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Gli Ebrei: il capro espiatorio dell’Omicron

Alcuni giorni fa ero in Italia. Ho visto persone per strada che sembravano spente, senza una scintilla negli occhi, infelici.  Non solo in Italia, un paese gravemente affetto dal Covid-19, ma in ogni parte del mondo, la gente è stanca della comparsa costante di nuove varianti, proprio quando pensavano (e speravano) che la pandemia fosse finalmente sotto controllo.  Dato che il virus non scomparirà, la gente non potrà trattenere lo stress che si accumula, sfogheranno le loro frustrazioni  e disperazione, si rivolteranno contro i governi e alla fine sarà colpa, come sempre, del capro espiatorio, gli Ebrei. 

Questa settimana, in California,a Beverly Hills,  sono già circolati i volantini anti-semiti. I volantini contenevano i nomi dei dirigenti ebrei delle più grandi aziende farmaceutiche e accuse di un “secondo fine ebreo” dietro la pandemia.  Altra propaganda antisemita è ampiamente diffusa sulle piattaforma dei social media.

Questi volantini e tweet sono soltanto l’inizio dell’odio crescente verso gli Ebrei.  Arriverà il giorno in cui anche gli scienziati stessi attribuiranno il virus a un minuscolo gruppo di persone che nella storia è sempre stato  incolpato dall’umanità.  Diranno che gli Ebrei sono la fonte di tutte le varianti, proprio come nel medioevo  la gente iniziò a mormorare e chiedersi perché gli Ebrei non si ammalarono della peste nera, e da  lì si svilupparono e si dipanarono i complotti.

Ancora una volta la storia si ripete. 

Non siamo responsabili delle nuove ondate della peste come affermano gli antisemiti, ma siamo responsabili dell’atteggiamento sbagliato nei suoi confronti e di conseguenza la mancanza di consapevolezza da parte nostra. Il virus è un’interruzione del sistema genetico altruista della natura come risultato dell’egoismo umano. E’ qualcosa di complesso, ma ora vi spiego: i livelli della natura, inanimato, vegetale e animale, sono interconnessi su diversi piani, mentre noi, la specie umana, siamo distaccati dal funzionamento armonioso della natura. Gli esseri umani hanno un accresciuto desiderio egoistico che ci allontana e ci appesantisce l’uno con l’altro.

L’ego non solo ci porta a sfruttarci tra di noi per il nostro beneficio personale, ma ci porta anche a sfruttare ogni parte della natura.  Di conseguenza, la natura, che è programmata per l’equilibrio e la perfezione, provoca epidemie e crisi per aiutarci a vedere dove ci sono le rotture e i guasti e ci invita ad aggiustarli, ovvero a connetterci emotivamente e unirci con tutte le parti integrali della natura. Allora ogni cosa si sistemerà. 

Non capiamo ancora che siamo parti di un unico sistema integrale e che il suo equilibrio dipende dalle relazioni positive tra di noi.  Questo deve diventare chiaro e evidente.  Anche soltanto uno sguardo veloce dal  di fuori di noi stessi rivela quanto siamo lontani attualmente da questo stato desiderato e dal nostro ruolo come Ebrei nel modellarlo. Lasciamo che l’ego ci controlli e ci separi.  La nazione ebraica è mirata a essere una luce per le nazioni e aprire la strada dell’unione agli altri.  E’ la nostra missione.  Israele e le nazioni del mondo sono interconnesse in un unico sistema globale, e il mondo sente fortemente da dentro che siamo indifferenti al nostro ruolo.  Non c’è quindi da stupirsi se il mondo punta un dito accusatorio verso di noi. 

Se comprendessimo il nostro ruolo e lo mettessimo in pratica, potremmo stare di fronte al mondo e indirizzarlo a usare la pandemia per la correzione; potremmo essere una guida per diventare più uniti e compassionevoli gli uni verso gli altri, come un solo uomo con un solo cuore. Quando questo accadrà, nessuna afflizione circonderà l’umanità e l’antisemitismo cesserà.

Didascalia della foto:
Un foglio di carta con le parole ‘COVID-19 variante Omicron’ sono raffigurate in questa foto illustrativa di un nuovo coronavirus SARS-CoV-2 variante B.1.1.529, scattata a Kiev il 02 dicembre 2021. (Foto di STR/NurPhoto)

Non c’è un posto dove scappare

Nel 1938, dopo che i cittadini polacchi perpetrarono pogrom contro gli Ebrei in Polonia, l’influente poeta e cantautore ebreo Mordechai Gebirtig scrisse una canzone che avvertiva gli Ebrei polacchi del pericolo imminente. “Fuoco, fratelli, fuoco! La nostra città è tutta in fiamme!” scrisse. Testimoniò di aver pianto come un bambino quando scrisse quelle parole. Anche se la canzone divenne popolare e il ritornello era: “E voi vi trattenete e non date una mano”, questo non aiutò.

Come lui, il kabbalista Yehuda Ashlag, autore del commentario Sulam [Scala] al Libro di Zohar, aveva previsto la calamità. Essendo residente a Varsavia, mise in guardia gli Ebrei del luogo e cercò di fare in modo che centinaia di famiglie ebree venissero in Israele (allora Palestina) e si salvassero. Purtroppo per gli Ebrei, i capi della comunità di Varsavia li dissuasero dal piano promettendo che non sarebbe stato fatto loro alcun male.

Il mese scorso, alla vigilia del giorno dell’indipendenza della Polonia, centinaia di manifestanti si sono riuniti nella città polacca di Kalisz e hanno giurato di cacciare i nemici della patria in Israele, riferendosi ai 3.500 Ebrei che vivono oggi in Polonia. Hanno bruciato libri, gridato: “Morte agli Ebrei!” e nessuno li ha fermati.

Questo non succede solo in Polonia. Ogni giorno sentiamo di un’altra dimostrazione contro gli Ebrei in qualche luogo del mondo. Gli Ebrei vengono insultati a New York, picchiati in Belgio, i loro negozi vengono imbrattati con graffiti neonazisti in Germania, vengono assassinati in Francia, e sinagoghe e cimiteri vengono dissacrati in tutto il mondo.

A differenza dei giorni del Terzo Reich, oggi tutti vedono quello che succede. In alcuni casi, gli attacchi sono trasmessi in diretta sui social media. L’unica cosa che non è cambiata è la nostra compiacenza, la nostra cecità alla verità, dato che siamo nel mezzo di un’ondata antisemita che sta crescendo come una palla di neve e che nessuno può o vuole fermare.

Non dobbiamo soccombere a questa ottusità. Dobbiamo riconoscere la (molto) scomoda verità: se gli Ebrei prima della seconda guerra mondiale avevano un posto dove scappare, almeno in una certa misura, oggi non c’è più nessun posto dove scappare. Non c’è un rifugio sicuro per gli Ebrei.

L’unico rifugio che ci rimane è il legame che ci unisce. Dobbiamo forgiare un legame così stretto da formare uno scudo contro coloro che vogliono il nostro male. Ora è il momento di tornare ai nostri valori fondamentali: “Ama il tuo prossimo come te stesso” e “come un solo uomo con un solo cuore”.

C’è un potere spirituale nel legame tra di noi. È il legame che ci univa nei tempi antichi. È sempre stata la nostra protezione; quando l’abbiamo coltivata tra noi, ha sciolto l’odio delle nazioni verso di noi.

Non siamo una nazione isolata. I nostri antenati provenivano da tutta la Mezzaluna Fertile, e i popoli che vi abitavano si sono poi diffusi in tutto il mondo. La nazione ebraica racchiude al suo interno rappresentanti di tutte quelle nazioni, e questo piccolo, indistinguibile legame ci collega ad ogni nazione della Terra.

Perciò, quando facciamo pace tra di noi, le nazioni del mondo ci rispettano e fanno pace tra di loro. D’altra parte, quando siamo disuniti, l’umanità ci disprezza e ci incolpa delle lotte che scoppiano tra loro.

Per aiutare noi stessi e aiutare il mondo, dobbiamo smettere di scappare e guardarci l’un l’altro, guardare i fratelli che odiamo. Dobbiamo superare l’animosità che proviamo gli uni per gli altri non perché lo vogliamo, ma perché è ciò di cui il mondo ha bisogno, e l’unica cosa che lo farà smettere di perseguitare gli Ebrei.

Quando finiranno le cospirazioni contro gli Ebrei?

L’ultima montatura sugli Ebrei è che stiamo approfittando della diffusione del coronavirus. Chi sono esattamente questi Ebrei profittatori? Sono tutti loro o solo quelli che stanno tramando in tal senso? Per coloro che li odiano, non fa alcuna differenza. L’unica cosa che conta è che la parola ” Ebreo ” è attaccata ancora una volta alla parola ” colpa “.

Questo non è nuovo. Siamo stati accusati di tutte le disgrazie che l’umanità abbia mai sofferto. Tutto ciò che sconvolge, offende, ferisce o comunque non piace alla gente, viene spesso attribuito agli Ebrei. Gli Ebrei hanno subito libelli di sangue come la cottura delle matzah (il pane pasquale) con il sangue dei bambini cristiani. Nel Medioevo erano accusati di avvelenare i pozzi. Più tardi, si disse che dominavano la tratta degli schiavi dall’Africa all’America e sono sempre stati accusati di slealtà verso i paesi in cui vivono.

Quando si tratta di flagelli, si può essere certi che la colpa sarà degli Ebrei. Siamo stati accusati di aver causato la peste nera nel XIV secolo, di aver diffuso l’AIDS nel XX secolo e, in questo secolo, siamo accusati di aver diffuso il Covid-19.

Gli Ebrei sono stati anche accusati di manipolare i media per soddisfare i loro bisogni e la modernità ha anche creato un nuovo tipo di libello di sangue, accusando gli Ebrei di prelievo di organi. Inoltre, gli Ebrei sono spesso accusati di “crimini” contrastanti. I Comunisti li accusavano di aver creato il capitalismo; i Capitalisti li accusavano di aver inventato il comunismo. I Cristiani accusavano gli Ebrei di aver ucciso Gesù, e il filosofo francese François Voltaire li accusava di aver inventato e diffuso il Cristianesimo.

In breve, qualsiasi opinione sulla quale le persone dissentono, esse incolpano gli Ebrei della sua invenzione. Come se tutto questo non bastasse, gli Ebrei sono stati anche etichettati come guerrafondai e come codardi, razzisti e cosmopoliti, smidollati e inflessibili, e così via all’infinito.

Tuttavia, il fatto che l’antisemitismo sia irrazionale non significa che sia senza merito, senza una radice che lo causi. Infatti, pensare che non ci sia una ragione per l’antisemitismo è tanto irrazionale quanto l’antisemitismo stesso. Così come non c’è fumo senza fuoco, niente può succedere senza qualcosa che lo causi. Nel caso dell’odio per gli Ebrei, quel qualcosa ha alimentato il fuoco per millenni. Quindi, poiché c’è chiaramente una causa, dovremmo trovarla, curarla se possiamo e curarla prima che le fiamme divampino ancora una volta e diano un altro colpo al nostro popolo.

Allora come finirà l’odio per gli Ebrei? Penso che possiamo trovare la risposta nelle parole del dottor Kurt Fleischer, leader dei liberali nell’Assemblea della Comunità Ebraica di Berlino prima che i nazisti salissero al potere. Nel 1929, sosteneva: “L’antisemitismo è il flagello che Dio ci ha mandato per condurci insieme e saldarci insieme”.

Abbiamo istituito la nostra identità nazionale quando abbiamo promesso di unirci “come un solo uomo con un solo cuore”; siamo stati dispersi ed esiliati perché ci odiavamo l’un l’altro senza motivo;  riconquisteremo la nostra identità nazionale quando ripristineremo la nostra unità. Siamo stati scelti per dare un esempio, per essere “una luce per le nazioni” e nessuna dichiarazione che siamo come tutti gli altri aiuterà. La nostra “scelta” non ha mai riguardato la scienza, la cultura o l’ingegno.

Abbiamo dato al mondo Albert Einstein, Sigmund Freud e Leonard Bernstein. Un quarto dei Premi Nobel sono ebrei, anche se siamo solo lo 0,2% della popolazione mondiale, ma qualcuno è grato? Devo ancora sentire gli applausi. 

Il mondo non ci ringrazia per il nostro contributo in questi campi perché questo non è il contributo che si aspetta da noi. Il mondo non è ingrato, è insoddisfatto perché non ottiene da noi ciò di cui ha veramente bisogno: un esempio di unità. 

I nostri saggi ci hanno sempre detto che quando siamo uniti, siamo così forti che nessuno può sconfiggerci. È vero non per la nostra potenza militare, ma perché la nostra unità trasforma l’odio delle nazioni nei nostri confronti in rispetto e gratitudine. 

Più il mondo si divide, più cresce l’antisemitismo. Non è un processo cosciente, ma una reazione naturale e istintiva da parte di un mondo che attende un esempio di unità, e nessuno può fornirlo se non il gruppo che è stato designato a farlo: il popolo ebraico.

Non dobbiamo lottare contro l’antisemitismo; è una perdita di tempo. Dobbiamo lottare contro il nostro odio reciproco. Questa è l’unica cura per l’odio crescente verso gli Ebrei e per le nuvole di tempesta che si accumulano ancora una volta intorno al popolo ebraico.

Il Coronavirus e l’antisemitismo

Domanda: Fino a poco tempo tempo fa lei affrontava quotidianamente problemi di antisemitismo; ha scritto articoli e libri su questo argomento. All’improvviso è arrivato questo virus e ora è più impegnato a spiegare da dove viene questo nuovo colpo. Perché?

Risposta: No, non sono particolarmente impegnato ad occuparmi del virus. Capisco perché ci è stato dato. Questo è un compito abbastanza semplice. Non può essere trattato come antisemitismo, dove è invece necessario spiegare tutto a livello ideologico.

Domanda: C’è qualche legame tra ciò che sta accadendo ora e l’antisemitismo?

Risposta: Presto ci sarà. Presto gli ebrei saranno accusati di aver lanciato deliberatamente questo virus attraverso la Cina e l’Iran, cioè attraverso i loro detrattori.

Commento: Questo avviene già nei media iraniani.

La mia risposta: In Iran, questo è comprensibile. Presto in tutto il mondo i notiziari e le persone ne parleranno. Tuttavia, ci sono molte cose che possiamo fare. Ed è allora che inizierò di nuovo a spiegare le ragioni dell’antisemitismo.

Per ora è molto difficile spiegare alla gente la connessione tra il virus e gli ebrei, tra il loro ruolo storico e la connessione egoistica delle diverse nazioni.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il Coronavirus sta cambiando la realtà”

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Da qualche parte, lontano da qui…

L’antisemitismo nel mondo continua a crescere. Lo scorso 27 Aprile, in una sinagoga della California, durante la preghiera alla fine della Pasqua ebraica, è stato messo in atto un attacco terroristico nel quale ha perso la vita una persona e molte altre sono rimaste ferite. Tuttavia le persone ancora non ascoltano, sembra che quello che accade non le riguardi. Dopotutto, accade “da qualche parte, lontano da qui…”. Questo dimostra quanto il Creatore indurisca il cuore delle persone, al punto tale che rimangono indifferenti anche davanti ad eventi del genere. Soltanto sei mesi fa, in una sinagoga di Pittsburgh è avvenuta una tragedia simile, ma tutti se ne sono già dimenticati.

Per questo gli ebrei vengono chiamati il “popolo testardo”. L’individuo non risponde a questi avvertimenti e pensa che ciò che è accaduto nella strada accanto non può capitare a lui. Dimentichiamo quello che è successo ieri, per non parlare di qualche mese fa, e non notiamo che la tensione sta crescendo. Essere testardi significa ricevere un colpo, svegliarsi per un istante e poi dimenticare tutto come se nulla fosse accaduto.

Il problema è che non esiste una sensazione di dolore accumulato, che poi porti ad un punto in cui l’individuo è costretto a rispondere. Tutto scompare come acqua nella sabbia.

È importantissimo comprendere che questo non è un evento sporadico ma naturale, che va avanti secondo il fondamento della creazione. Questo processo continuerà e non cesserà a meno che non cominciamo a fare qualcosa a riguardo. La Kabbalah spiega questo fenomeno su base scientifica e avverte del pericolo da molti anni, mentre tutti hanno sempre riso di tale possibilità. Ora non c’è nulla da ridere, ma ancora nessuno vuole ascoltare i kabbalisti. Arriverà il momento in cui non ci sarà scelta e tutti dovranno ascoltare.
Indipendentemente da quanto possa essere stato testardo il popolo d’Israele, il Creatore li ha sempre guidati, nonostante tutto, fuori dall’Egitto colpendoli e facendoli soffrire. Oggigiorno si sta verificando la stessa situazione. I kabbalisti continuano ad avvertire, ma essi non ci credono, così come in passato non hanno creduto a Mosè.

Trovo molto simbolico il fatto che lo scorso 2 Maggio il mondo abbia marciato per la Giornata del ricordo dell’Olocausto, mentre lo stesso Olocausto si sta ripresentando.. O gli ebrei si uniscono, oppure sarà peggio per loro. L’unione è la soluzione non soltanto per l’antisemitismo, ma anche per la correzione generale del mondo, per la correzione dell’umanità, per la crescente crisi globale e per la prossima guerra mondiale, di cui è stato già detto molto.(1)

Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28/04/2019, lezione sul tema “Divulgazione della Saggezza della Kabbalah”

(1) Minuto 00:20

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Times Of Israel: “Il massacro alla sinagoga Tree of Life di Pittsburgh è una chiamata all’unione”

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo
Il massacro alla sinagoga Tree of Life di Pittsburgh è una chiamata all’unione

“È un albero di vita per coloro che vi si aggrappano e tutti i suoi sostenitori sono felici. Le sue vie sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono pace”. (Proverbi 3:18)

Dopo l’orribile attentato alla sinagoga Tree of Life di Pittsburgh le bandiere americane hanno sventolato a mezz’asta per 3 giorni. L’uccisione di undici persone e il ferimento di altre sei da parte di un bandito che non voleva altro che sradicare tutti gli ebrei, richiama la nostra attenzione sul fatto che è tempo di unirsi al di sopra delle nostre differenze e che chiniamo le nostre teste non solo per le famiglie e gli amici delle vittime, ma per riflettere sul perché un così atroce crimine di odio antisemita abbia avuto luogo e cosa possiamo fare per prevenire ulteriori attacchi futuri.

La ADL (Anti-Defamation League – Lega Antidiffamazione, organizzazione non governativa internazionale ebraica con sede negli USA) ha definito la sparatoria come “probabilmente l’attacco più funesto alla comunità ebraica nella storia degli Stati Uniti”. Nel 2017 in generale i reati di odio sono stati registrati come i più alti dell’ultimo decennio, con un aumento del 12%. Inoltre, gli attacchi agli ebrei sono stati circa il 54% di quei crimini di odio, nonostante rappresentino solo il 2% della popolazione degli Stati Uniti. Pertanto, mentre ci uniamo e preghiamo per le famiglie e gli amici delle vittime, dobbiamo capire che stiamo reagendo al sintomo di un problema che va intensificandosi.

L’albero della vita è per coloro che vi si aggrappano…

Per risolvere il problema alla radice e non aspettare che ad unirci temporaneamente siano le uccisioni di massa e altre crisi, dobbiamo riconoscere l’unione del popolo ebraico come la forza in grado di risolvere l’antisemitismo. Quando il popolo ebraico si unisce al di sopra delle differenze, l’amore copre l’odio, la pace copre i conflitti, la felicità copre tutto il vuoto del mondo e, miracolosamente, nel profondo, le persone sentono un nuovo tipo di soddisfazione nelle loro vite. E quando le persone sono soddisfatte, nelle loro menti non compaiono più i pensieri su come eliminare un’intera razza. Come funziona tutto ciò?

In che modo l’unione del popolo ebraico è una soluzione all’antisemitismo?

Storicamente, gli ebrei sono una testimonianza vivente di resilienza. Nel corso della storia siamo stati perseguitati dai romani, dall’Inquisizione Spagnola, dall’Impero russo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX e naturalmente da Hitler … eppure siamo sopravvissuti.

Le sfide dei nostri giorni non ci distruggeranno a meno che non resteremo seduti passivamente e non falliremo nell’usare questo evento di Pittsburgh come campanello d’allarme. Per rispondere alla chiamata e assicurarci che un tale massacro di ebrei non avvenga mai più, dobbiamo prima capire chi siamo, perché siamo qui e qual è il nostro ruolo e scopo su questo pianeta. Solo allora saremo in grado di comprendere il motivo per cui attraversiamo così tante tribolazioni e lotte, e solo allora potremo scoprire come cambiare verso un andamento positivo.

I padri della nostra nazione provenivano dalle diverse tribù di tutta la Babilonia e del Vicino Oriente. L’unica cosa che li teneva insieme era la loro convinzione che il principio di Abrahamo di misericordia e amore per gli altri fosse il modo giusto di vivere poiché trascendeva tutti gli altri valori e considerazioni, e così lo seguirono.

Siamo stati decretati la nazione ebraica ai piedi del Monte Sinai quando tutti i nostri membri si impegnarono ad unirsi “come un solo uomo con un solo cuore”. In seguito ci fu comandato di essere “una luce per le nazioni”, cioè di diffondere la luce dell’unione in tutto il mondo. Questo è ciò che ci rende unici. Poiché una volta sperimentammo l’amore fraterno, abbiamo la capacità di unirci ancora al di sopra delle differenze e di dare un esempio a chi ha così disperatamente bisogno di una tale guida.

Rav Kook ha riassunto il ruolo del popolo ebraico come segue:

“Lo scopo di Israele è quello di unire il mondo in una sola famiglia”.

Fino a quando manteniamo la nostra unione, prosperiamo e rimaniamo al sicuro. Quando la abbandoniamo il mondo ci considera un’influenza negativa e le manifestazioni antisemite riaffiorano con una vendetta, come evidenziato nell’attacco alla sinagoga Tree of Life.

Quando i nostri nemici colpiscono non ci chiedono a quale confessione apparteniamo, né quale sia la nostra origine, né se siamo di destra o di sinistra. Semplicemente ci colpiscono, convinti che i problemi del mondo saranno risolti cancellando gli ebrei dalla faccia del pianeta. Queste forze prepotenti dell’antisemitismo riemergono costantemente in modi diversi per costringerci ad unirci poiché ci allontaniamo sempre più dal realizzare il nostro ruolo di “una luce per le nazioni”.

Come possiamo capovolgere questa situazione

Invece di essere un esempio di unione, al resto del mondo irradiamo divisione. In uno stato del genere il mondo troverà sempre i motivi per odiarci e sentirsi giustificati nel cercare di distruggerci. Il punto da cui dipende la nostra prosperità è stato sinteticamente espresso da Samuel David Luzzatto:

“Il successo della nostra nazione dipende solo dal nostro amore fraterno, dal connetterci l’un l’altro come membri di un’unica famiglia”.

Io spero che useremo la scelta che abbiamo tra le mani per guidare il mondo dall’oscurità verso la luce, dal caos verso l’unione, elevandoci al di sopra delle nostre differenze. Non abbiamo bisogno di essere d’accordo su tutto, ma dobbiamo connettere i nostri cuori al di sopra di tutto ciò che ci separa.

Nello Shem MiShmuel è scritto:

“Quando Israele è ‘come un solo uomo con un solo cuore’, sono come un muro fortificato contro le forze del male”.

Unendoci saremo autorizzati a mettere delle radici come nazione, realizzando tra di noi e diffondendo agli altri la felicità, la piacevolezza e la pace contenute nelle parole: “È un albero di vita per coloro che vi si aggrappano e tutti i suoi sostenitori sono felici. Le sue vie sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono pace”. (Proverbi 3:18)
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Il Times Of Israel: “Perché esiste l’Antisemitismo?”

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Perché esiste l’Antisemitismo?

Al di là delle polemiche sulla questione anti ebraica

L’Antisemitismo è stato posto al centro di un recente dilemma semantico, con prospettive opposte in Europa e negli Stati Uniti in termini di ciò che è considerato antisemita e di una critica legittima da parte di Israele. Questo non fa altro che distogliere la nostra attenzione da quello che è il reale problema, ovvero perché secondo recenti studi, il fenomeno dell’Antisemitismo riceve un’attenzione globale drammatica, paragonabile al tempo della seconda guerra mondiale?

Il Partito Laburista britannico, di fronte a una crescente reazione popolare dovuta alle sue posizioni antisemite degli ultimi anni, ha adottato in pieno la definizione di Antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) che richiede la lotta contro l’odio e la discriminazione contro gli ebrei e la negazione dell’Olocausto, ma ha incluso un avvertimento sulla “libertà di parola su Israele”, il diritto di criticare la nazione ebraica e le sue politiche.

D’altra parte l’amministrazione Trump ha riaperto un caso di sette anni fa che implicava un presunto avvenimento di Antisemitismo alla Rutgers University sostenendo la pretesa di gruppi ebraici, che hanno da lungo tempo combattuto contro pregiudizi anti ebraici e l’ambiente ostile nei campus universitari in tutti gli Stati Uniti, promossi dal movimento di “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele. Come un vivido esempio di sostegno riconosciuto di questo movimento da parte degli accademici, solo pochi giorni fa un professore dell’Università del Michigan ha annullato la sua offerta di scrivere una lettera di raccomandazione per uno dei suoi studenti dopo aver appreso che voleva studiare in Israele.

Il Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti ha da poco segnalato che è disposto a confondere la linea tra la critica di Israele e la discriminazione contro gli studenti ebrei, nel momento in cui le condanne di Israele che mettono in dubbio la sua legittimità e il diritto all’auto determinazione del popolo ebraico siano definite antisemite. Se verrà realizzata, tale mossa sarà considerata da alcuni come una violazione del Primo Emendamento.

Potremmo continuare con molti altri esempi su questo problema. Forse è giunto il momento di affrontare questa questione da una prospettiva più approfondita sulla causa principale dell’innegabile Antisemitismo e sulla sua soluzione? Quattro anni fa pubblicai un articolo nell’edizione di stampa del The New York Times intitolata “Chi sei, Popolo d’Israele?” Dal momento che le critiche e le minacce antisemite da allora sono solo aumentate, mi piacerebbe ripubblicare questo articolo, dato che la soluzione a questo problema è proprio dietro l’angolo. Sta a noi metterla in pratica prima che sia troppo tardi.

Chi sei, Popolo d’Israele?

Di volta in volta, nel corso della storia, gli ebrei vengono perseguitati e terrorizzati. Essendo io stesso ebreo penso spesso allo scopo di questa implacabile agonia. Alcuni credono che le atrocità della Seconda Guerra Mondiale siano inimmaginabili oggi. Eppure vediamo quanto facilmente e improvvisamente riemerga lo stato mentale che precede l’Olocausto, mentre le grida “Hitler aveva ragione” risuonano ormai troppo spesso e troppo apertamente.

Ma c’è speranza. Possiamo invertire questa tendenza, e tutto ciò che dobbiamo fare è diventare consapevoli di una visione più ampia.

Dove siamo e da dove veniamo

L’umanità è a un bivio. La globalizzazione ci ha resi interdipendenti, mentre gli uomini stanno diventando sempre più pieni di odio e alienati. Questa situazione insostenibile, altamente infiammabile, richiede una presa di posizione sulla direzione futura dell’umanità. Tuttavia, per comprendere come noi, il popolo ebraico, siamo coinvolti in questo scenario, dobbiamo tornare da dove tutto ha avuto inizio.

Il popolo di Israele ha avuto origine circa 4.000 anni fa nell’antica Babilonia. La Babilonia era una fiorente civiltà le cui persone si sentivano connesse e unite. Dalle parole della Torah: “Or tutta la terra era d’una favella e di un linguaggio” (Genesi, 11:1).

Tuttavia, man mano che i loro legami diventavano più forti aumentava anche il loro ego. Iniziarono a sfruttarsi, e infine si odiarono a vicenda. Così, mentre i Babilonesi si sentivano connessi, il loro ego intensificato li rendeva sempre più reciprocamente alienati. Imprigionato fra l’incudine e il martello, il popolo di Babilonia cominciò a cercare una soluzione alla sua situazione critica.

Due soluzioni alla crisi

La ricerca di una soluzione ha portato a formare due visioni contrastanti. La prima, suggerita da Nimrod, re di Babilonia, era naturale e istintiva: la dispersione. Il re sosteneva che quando le persone sono lontane l’una dall’altra, non litigano. La seconda soluzione fu suggerita da Abrahamo, un famoso saggio babilonese di allora, il quale sostenne che, secondo la legge della Natura, la società umana è destinata a unirsi, e quindi si sforzò di unire i Babilonesi nonostante e al di sopra del loro ego crescente.

In breve, il metodo di Abrahamo fu un modo per collegare gli uomini al di sopra del loro ego. Quando iniziò a diffondere il suo metodo tra i suoi abitanti, Maimonides scrive: “In migliaia e decine di migliaia si radunarono intorno a lui, e … Egli piantò questo seme nei loro cuori” (Mishneh Torah, Parte 1). Il resto del popolo scelse la via di Nimrod, ovvero la dispersione, come i vicini litigiosi quando cercano di stare lontani gli uni dagli altri. Questi uomini dispersi divennero gradualmente ciò che ora conosciamo come “società umana”.

Solo oggi, dopo circa 4.000 anni, possiamo iniziare a valutare quale fosse la strada giusta.

Le fondamenta del popolo di Israele

Nimrod costrinse Abrahamo e i suoi discepoli a scappare dalla Babilonia; essi si trasferirono in quella che in seguito divenne nota come “la terra di Israele”. Lavorarono sull’unione e sulla coesione secondo il principio “Ama il prossimo tuo come te stesso”, connessi al di sopra del loro ego, e così scoprirono “la forza dell’unione”, il potere nascosto della natura.

Ogni sostanza consiste di due forze opposte, connessione e separazione, che si equilibrano. Ma la società umana si sta evolvendo usando solo la forza negativa: l’ego. Secondo il piano della Natura, siamo tenuti a bilanciare coscientemente la forza negativa con quella positiva, ovvero l’unione. Abrahamo scoprì la saggezza che consente l’equilibrio, e oggi ci riferiamo alla sua saggezza come alla “saggezza della Kabbalah”.

Israele significa “Diretti a Dio”

I discepoli di Abrahamo chiamarono se stessi Ysrael (Israele) per via del loro desiderio di andare YasharEl (direttamente a Dio, il Creatore). Cioè, desideravano scoprire la forza dell’unione della Natura per bilanciare l’ego che si frapponeva tra loro. Attraverso la loro unione si sono trovati immersi nella forza dell’unione, la forza superiore, la radice della realtà.

Oltre alla loro scoperta, Israele imparò anche che nel processo di sviluppo umano, il resto dei Babilonesi, che seguì il consiglio di Nimrod, e che si era quindi disperso in tutto il mondo ed era diventato l’umanità di oggi, avrebbe dovuto anche raggiungere l’unione. Anche oggi si avverte quella contraddizione tra il popolo di Israele che si è formato attraverso l’unione e il resto dell’umanità che si è formato in seguito alla separazione.

L’esilio

I discepoli di Abrahamo, il popolo di Israele, hanno sperimentato molte lotte interne. Ma per 2.000 anni la loro unione ha prevalso e questo è stato l’elemento chiave che li ha tenuti insieme. In effetti, i loro conflitti avevano lo scopo di intensificare l’amore tra di loro.

Tuttavia, circa 2.000 anni fa, i loro ego raggiunsero un’intensità tale da non poter mantenere la loro unione. L’odio infondato e l’egoismo sono scoppiati tra di loro e hanno inflitto loro l’esilio. In effetti, l’esilio di Israele, più che esiliare dalla terra fisica di Israele, è un esilio dall’unione. L’alienazione all’interno della nazione israeliana li ha fatti disperdere tra le nazioni.

Il ritorno al presente

Oggi l’umanità si trova in uno stato simile a quello vissuto dagli antichi babilonesi: l’interdipendenza accanto all’alienazione. Poiché nel nostro villaggio globale siamo completamente interdipendenti, la soluzione di Nimrod di separarsi non è più praticabile. Ora dobbiamo usare il metodo di Abrahamo.

Questo è il motivo per cui il popolo ebraico, che in precedenza ha realizzato il metodo di Abrahamo e si è connesso, deve riaccendere la propria unione e insegnare il metodo della connessione all’intera umanità. E a meno che non lo facciamo di nostra spontanea volontà, le nazioni del mondo ci costringeranno a farlo con la forza.

A proposito di questo, è interessante leggere le parole di Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company, nonché famigerato antisemita, nel suo libro L’Ebreo internazionale: “La società ha una grossa pretesa contro di lui [l’ebreo] che … cominci ad adempiere … l’antica profezia che per mezzo di lui tutte le nazioni della terra dovranno essere benedette”.

Le radici dell’Antisemitismo

Dopo migliaia di anni di sforzi per costruire una società umana di successo usando il metodo di Nimrod, le nazioni del mondo stanno cominciando a capire che la soluzione ai loro problemi non è né tecnologica, né economica, né militare. Sentono inconsciamente che la soluzione sta nell’unione, che nel popolo di Israele esiste il metodo di connessione, e quindi riconoscono che sono dipendenti dagli ebrei. Ciò fa sì che incolpino gli ebrei per ogni problema del mondo, credendo che gli ebrei posseggano la chiave per la felicità del mondo.

In effetti, quando la nazione israeliana cessò di portare avanti il suo compito, ovvero quello di diffondere l’amore per gli altri, tra le nazioni del mondo si diffuse l’odio per Israele. E così, attraverso l’Antisemitismo, le nazioni del mondo ci spingono a rivelare il metodo della connessione. Rav Kook, il primo Rabbino Capo di Israele, ha sottolineato questo fatto con le sue parole, “Amalek, Hitler, e così via, risvegliateci verso la redenzione” (Saggi del Raiah, Vol.1).

Ma il popolo di Israele non è consapevole di avere fra le mani la chiave per la felicità del mondo, e che la vera fonte dell’Antisemitismo è che gli ebrei portano dentro di sé il metodo della connessione, la chiave della felicità, la saggezza della Kabbalah, ma non li stanno rivelando a tutti.

Divulgazione obbligatoria della saggezza

Mentre il mondo geme sotto la pressione di due forze in conflitto, la forza globale per la connessione e il potere separatore dell’ego, stiamo cadendo nello stato che esisteva nell’antica Babilonia prima del suo collasso. Ma oggi non possiamo allontanarci gli uni dagli altri per placare il nostro ego. La nostra unica opzione è quella di lavorare sulla nostra connessione, sulla nostra unione. Siamo costretti ad aggiungere al nostro mondo la forza positiva che equilibra il potere negativo del nostro ego.

Il popolo di Israele, discendente degli antichi babilonesi che seguirono Abrahamo, deve attuare la saggezza della connessione, cioè la saggezza della Kabbalah. Sono tenuti a dare un esempio all’intera umanità, diventando così “Una luce per le nazioni”.

Le leggi della natura ci impongono di raggiungere tutti uno stato di unione. Ma ci sono due modi per arrivarci: 1) un sentiero lastricato di guerre mondiali, sofferenza, catastrofi, piaghe e disastri naturali o 2) un percorso di graduale bilanciamento dell’ego, il percorso che Abrahamo insegnò ai suoi discepoli. Quest’ultimo è quello che suggeriamo.

L’unione è la soluzione

È scritto ne Il Libro dello Zohar: “Tutto poggia sull’amore” (Porzione VaEtchanan). “Ama il prossimo tuo come te stesso” è la grande regola della Torah; è anche l’essenza del cambiamento che la saggezza della Kabbalah sta offrendo all’umanità. È fatto obbligo al popolo ebraico unirsi per condividere il metodo di Abrahamo con l’intera umanità.

Secondo Rav Yehuda Ashlag, autore del commentario Sulam (La Scala) a Il libro dello Zohar: “Spetta alla nazione di Israele di qualificarsi e tutte le persone del mondo … si evolveranno sino a che non si assumeranno il lavoro sublime dell’amore per gli altri, che è la scala verso lo scopo della Creazione”. Se riusciremo a farlo, troveremo soluzioni a tutti i problemi del mondo, incluso lo sradicamento dell’Antisemitismo.

Un muro fortificato

Dr. Michael LaitmanDomanda: Non capisco, cosa posso fare ora a livello personale per fermare il terrorismo?

Risposta: Dobbiamo venire a studiare. Non è possibile spiegare in poche parole l’intera Saggezza della Kabbalah. Tuttavia, la Saggezza della Kabbalah parla solo di come mettere in pratica la legge generale e fondamentale della natura chiamata “E tu amerai il tuo amico come te stesso” (Levitico 19:18). In altri termini, spiega che tutte le parti della natura sono collegate tra loro da relazioni buone e belle che si completano a vicenda, e di come proprio il popolo d’Israele sia responsabile di questa connessione.

Domanda: Supponiamo che io oggi cominci a studiare, gli attentati ad Israele continueranno e la gente sarà ancora uccisa?

Risposta: Non abbiamo un altro mezzo per fermare gli attentati se non quello di imparare come amare gli altri. Nient’altro ci aiuterà e la situazione può solo continuare ad aggravarsi. Non lasceranno nemmeno che ci opponiamo al terrorismo in alcun modo, visto che il mondo intero sarà contro di noi.

La prossima volta questa ondata di terrorismo sarà anche peggiore. Non voglio spaventarvi, ma è necessario capire che la situazione non cambierà in meglio. Non c’è motivo di sperare che i leader delle varie nazioni cambieranno e la nostra situazione potrà migliorare. Questo non aiuterà, poiché tutto dipende solo da noi, com’è scritto: “I cuori dei principi e dei re sono nelle mani del Creatore (Proverbi 21:1)”. Quindi, dobbiamo esaminare come noi, cioè voi ed io, saremo in grado di gestire il mondo.

Domanda: E’ interessante che anno dopo anno appaiono nuovi politici che promettono di risolvere questo problema con vari metodi, ma alla fine, nel migliore dei casi, tutto rimane com’era e, nella maggior parte dei casi, peggiora. Però lei dice che solo lo studio della Saggezza della Kabbalah, ovvero, il metodo della connessione e unione, può aiutare?

Risposta: E’ così che costringeremo tutti gli altri popoli del mondo a rapportarsi al popolo d’Israele. Questo influenzerà i nostri vicini, senza spiegazioni e negoziati, e placherà gli stati d’animo in ogni villaggio arabo o ad Afula, Nazareth, Jaffa e Gerusalemme.

Se vogliamo che si calmino o, meglio ancora, che diventino nostri collaboratori ed amici, possiamo farlo: dobbiamo solo cominciare a studiare la Saggezza della Kabbalah.

Nel libro Shem MiShmuel di Rabbi Shmuel Bornstein da Sochatchov è scritto che “Se Israele ritorna all’unione, allora le forze ostili non avranno possibilità di far loro del male, poiché diventano una sola persona con un solo cuore, sono come un muro fortificato davanti a tutte le forze del male”.

Non si tratta soltanto della forza di unione egoistica che vediamo in questo mondo, come nella Mafia, questa unione ci rende simili alla forza superiore della natura, e in questo modo conquistiamo la capacità di influenzare il mondo intero.

Così garantiamo che tutti si uniscano e siano connessi. Col raggiungimento dell’unione di tutti gli ebrei, senza altre parole, entriamo in quell’ordine naturale che obbliga anche tutti gli altri ad unirsi.

Baal HaSulam scrive che il popolo d’Israele fu creato come collegamento e, nella misura in cui si corregge, trasferisce il suo potere a tutti gli altri popoli del mondo, senza dire una parola. Per poter influenzare il mondo intero in modo positivo è sufficiente unirci tra noi, mentre otteniamo una reazione negativa dal mondo se il nostro popolo rimane separato e non si è unito.
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Dal Programma della radio israeliana 103FM, 11/10/2015

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Il popolo d’Israele- Il punto di connessione fra i mondi
L’ombrello dell’unità che ci può salvare
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La verità sul boicottaggio di Israele, Parte 1

Dr. Michael LaitmanUn fenomeno globale sta guadagnando strada davanti ai nostri occhi, un nuovo fronte contro Israele – diverse organizzazioni stanno boicottando Israele.

Il boicottaggio copre diversi ambiti come la cultura e l’economia. L’organizzazione che sponsorizza tali iniziative si chiama BDS (Boycott, Divestment and Sanctions/Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) specificamente fondata al fine di fare pressione sullo Stato di Israele.

Alcuni esempi recenti:

– In Australia, proprietari di negozi sono stati minacciati di essere uccisi se avessero continuato a vendere merce importata da Israele.

– La British Association of Journalists (l’Associazione britannica dei Giornalisti) è stata chiamata a boicottare le merci israeliane e ad imporre sanzioni su Israele.

– Sono state prese misure all’Aia per avviare un’indagine di “crimini di guerra” di Israele in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

– In Nord America il sindacato dei lavoratori postali, università e campus ha avviato un boicottaggio di Israele.

Io vedo questo come un fenomeno naturale logico e giuridico. La tendenza generale è che alla fine tutte le nazioni si rivolteranno contro di noi perché non stiamo eseguendo il nostro dovere nel mondo.

Come scrive Baal HaSulam: ci hanno dato un certo periodo per organizzare e costruire una nazione in modo che saremo in grado di realizzare il nostro obiettivo. I Kabbalisti spiegano che dobbiamo aprire gli occhi della gente in modo che capiscano il mondo in cui viviamo e lo scopo dell’esistenza.

Il nostro compito è di dare un esempio di unità che ci permetta di scoprire la forza superiore nella connessione fra noi. Però non stiamo facendo questo. Come risultato, l’umanità soffre perché la forza superiore non è rivelata, e invece affonda in stati difficili che si sostituiscono continuamente l’un l’altro e aumentano solo la negatività. Le persone sentono nel loro subconscio che tutto succede a causa della nazione Israeliana. Oggi danno la colpa allo Stato di Israele e nel passato quando non esisteva, hanno incolpato gli ebrei che si sono sparsi in tutto il mondo.

Continua…
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Da Kab.TV “La verità sul boicottaggio di Israele” 03.06.2015

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Un popolo tessuto dal filo di un’idea

Antisemitismo nei collegi degli Stati Uniti

Dr. Michael LaitmanNelle notizie (da Breitbart): “Uno studio intitolato ‘National Demographic Survey of American Jewish College Students 2014 [Indagine demografica nazionale degli studenti universitari ebrei americani]’ condotta nella primavera del 2014 dal Trinity College in Hartford, Connecticut, ha rivelato che oltre la metà degli studenti di collegi ebrei hanno sperimentato l’antisemitismo nel campus.

“I tassi di vittimizzazione per gli studenti con caratteristiche sociali diverse – come tipo di campus, anno di studi, academic major [tema per la laurea principale], demografia, religiosità o politica – variava da un minimo del 44 per cento a un massimo del 73 per cento. C’era una variazione minima nei tassi in tutte le regioni degli Stati Uniti, suggerendo fortemente che l’antisemitismo nel campus è un problema a livello nazionale.

“L’indagine ha rilevato che le studentesse avevano più probabilità rispetto agli uomini di segnalare l’antisemitismo.

“‘Le donne ebree sembrano sentirsi più vulnerabili nel campus, con il 59 per cento delle studentesse contro il 51 per cento degli studenti maschi, che dice di aver personalmente assistito o sperimentato l’antisemitismo,” ha detto Keysar. ‘Questo divario di genere è preoccupante e deve essere ulteriormente esplorato.’

“Storicamente, gli uomini ebrei ortodossi erano più probabili bersagli di odio, poiché tendono ad essere facilmente identificabili. Questo studio ha rivelato che sui campi dei collegi, “Studenti ebrei conservatori ed ebrei riformatori hanno più probabilità di studenti ortodossi a riferire di essere vittime… L’appartenenza a un’organizzazione ebraica campus aumenta anche la probabilità di uno studente di segnalare antisemitismo.’…

“Lo studio è stato condotto l’estate scorsa prima della guerra fra Hamas ed Israele che ha portato ad un incremento di antisemitismo in tutto il mondo.”

Il mio commento: La guerra è solo un pretesto per la manifestazione dell’odio che scatena antisemitismo per l’Ebreo. Inutile dire che, né gli europei né gli americani provano pena per gli arabi; allo stesso modo, gli Arabi in questi paesi non si sentono dispiaciuti per le persone sfortunate di Gaza. Altrimenti, avrebbero fermato la guerra!

Però sono in realtà alla ricerca di una scusa per la distruzione di Israele–e se diverse migliaia di persone muoiono nel raggiungimento di questo obiettivo ~ non importa. L’odio è più grande dell’amore per i propri figli!

Secondo la Torà, non c’è nulla al di sopra della vita umana. Si scopre che Israele scambia migliaia di assassini per un soldato rapito. Però Israele ha la colpa–proprio per quella mancanza di unità che di per sé non porta tutto il mondo all’unificazione, cioè, è indirettamente responsabile di tutte le guerre e le sofferenze…
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