza e sentiremo che stiamo soffocando, che siamo messi all’angolo e non abbiamo dove scappare, che dobbiamo evadere, uscire dalla prigione buia e stretta e andare alla luce del giorno, in un luogo dove c’è spirito!

Questo luogo angusto è la nostra vita, dove ci sentiamo soli e i nostri occhi sono sempre alla ricerca di fugaci piaceri corporei. Sentiamo lo spirito della vita solo quando usciamo dalle ristrettezze per entrare nel sentimento degli altri, quando includiamo i nostri fratelli in noi, ci prendiamo cura di loro e ci uniamo a loro come una cosa sola.

Questo compito è nascosto negli insegnamenti di Israele, nella saggezza della Kabbalah. È il metodo per uscire dai nostri confini per entrare nel cuore dei nostri amici e da lì includere il mondo intero, tutte le persone e persino gli animali, le piante e i minerali. La Kabbalah è l’insegnamento che ci porta alla connessione con la forza superiore che crea tutto, sostiene tutto e include tutto e tutti al suo interno.

La risposta è chiara se poniamo la domanda giusta

Alla fine, ciò che tutti vogliono è avere una buona vita. Una buona vita ha più o meno lo stesso significato per tutti: un posto confortevole in cui abitare, del cibo a tavola, mantenersi sani,  una buona educazione per i propri figli e soprattutto, la certezza di un futuro roseo. Quando ci chiediamo cosa ci impedisce di condurre una vita di questo tipo, per la maggior parte delle persone è chiaro che è solo il nostro ego, in tutte le sue forme: orgoglio, dispotismo, sfruttamento, prepotenza, crudeltà, ad impedirci di condurre una buona vita. Tuttavia, invece di chiederci come superare l’ego, ci chiediamo come proteggerci dall’ego degli altri, nel migliore dei casi, o peggio, come imporre il nostro ego agli altri.

C’è un motivo per cui non ci poniamo la domanda più ovvia: come superare l’unico ostacolo sulla strada della felicità? La cosa che ci ostacola, cioè l’ego, ci distrae e devia la nostra attenzione portandoci a vedere altre cose o altre persone come il problema. Se però ci eleviamo al di sopra dei nostri sentimenti e pensiamo in modo logico solo per un momento, ci renderemo conto che se ci sentissimo vicini gli uni agli altri, se ci sentissimo come una famiglia e non come dei nemici, non combatteremmo gli uni contro gli altri.

Gli scherzi dell’ego non sono una novità. Ci sta mettendo gli uni contro gli altri da milioni di anni. Abbiamo ucciso, sfruttato, abusato e anche gioito del dolore del nostro prossimo. Nessun altro essere vivente fa questo, soltanto l’uomo lo fa, perché soltanto l’uomo possiede la serpe interiore chiamata “ego.”

Le società del passato non erano così venefiche come la nostra di oggi. In alcuni casi, vivevano davvero come una famiglia. Ma l’ego non rimane statico; si intensifica e avvelena tutto ciò che incontra sul suo cammino. L’umanità ha provato tutte le opzioni. Ha provato l’estrema sinistra e l’estrema destra, il capitalismo e il socialismo, l’anarchia e gli ordini rigidi, la monarchia, la democrazia, la teocrazia e la lista continua. Niente ha funzionato e niente funzionerà finché l’ego governerà le nostre menti e i nostri cuori.

Mentre l’umanità è stata coinvolta in lotte incessanti, un uomo, vissuto quasi 4.000 anni fa, ha posto la domanda giusta: come può l’umanità sconfiggere l’ego nei nostri cuori? La risposta che trovò lo rese così felice che capì come aiutare l’umanità e iniziò a diffonderla ovunque andasse. Il nome di quell’uomo era Abramo e il messaggio che diede a tutta l’umanità fu che invece di cercare di sconfiggere l’ego degli altri, o anche il nostro stesso ego, dobbiamo concentrarci sul positivo, sul coltivare connessioni non egoistiche.

Abramo, che divenne noto come “l’uomo della misericordia”, grazie alla sua idea innovativa, iniziò ad accumulare seguaci che si rendevano conto che aveva ragione. Pressato dalle autorità egocentriche della sua patria, Babilonia, Abramo si mise in viaggio e si diresse verso Canaan. Lungo la strada, accumulò altri seguaci che videro la bellezza della sua idea. Non erano una nazione, almeno non ancora; erano una folla di persone che simpatizzavano con l’idea del loro maestro. Solo quando iniziarono a mettere in pratica il metodo di Abramo tra di loro, coltivando la premura e la considerazione al posto dell’alienazione e dell’egoismo, iniziarono a a creare una forma di unità mai vista prima.

Grazie alla loro unione, queste persone hanno scoperto qualcosa che prima non sapevano: tutto è collegato. Poiché aggiunsero l’elemento del dare alla loro natura egocentrica, poterono percepire che ogni cosa in realtà non solo riceve, ma dà anche a tutto il resto. In questo modo, crearono una società equilibrata e armoniosa che divenne un modello per il resto del mondo. Questa società divenne nota come “popolo d’Israele”.

Tuttavia, non mantennero la loro solidarietà. I loro ego continuarono a crescere, come l’ego cresce in ogni persona, e alla fine anche loro cedettero ad esso. Tuttavia, l’eredità di Abramo rimase in loro e pochissimi di essi mantennero vivo quell’insegnamento nei libri e negli insegnanti.

Oggi questa saggezza si sta aprendo al mondo intero, poiché il mondo ha esaurito le sue opzioni. Gli inutili sforzi volti a trovare un modo per sopraffare l’ego hanno aperto le menti delle persone a una saggezza della connessione che non cerca di sopprimere l’ego, ma di potenziare la connessione. Il mio maestro, RABASH, così come suo padre, Baal HaSulam, erano insegnanti di questo tipo e io faccio del mio meglio per rendere i loro insegnamenti accessibili in ogni lingua e in ogni luogo. Oggi siamo pronti a porre la domanda giusta: come superare l’ego? Oggi l’ego non è in grado di attirarci in false ideologie che non portano da nessuna parte se non a maggiore infelicità.

Sulla possibilità delle armi nucleari

Venerdì 20 settembre, il presidente Russo Vladimir Putin ha annunciato l’annessione di quattro regioni Ucraine. Un giorno dopo, le forze ucraine hanno riconquistato la città chiave di Lyman nella regione di Donetsk, una delle regioni annesse. In risposta, Ramzan Kadyrov, capo della regione russa della Cecenia, ha dichiarato che Mosca dovrebbe prendere in considerazione l’uso di un’arma nucleare tattica a bassa potenza nella sua guerra contro l’Ucraina, secondo quanto riportato da Reuters.

Non è stata la prima o la seconda volta che è stata ventilata l’idea di usare armi nucleari in Ucraina. Anche l’ex presidente russo Dmitry Medvedev aveva avvertito che la Russia avrebbe potuto usare armi nucleari, ma la dichiarazione di Kadyrov è la più esplicita e rappresenta un’escalation del livello di aggressione.

Non mi sorprende che l’idea di una guerra mondiale sia sul tavolo, o che si preveda una guerra nucleare. Il padre del mio insegnante, il grande pensatore e cabalista Yehuda Ashlag (alias Baal HaSulam), scrisse poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che l’umanità non aveva imparato nulla dal passato e che una terza e persino una quarta guerra mondiale erano possibili, e che sarebbero state guerre atomiche. Chiaramente, le idee di Baal HaSulam non furono accettate e si pensò che l’umanità non avrebbe osato ripetere gli orrori di Hiroshima e Nagasaki. Altrettanto chiaramente, ci si sbagliava e oggi la possibilità delle bombe atomiche sembra molto reale.

In ogni modo, non credo che l’umanità abbia del tutto dimenticato la Seconda Guerra Mondiale. Anche se venissero usate armi nucleari, probabilmente non si tratterebbe totalmente di una guerra nucleare, ma verrebbero usate come armi tattiche, e le conseguenze orribili anche di queste, risveglierebbero il trauma del passato.  Se tutto va bene, questo sarà sufficiente per fermare l’umanità a un passo dalla distruzione. 

Inoltre, le persone oggi sono più consapevoli che la causa alla radice delle nostre sofferenze è la nostra divisione, l’odio reciproco che infesta le persone e le nazioni. L’idea che la nostra sopravvivenza dipenda dalla nostra unità, o almeno dal livello di solidarietà, sta prendendo piede in tutto il mondo.  Anche questo inibisce la passione del popolo per il sangue, almeno un minimo.

Nei suoi scritti, intitolati Gli scritti dell’ultima generazione, Baal HaSulam ha spiegato perché la solidarietà è la chiave per evitare una terza guerra mondiale. Ora che è chiaro che la democrazia, gli accordi internazionali, i trattati e le sanzioni sono impotenti di fronte all’odio,  forse la gente sarà più aperta a provare l’unico antidoto alla distruzione reciproca: la costruzione reciproca, o in termini più semplici, la solidarietà e l’unione. 

Tutti si rendono conto che in una guerra atomica non ci saranno vincitori. Spero e credo che avremo abbastanza buon senso da ricordarcelo prima di premere il grilletto nucleare.

Didascalia della foto:
Il capo della Repubblica cecena Ramzan Kadyrov durante un incontro di lavoro con il presidente russo Vladimir Putin. Attribuzione: Cremlino.ru

In memoria di un gigante della spiritualità

Questa settimana commemoreremo l’anniversario della morte di uno dei giganti mondiali della spiritualità: Isaac Luria, conosciuto come ” il santo ARI”.  Anche se sconosciuto ai più, i suoi scritti sono oggi alla base della saggezza della Kabbalah.  È  grazie a lui se Baal HaSulam è riuscito, nel XX secolo, a rendere accessibile la saggezza della Kabbalah all’intero mondo.

L’ARI era davvero unico. Non solo è morto alla giovane età di 38 anni, ma tutto ciò che abbiamo di lui, volumi su volumi di saggezza, lo ha dettato al suo discepolo Rav Chaim Vital, che ha scritto ogni sua parola, e lo ha fatto negli ultimi diciotto mesi della sua vita.

L’ARI ha preso una saggezza che comprende tutti i segreti della vita e l’ha spogliata  dalle innumerevoli storie e leggende, che la imbrigliavano con il preciso intento di renderla enigmatica. Sentiva che nella sua generazione era giunto il momento di iniziare a svelare il vero significato della saggezza nascosta: la saggezza della Kabbalah.

Quando arrivò per la prima volta a Safed, la città dove trascorse gli ultimi mesi di vita e dove insegnò ai suoi discepoli, nessuno riconobbe la sua grandezza. A quel tempo, il più grande cabalista era RAMAK, anche l’ARI andò a imparare da lui.

Ma quando RAMAK, un grande cabalista a pieno titolo, si rese conto della grandezza dell’ARI, lo elogiò pubblicamente nei termini più alti affinché tutti riconoscessero la sua grandezza: “Sappiate che c’è un uomo seduto qui”, disse a proposito dell’ARI, “che sorgerà dopo di me e illuminerà gli occhi della generazione nella saggezza della Kabbalah. Questo perché nei miei giorni i canali erano bloccati mentre nei suoi giorni i canali saranno rivelati. Sappiate che lui è un grande uomo, una scintilla di Rabbi Shimon Bar Yochai.”

Dicendo che l’ARI era connesso a Rabbi Shimon, autore del Libro dello Zohar, caposaldo della saggezza della Kabbalah,  RAMAK stava in realtà dicendo che tutte le parole dell’ARI sono vere e sante, e che chiunque desideri imparare l’autentica saggezza dovrebbe studiare con lui.

Ci sono voluti molti anni, addirittura secoli, perché la grande saggezza dell’ARI venisse conosciuta, ma oggi sappiamo che se non fosse per la Kabbalah Lurianica, che porta il suo nome, i segreti della saggezza della connessione, cioè la saggezza della Kabbalah, ci sarebbero ancora occultati.

Grazie agli insegnamenti che l’ARI ha istituito, e che Baal HaSulam ha interpretato per noi, sappiamo come dovrebbe vivere l’umanità, sappiamo come costruire una società sostenibile, nella quale le persone si prendono cura l’una dell’altra e praticano la responsabilità reciproca.

Nei tempi tumultuosi di oggi, la grande saggezza dell’ARI, racchiusa nei commenti del Baal HaSulam, ci permette di dare un senso alle cose e di trovare una via attraverso la crescente confusione dell’umanità. Attraverso la loro saggezza, se lo vorremo, navigheremo sicuri attraverso le acque tumultuose.

[Immagine: Città vecchia di Zfar di Leonid Levitas, Wikimedia Commons]

Cosa fare quando prevale la separazione

Per molti dei miei studenti, specialmente quelli che vivono in aree di intenso conflitto, elevarsi al di sopra della realtà fisica, che è fonte di divisione, può rivelarsi una sfida enorme. Capisco come si sentono e sono loro vicino. In questi momenti spetta a tutti noi ricordare le parole del nostro insegnante Baal HaSulam, nella sua lettera ai suoi studenti: “Chiederò  che facciate grandi sforzi nell’amore per gli amici, per escogitare tattiche che possano aumentare l’amore per gli amici e possiate togliere di mezzo a voi la concupiscenza delle cose corporali, poiché questo è ciò che crea odio, mentre tra coloro che mirano a dare soddisfazione al loro Creatore non ci sarà odio. Piuttosto, tra loro ci sarà sempre grande compassione e amore”. 

In effetti, non ci può essere nessun’altra legge tra noi oltre che “l’amore copre tutti i crimini”. Tutti abbiamo la nostra natura; tutti abbiamo i nostri difetti. Tuttavia, tra noi, dobbiamo solo mettere in evidenza l’amicizia e l’unità al di sopra di tutte le differenze.

Quanto a me, non ho preferenze per una nazione rispetto a un’altra. Siamo tutti nati egoisti e tutti abbiamo bisogno di correzione, ma la correzione deve iniziare da coloro che si chiamano Israele, cioè da noi.

L’unica guerra che dovremmo combattere è quella contro il nostro ego, una guerra interna in cui tentiamo di elevarci al di sopra del nostro ego e di unirci gli uni con gli altri. I nostri amici sono qui per aiutarci, per sostenerci, per darci forza e incoraggiamento in modo da non mollare a metà della strada.

Per quanto riguarda la guerra fisica, sono contrario a tutte le guerre perché ci tolgono la capacità di combattere la guerra che è davvero importante, quella contro il nostro stesso ego, con l’aiuto degli amici.

Spero e prego che tutti i miei studenti, il popolo spirituale d’Israele, trovino la forza di trascendere le circostanze fisiche e di essere l’esempio di cui il mondo ha così tanto bisogno, dimostrare che è possibile superare la divisione e l’odio, e quando si coprono tutti i crimini con l’amore, raggiungi l’unità, la pace e la felicità.

Vaiolo delle scimmie: il nuovo virus in città?

Non abbiamo finito di affrontare un virus che ne arriva un altro. Il vaiolo delle scimmie, un cugino solitamente lieve del virus mortale del vaiolo, esiste dal 1958. Finora, però, era endemico soprattutto in Africa. Ora, come ogni cosa al giorno d’oggi, è diventata una minaccia globale. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “ci sono ora un totale di 131 casi confermati di vaiolo delle scimmie… in 19 Paesi”. Tuttavia, l’OMS afferma anche: “Sebbene l’epidemia sia insolita, rimane “contenibile””.

Non sono sicuro che questo sia l’inizio di una nuova pandemia, anche se gli esperti non pensano che lo sia. In ogni caso, se non questa minaccia, un altro pericolo verrà dalla natura per aumentare la nostra sensibilità verso il modo in cui ci tratta.

Niente è più potente della natura stessa. A questo proposito, il grande pensatore e cabalista del XX secolo Baal HaSulam scrive nel suo saggio “La pace” che Dio e la natura sono sinonimi. Allora, cosa vuole Dio, o la natura, da noi? Perché sta punendo tutta l’umanità con gli stessi colpi nello stesso momento e perché sta accadendo proprio ora?

La risposta a queste domande viene dal nostro stesso comportamento. Il fatto che così tante persone si pongano queste domande molto serie è esattamente ciò che la natura “vuole” ottenere, se così si può dire. Ma perché la natura ci impone tutte queste limitazioni? Perché ci fa temere di avvicinarci ad altre persone per paura di essere contagiati? Proprio perché quando non abbiamo paura di avvicinarci gli uni agli altri, lo facciamo per farci del male o per usarci a vicenda, o per entrambe le cose.

La natura continuerà a sferrare colpi inaspettati finché non ci renderemo conto che la radice del problema non è nel regno animale, ma nei mali sociali della società umana. La nostra estraneità e il nostro odio reciproco stanno facendo ammalare i nostri corpi, le nostre menti e il mondo che ci circonda. Questa è la grande lezione che la natura sta cercando di insegnarci attraverso le sue calamità.

Poiché il mondo è un unico sistema connesso, tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo si ripercuote sul mondo intero. L’alienazione e l’aggressività che dominano le relazioni umane permeano il resto dei livelli della natura e producono effetti negativi. Producono non solo nuove malattie, ma anche disastri naturali di ogni tipo. Tuttavia, esse sono in realtà il riflesso del nostro atteggiamento ostile verso l’altro e verso la natura, poiché sono influenzate dall’unico elemento malato dell’ecosistema globale: il genere umano.

Se vogliamo evitare che future piaghe ci flagellino, dobbiamo affrontare il problema alla radice: le relazioni dannose tra di noi e tra noi e la natura. Se smettiamo di nutrire pensieri negativi gli uni verso gli altri, smetteremo di diffondere la negatività nell’ecosistema globale.

Per raggiungere questo obiettivo, non dobbiamo concentrarci sulla negatività dei nostri pensieri, ma creare un’atmosfera positiva e di sostegno per tutte le persone. Se ci concentreremo sul contributo di ogni nazione e di ogni persona alla società e se le persone impiegheranno le loro capacità e i loro talenti per il bene comune, cambieremo l’atmosfera che ci circonda e smetteremo di far trasudare costantemente cattiveria nel mondo.

Questo, a sua volta, fermerà la produzione di agenti nocivi da parte della natura nei confronti dell’uomo.

Didascalia della foto
Provette etichettate “virus del vaiolo delle scimmie positivo e negativo”. Illustrazione del 23 maggio 2022. REUTERS/Dado Ruvic

Il giorno della Vittoria: un triste ricordo

Sabato 7 maggio, ricorreva l’anniversario del giorno in cui la Germania nazista firmò la sua resa ufficiale agli Alleati. Il giorno seguente, l’8 maggio, fu dichiarato Giorno della Vittoria in Europa. L’Unione Sovietica proclamò il giorno successivo, il 9 maggio, Giorno della Vittoria, ma in ogni caso la guerra continuò fino alla resa del Giappone, il 15 agosto 1945, dopo lo sganciamento di due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Se c’è mai stata una vittoria triste, è quella degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Non solo questa guerra è stata la peggiore di tutte le guerre, ma non abbiamo imparato nulla da essa, se non a costruire la peggiore arma di sempre. Se ne avremo la possibilità, non ho dubbi che scoppierà un’altra guerra mondiale, e sicuramente sarà nucleare.

L’unico Paese che potrebbe aver tratto una buona lezione dalla guerra è il Giappone. L’articolo 9 della Costituzione giapponese vieta la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. È stato promulgato il 3 maggio 1947, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e stabilisce che le armi esplicitamente offensive, come i missili balistici e le armi nucleari, sono proibite. Sebbene la costituzione sia stata imposta dagli Stati Uniti occupanti nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha mantenuto il suo esercito come forza difensiva e si è astenuto dall’usare armi offensive come missili balistici o armi nucleari fino ad oggi.

Purtroppo, non vedo l’approccio giapponese alla guerra attecchire al di fuori del Giappone. In realtà, anche la lezione del Giappone è solo parziale, perché evitare non è una correzione. La correzione, che è l’unico modo per prevenire la guerra nel lungo periodo, deve includere un cambiamento radicale nelle nostre relazioni, non solo un impegno ad astenersi dall’uso di armi offensive e di distruzione di massa.

Non è solo la Seconda Guerra Mondiale a rendermi pessimista. Per migliaia di anni, l’umanità ha vissuto di spada. Non appena le nazioni concludono una campagna, iniziano a sviluppare armi più letali e sinistre per i loro conflitti futuri. Non c’è nemmeno un pensiero in direzione della pace, ma solo in direzione di una vittoria più decisa.

Nel secolo precedente, l’umanità ha sperimentato le forme più orrende di uccisione di massa, anzi di sterminio degli esseri umani. Nella Prima Guerra Mondiale è stata introdotta la guerra chimica e nella Seconda Guerra Mondiale la guerra nucleare è diventata uno strumento dell’arsenale degli eserciti. Eppure, nonostante le terribili conseguenze dell’uso di queste armi, non solo non sono state vietate, ma sono state incrementate e la loro potenza è cresciuta di centinaia di volte rispetto al potenziale già mostruoso mostrato in Giappone. Sembra che nessuna agonia, per quanto terribile, possa far desistere l’umanità dalla distruzione reciproca.

Quando arrivai a studiare con il mio maestro, RABASH, egli mi insegnò ciò che suo padre, il grande cabalista e pensatore Baal HaSulam, gli aveva insegnato: la natura spinge l’umanità in avanti “in due modi: il ‘sentiero della luce’ e il ‘sentiero della sofferenza’, in un percorso che garantisce il continuo sviluppo e progresso dell’umanità”.

In realtà, però, il cammino della sofferenza non ci insegna nulla, come è evidente. Ci convince solo a cercare una strada migliore, o almeno meno dolorosa.

Al contrario, il sentiero della luce consiste nello sviluppare i valori fondamentali che rendono una società prospera e forte: solidarietà, coesione e interesse reciproco. Al loro livello più alto, sono chiamati: “Amore per gli altri”. Tuttavia, anche prima che una società raggiunga il grado finale di accudimento, le emozioni positive tra i suoi membri la consolidano e assicurano pace e prosperità a tutti i suoi membri.

Negli anni ’30, molto prima che qualcuno immaginasse la possibilità di una bomba nucleare, Baal HaSulam scrisse queste parole stupefacenti per dimostrare all’umanità che dobbiamo imboccare la via della luce: “Non stupitevi se mischio il benessere di una particolare collettività con il benessere del mondo intero, perché in effetti siamo già arrivati a un punto tale in cui il mondo intero è considerato una collettività e una società. Cioè, … ogni persona nel mondo trae il midollo della sua vita e il suo sostentamento da tutte le persone del mondo”.

Se lo scriveva negli anni Trenta, cosa possiamo dire oggi, che la nostra interdipendenza è aumentata di molte volte? E se siamo davvero così dipendenti gli uni dagli altri, come possiamo osare pensare di usare armi nucleari gli uni contro gli altri?

Eppure, noi osiamo e siamo incuranti come se i nostri destini non si influenzassero a vicenda. Pertanto, finché non riconosciamo che la pace è il nostro unico modo di sopravvivere, fisicamente, siamo condannati a vivere di spada o, come ha descritto Baal HaSulam: “Così, l’umanità viene stritolata in una agitazione atroce, e le lotte e le carestie e le loro conseguenze non sono cessate finora”. Peggio ancora: “Possiamo vedere che nella misura in cui l’umanità si sviluppa, si moltiplicano anche i dolori e i tormenti che ci procurano il sostentamento e l’esistenza”. Questa è la prova, dice Baal HaSulam, che la natura “ci ha ordinato di praticare con tutte le nostre forze… l’elargizione agli altri… in modo tale che nessun membro tra noi lavori meno della misura richiesta per assicurare la felicità della società e il suo successo”.

Didascalia della foto: Giorno della Vittoria – Londra – 1946 (Reuters)

Il prezzo della libertà

Mentre le battaglie in Ucraina si intensificano e la pressione sui civili si inasprisce, sta diventando chiaro che un compromesso o una soluzione “ragionevole” sono entrambi fuori portata. Non solo la miseria sul territorio sta aumentando, ma l’inimicizia tra le due nazioni si sta aggravando mentre la sofferenza della gente si acuisce. Oggi, sopraffare altre nazioni con la forza militare è impraticabile. Pertanto, le parti alla fine dovranno deporre le armi. Se in quel momento gli avversari capiranno la necessità di darsi reciprocamente la libertà, potranno avanzare in modo costruttivo. Se, invece, insistono nel cercare di dominarsi a vicenda, il prezzo della libertà salirà alle stelle, anche se alla fine la libertà arriverà.

Sebbene sia difficile esaminare obiettivamente un conflitto quando ne sei parte, più a lungo le parti si fermeranno nel compiere questo sforzo, più prolungheranno la loro sofferenza.  Alla fine, loro, e il mondo intero con loro, capiranno che la guerra che si combatte oggi è una lotta non solo per la libertà delle nazioni, ma per la libertà di ogni persona, e alla fine, per la libertà delle nostre anime. La lotta, quindi, è il prezzo che paghiamo per la nostra libertà.

Per vincere questa guerra, dobbiamo capire cosa dobbiamo affrontare, chi è il nostro vero nemico. Più esaminiamo i fattori che stanno dietro a questa guerra, più ci renderemo conto che il vero colpevole è l’ego umano, che spinge tutte le persone a cercare gloria, fama, potere e ricchezza. Tutti possediamo un ego; è un mostro che vive dentro di noi, e solo le circostanze e le caratteristiche al di là della nostra comprensione determinano se raggiungiamo una posizione in cui potrebbe manifestarsi in noi. Ma anche se non si manifesta, un tiranno egoista vive comunque in tutti noi.

Pertanto, la nostra battaglia dovrebbe essere su due fronti: quello fisico e quello interiore. Sul fronte fisico, dobbiamo fare il possibile per salvare le nostre vite. Sul fronte interiore, più importante, dobbiamo resistere al tiranno dentro di noi e cercare di elevarci al di sopra dell’ego che ci separa e ci mette gli uni contro gli altri fino alla morte.

La battaglia contro l’ego si svolge in modi diversi in tempi e luoghi diversi. In alcuni luoghi si dispiega violentemente, attraverso guerre, terrorismo o altre forme di violenza. In altri luoghi, si manifesta attraverso sanzioni economiche, carenza di beni di prima necessità, prezzi dell’energia alle stelle e altre forme di difficoltà economiche che influenzano le nostre vite. In altri luoghi ancora, la guerra si svolge attraverso battaglie politiche. Ad ogni modo, queste difficoltà sono tutti prezzi che paghiamo per la nostra libertà.

L’ego può vincere in alcuni punti e perdere in altri, ma alla fine perderà del tutto. Il tempo del suo dominio sta volgendo al termine.

Nel suo saggio “La Libertà”, scritto negli anni ’30, il grande pensatore e cabalista Baal HaSulam scrisse che ogni tendenza e caratteristica in un individuo è unica e dobbiamo custodirla e coltivarla. In seguito, ha approfondito l’importanza di mantenere la libertà non solo degli individui, ma anche delle nazioni. Nelle sue parole: «Da quanto sopra, apprendiamo quale terribile torto infliggono quelle nazioni che impongono il loro regno sulle minoranze, privandole della libertà senza permettere loro di condurre la propria vita secondo le tendenze che hanno ereditato dai loro antenati. Sono considerati nientemeno che assassini».

E per essere liberi, dobbiamo essere liberati dal nostro ego. Per compiere questa impresa, dobbiamo formare nuove connessioni tra di noi basate sulla preoccupazione reciproca e sul sostegno reciproco. Invece di sopprimere gli altri, la società deve imparare ad incoraggiare tutti  a essere se stessi. 

Da parte loro, anche gli individui devono imparare a elevarsi al di sopra del proprio ego e ad usare le proprie abilità e capacità uniche non a proprio vantaggio, e spesso a spese degli altri, ma a beneficio della società. In questo modo, se tutti contribuiranno con ciò che la natura ha dato loro a beneficio di tutta l’umanità, ci sarà abbondanza, pace e armonia sul nostro pianeta. Pertanto, prima scegliamo di pagare il prezzo della libertà dall’ego, prima raggiungeremo la prosperità.

Nessun vincitore in caso di guerra nucleare, ma forse non importa

Con le armi nucleari russe in massima allerta e il reattore nucleare dell’Ucraina che rischia di essere bombardato, il pericolo di una catastrofe nucleare è diventato molto reale. Tutti sanno che, se un tale disastro dovesse accadere, nessuno vincerebbe e i risultati sarebbero orrendi per tutta l’umanità, ma l’ego non conosce confini. Quando le persone sono impostate sulla propria vittoria, niente le fermerà, nemmeno la loro stessa morte fisica.

Pensiamo alla guerra come a uno scontro tra due (o più) entità fisiche, come paesi o capi di stato. Tuttavia, una guerra è un fenomeno molto più profondo di un conflitto di interessi o di una lotta di potere. Ciò che guida le guerre, soprattutto oggi, è l’ego, e l’ego non cede a nulla e ascolta solo se stesso.

La forza che crea la vita è una forza di equilibrio, armonia e dazione.  È così che permette la creazione della vita, l’evoluzione di creazioni sempre più complesse, che sopravvivono attraverso la collaborazione e l’interdipendenza tra tutte le loro parti. Pertanto, la vita richiede armonia e sostegno reciproco.

L’ego è l’esatto opposto di questo: è una forza che vede solo se stessa, pensa solo a se stessa e si preoccupa solo di se stessa. L’unico momento in cui l’ego si relaziona con gli altri è quando può sfruttarli o danneggiarli, quindi affermare la sua superiorità. Di conseguenza, l’ego è l’opposto della vita.

Quando due o più ego si scontrano, si crea un conflitto violento o una guerra. Una guerra tra due ego può finire quando uno dei due è stato sconfitto o quando entrambi sono troppo esausti per continuare, così si accordano per “fare pace”. In realtà, la “pace” è solo una tregua, che durerà solo fino a quando un ego sente di essersi ripreso abbastanza da avere il potere di annientare l’altro, a quel punto riprenderà a combattere. Se la demolizione di reattori nucleari o l’uso di armi nucleari sono necessari per sconfiggere il nemico, l’ego li userà prontamente.

Non ha niente a che vedere con chi è al potere. Non ci sono persone giuste quando si tratta di egoismo; siamo tutti cattivi potenzialmente, poiché è la natura umana a comportarsi così.

Il padre del mio insegnante, il grande cabalista e pensatore Baal HaSulam, scrisse sull’insaziabilità dell’ego già negli anni ’30. Nel suo epocale saggio “La pace nel mondo”, scrisse: “In parole semplici, diremo che la natura di ogni essere umano è quella di sfruttare la vita di tutte le altre persone nel mondo per il proprio beneficio e tutto ciò che egli dà ad un altro è solo per necessità.  Tutto ciò che dona all’altro è solamente per necessità, anche in questo caso vi è uno sfruttamento degli altri, ma è fatto astutamente, in modo che il suo amico non se ne accorga e conceda spontaneamente”. Inoltre, aggiunge: “sente che tutti gli uomini del mondo dovrebbero stare sotto il suo dominio e al suo uso personale. E questa è una legge inviolabile. L’unica differenza sta nella scelta dell’uomo: uno sceglie di sfruttare la gente per ottenere basse concupiscenze, un altro per ottenere il potere, mentre un terzo per ottenere il rispetto. Inoltre, se un uomo lo potesse fare senza molti sforzi, approverebbe di sfruttare il mondo per tutti e tre insieme: ricchezza, dominio e rispetto. Tuttavia, egli è obbligato a scegliere in base alle sue possibilità e alle sue capacità”. 

Novant’anni fa, quando Baal HaSulam scrisse queste pungenti parole, la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori che ha portato con sé non erano ancora accaduti. Oggi, può una persona ragionevole dubitare del potere dell’ego di distruggere tutto ciò che lo ostacola?

Non credo che la guerra in Ucraina porterà a una guerra mondiale o all’uso di armi nucleari. Almeno non sembra così in questo momento. Tuttavia, se non impariamo ad usare l’ego in modo costruttivo anziché distruttivo, non c’è dubbio che ci ritroveremo in quell’orribile situazione per la terza volta. E se non impariamo la lezione, anche una quarta guerra è possibile.

Per evitare la distruzione completa, dobbiamo insegnare a noi stessi nuovi valori: che la connessione e l’unità sono più importanti di qualsiasi forma di separazione e inimicizia. Proprio come il nostro ambiente attualmente ci insegna ad odiare e a lottare per dominare, dovremmo costruire un ambiente che insegni il contrario.

Non sono un educatore, e non ho intenzione di dettagliare specificamente come questo dovrebbe essere fatto. Tutto quello che so è che se non impariamo a connetterci l’uno con l’altro e a prenderci veramente cura del prossimo, ci distruggeremo a vicenda.

Se scegliamo la guerra, dice Baal HaSulam, in un’altra fondamentale composizione: “ Le bombe faranno il loro dovere e i sopravvissuti che rimarranno dopo la distruzione non avranno altra scelta che prendere su di sé questo lavoro in cui sia gli individui che le nazioni non lavoreranno per se stessi più del necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà a beneficio degli altri” (Gli scritti dell’ultima generazione, parte prima).

Didascalia della foto:
1945 ,9 agosto, GIAPPONE : La United States Army Air Forces ( USAAF) ha sganciato una #BOMBA ATOMICA su NAGASAKI , GIAPPONE , verso la fine della seconda guerra mondiale . – ATTACCO ATOMICO NUCLEARE – ATTACCO NUCLEARE – SECONDA GUERRA MONDIALE – WWII

Dove ci porta il fondamentalismo

Le persone sono attratte dai potenti perché in ognuno di noi c’è un bambino che cerca protezione e un senso di appartenenza.  I fondamentalisti lo capiscono molto bene e lo usano a loro vantaggio. Diventando più violenti, appaiono più potenti, il che aumenta il loro fascino. In questo modo, riescono ad attirare nuove reclute nelle loro file.

Nei paesi occidentali, i fondamentalisti islamici trovano terreno fertile per attirare seguaci, dato che la gente non ha alcuna direzione, nessuna spiritualità, nessuno scopo nella vita. Questo rende semplice la conversione alle idee fondamentaliste. Offrendo alle persone l’appartenenza a un club potente, e persino a Dio, danno loro un senso di significato e di scopo e le convincono del valore della loro vita. Questo avviene non solo in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in Russia, India e persino in Cina.

Dove ci porta questo? In primo luogo, porterà a conflitti sanguinosi. Alla fine, mostrerà il vuoto dietro le promesse dei dogmi religiosi radicali.

Una volta che il fondamentalismo avrà manifestato la sua inutilità, la gente scoprirà il vero significato del termine religione.  Negli Scritti dell’Ultima Generazione, Baal HaSulam afferma: “La forma religiosa di tutte le nazioni dovrebbe prima di tutto obbligare i suoi membri alla dazione reciproca… come in “Ama il prossimo tuo come te stesso. Questa sarà la religione comune di tutte le nazioni”.

Cosa ne sarà, vi chiederete, delle nostre religioni tradizionali? Baal HaSulam continua e scrive che oltre a seguire il principio di amare gli altri come noi stessi, “ogni nazione può seguire la propria religione e tradizione, e l’una non deve interferire con l’altra”. In altre parole, se ci prenderemo cura l’uno dell’altro, ognuno di noi vivrà secondo il proprio modo e la propria tradizione, e i nostri diversi stili di vita non turberanno l’armonia e l’unione che avremo raggiunto avendo sviluppato l’amore reciproco.

Il processo evolutivo appena descritto non è solo per alcuni di noi; è il futuro dell’umanità. Siamo tutti destinati a raggiungere l’unione e il rispetto reciproco seguendo la legge dell’ amare gli altri come noi stessi. Questo è il significato dell’antica profezia: “E ad essa affluiranno tutte le nazioni” (Isaia 2:2).

Abramo il Patriarca, l’apripista babilonese che portò la notizia della nostra unione collettiva all’umanità, fu il primo maestro. Ci insegnò come unirci sulla base della misericordia e della gentilezza.  La sua progenie, Isacco, Giacobbe e Giuseppe e così via, perfezionarono e adattarono il metodo della connessione ai loro tempi.  Mosè fece lo stesso con il suo libro delle leggi, che noi chiamiamo Torah, e così fece Rabbi Shimon Bar Yochai con Il Libro dello Zohar.  

Ora anche noi dobbiamo trovare la strada per applicare la legge dell’amore per gli altri al nostro tempo. Specialmente oggi, in un periodo in cui l’odio e l’egocentrismo stanno corrompendo e distruggendo la civiltà umana, è il momento di elevarsi al di sopra dei nostri “io” insignificanti e di trovare un’unione comune che sia superiore a tutti noi e che ci unisca tutti.

Solo in questa sfera elevata troveremo modo di creare un mondo vivibile e rendere la nostra vita insieme piacevole, sicura e con un vero senso di appartenenza.