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Non scappare dalla società

Lo Zohar, Capitolo “BeShalach (Quando il Faraone ha lasciato andare le persone)”, punto 11: E lei disse, “Io dimoro nel mio popolo”. Che cosa significa? Quando il giudizio pende sul mondo, una persona non dovrebbe separare sé stessa dal pubblico, e non dovrebbe essere distinta dall’Alto, e non dovrebbe essere riconosciuta separatamente.

Perché quando il giudizio pende sul mondo, quelli che sono conosciuti e registrati separatamente, anche se sono dei giusti, sono presi per primi. E quindi, una persona non dovrebbe separarsi dagli altri. Perché la misericordia del Creatore è sempre per le persone riunite insieme. E anche per questo, lei disse: “Io risiedo nel mio popolo e non voglio separarmi da loro, come ho fatto fino ad oggi”.

Si riferisce sia alle percezioni esterne, corporali, sia a quelle interne, spirituali. Iniziamo dalle ultime.

Un’anima unificata è stata divisa in molte parti. “Nel mio popolo” significa con la comunità che è stata creata dalla combinazione delle parti disconnesse, che correggono sé stesse attraverso la connessione di uno con l’altro. Loro superano il loro ego individuale che repelle uno dall’altro e da “le persone del Creatore”. Dopo tutto, queste parti condividono l’intenzione per la dazione e per questo somigliano al Creatore. Per questo motivo vengono chiamate “Il mio popolo”. Si riferisce alla collezione di vasi individuali, frammentati che si riuniscono con l’intenzione per la dazione, che ha anche il Creatore.

Queste parti si connettono con un’intenzione reciproca per la dazione per poter diventare il supporto, il vaso di rivelazione del Creatore come l’attributo generale di dazione. E senz’altro, il fenomeno chiamato “Creatore” (Bo-Reh), che significa “vieni e vedi” è rivelato in quest’assemblea. Questa è la formula per la rivelazione del Creatore nei vasi corretti: “Io dimoro nel mio popolo”.

Nel piano corporale significa che le grandi masse di persone sono sotto la Provvidenza generale che le mette in azione.

Più tardi Lo Zohar parla di giudizio che “dipende dal mondo”. “Il mondo” significa occultamento, una connessione egoistica, nella quale l’ego generale collettivo si rivela. E “una persona non dovrebbe separarsi dal collettivo”. Potremo chiedere perché? Se l’attributo dell’ego, “giudizio”, è rivelato nelle persone, allora perché non dovrebbero scappare da esso?

Il fatto è che guardandolo attraverso il prisma spirituale, io vedo un disegno totalmente diverso. Io vedo tutti i miei desideri che dipingono il “mondo esterno” immaginario per me. Se io scopro l’attributo di giudizio in essi, io li devo correggere per mezzo dell’attributo di dazione e dirigere questa regola all’attributo per la dazione. Questa è la missione d’Israele: Invece di scappare dal collettivo, io devo esserci dentro e cercare di correggerlo.

Lo Zohar continua, “quando il giudizio pende sul mondo, quelli che sono conosciuti e registrati separatamente, anche se sono giusti, sono “presi per primi”. Perché? Perché se una cert’attitudine della persona anela la dazione, è “presa per prima” e inizia a operare per ricevere poiché la fonte della Luce risiede proprio in essa.

È lo stesso nel nostro mondo, come dice Baal HaSulam alla fine dell’ “Introduzione al Libro dello Zohar” che il “giudizio” colpisce i migliori di noi. Per questo, le persone che arrivano alle altezze del raggiungimento vivono in difficoltà.

“La misericordia del Creatore è sempre per le persone riunite insieme” perché è qui che ha luogo la correzione. Allora, se vogliamo essere corretti e avanzare, non dobbiamo staccarci dal pubblico. Dobbiamo fare tutto il possibile per esserci dentro, per sentirlo il più possibile, anche se non è gradevole, e preoccuparci delle persone, introducendo la conoscenza, sensazione, e tutto il possibile per loro ed essere certi del loro avanzamento. Loro sono il vero scopo del Creatore e Lui è rivelato solo nella nostra connessione con le persone, come la scintilla nel desiderio di ricevere.

Perciò è detto: “Io dimoro nel mio popolo e non voglio separarmi da loro, com’ero fino ad oggi”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.04.2012, “Il ruolo di Israele ed il mondo“)

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Un’educazione amorevole

Domanda: La creazione di fondamenti teorici del nostro corso include molti aspetti: la creazione di programmi e la scrittura. Le donne possono partecipare a questo lavoro?

Risposta: Le donne non devono partecipare nell’integrazione sia pratica sia teorica, ma possono assisterci. Alcune donne hanno un sentimento interiore speciale, ma ne ho trovate soltanto poche così. Tra la grande quantità di donne che io sento e osservo, queste donne dovrebbero essere una tra mille, non più di questo.

Commentario: Va bene, ma a casa…

Risposta: A casa una donna non ha il diritto di puntualizzare il marito su qualsiasi cosa. Non deve! In questo modo reprime il marito. Deve agire delicatamente, come una madre con il figlio. Quando fa questa parte, come una madre con il figlio, lei ottiene tutto. Ma con la pressione conduce solamente alla discussione e al divorzio. Questo non è curare.

E il marito ha bisogno di cure. Lei vuole questo. E avere cura può essere fatto solamente con amore.

Commentario: Oggigiorno l’80% delle donne rimproverano costantemente i loro mariti, segnalandoli di fare le cose in maniera incorretta, di spendere il loro tempo nelle cose sbagliate, e cosi via.

Risposta: É per questo motivo che il 60, 70% dei giovani non desidera sposarsi. È giusto! Perché dovrei volere una famiglia cosi? E questo conduce sia al divorzio sia a che le persone non pensino a sposarsi e perfino a coabitare senza avere degli obblighi.

Gli abbiamo educati in maniera incorretta.

Domanda: Che cos’è l’educazione in relazione alla comunicazione tra uomo e donna?

Risposta: Essi non dovrebbero parlare di quanto sia cattivo uno o l’altro. Qualsiasi cosa tranne questa. Io non parlo mai di questo con mia moglie. Abbiamo smesso di farlo prima di sposarci, durante i primi tempi di fidanzamento.

Alcune volta accade di segnalare al proprio partner delle cose perché vedi che facendole si fa del male. Allora puoi dire gentilmente che sta facendo male alla sua salute. Ma non devi farlo mai direttamente. Che cosa ti darà questo? Le cose accadono, ma questa dovrebbe essere un’eccezione e non la regola.

E allora, di che cosa dovrebbero parlare le persone? Solamente di cose gradevoli. L’uomo ha bisogno di andare a casa come da sua madre, che avrà cura di lui e lo terrà al caldo. Lui deve sentire che la sua casa è la sua fortezza, non la sua prigione. Se no, che cosa ci tornerebbe a fare? Adesso viviamo come pensiamo.

Domanda: Allora, su che cos’è l’educazione?

Risposta: Se tu mostri al tuo compagno che lo (la) ami, loro indirettamente vedranno che alcune delle loro azioni sono indesiderabili e dannose, e non le faranno. Se tu mostri indirettamente di aspettarti qualche cosa da loro, loro sentiranno di poter farlo per te. Ma questo può essere fatto unicamente con gentilezza.

L’educazione va fatta solamente con gentilezza. Un bambino piccolo cresce solamente se gli dai, se lo soddisfi, se ti prendi cura di lui. La stessa regola si applica se desideri cambiare o formare una persona.

Domanda: E allora dove è il posto per lo “sferzino”, la seconda linea, che deve essere presente?

Risposta: Questo non deve esistere tra un uomo e una donna. Mai.

Dobbiamo interagire tra di noi causando solamente dei sentimenti positivi nei nostri partner e causare poco disappunto, solo al punto della personale abilità di cambiare costantemente. Se il tuo partner vede che dalla sua prospettiva l’azione è corretta, ma non dalla tua, e tu lo mostri con una grande offesa, anche se non lo riguarda, questo non aiuterà a correggere le sue azioni. Uno dovrebbe essere intelligente in questo.

Ma vediamo che non educhiamo assolutamente le persone in questo mondo. Quando una persona si laurea, sa un poco di fisica, un poco di matematica, ed è tutto. Entra nella vita senza la conoscenza dell’interazione o l’educazione dei bambini – nessuna conoscenza. L’unica materia che è stata introdotta nelle scuole è l’educazione sessuale, che è necessaria unicamente per completare tutto il resto. Per questo motivo la nostra educazione, se possiamo chiamarla cosi, è molto brutta.

L’educazione integrale fa si che nella famiglia le persone danno le une alle altre poiché la famiglia può essere costruita solo su concessioni reciproche. Il mio insegnante diceva che l’amore è qualche cosa che cresce dalle concessioni reciproche, quando “metti te stesso da parte”, e permetti che l’altra persona entri in te, e lei fa la stessa cosa e ti fa entrare in sé. Né risulta che ogni partner entra uno nell’altro, e questo segmento reciproco è chiamato famiglia, e la sensazione del tuo partner dentro di te è chiamata amore.
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(Tratto da “Una conversazione sull’educazione integrale” n.10, 16.12.2011)

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Le coppie trascorrono insieme meno di 30 minuti al giorno

Nelle notizie (del Mirror): “Il lungo lavoro quotidiano sta lasciando alle coppie stressate solo 30 minuti di tempo qualitativo insieme ogni giorno”.

“Un’indagine ha trovato che il 30% delle persone ha pensato che, come risultato, le loro relazioni ne abbiano sofferto”.

“E l’89% ha sentito che avrebbero fatto progressi se si fossero visti di più, cenando insieme o uscendo, per esempio”.

“Eatwelshlamb.co.uk, che ha condotto il sondaggio, ha detto: “Noi incoraggiamo le coppie ad essere sicure che ci sia almeno il tempo di una significativa conversazione”.

Il mio commento: La natura ci forzerà a riportare l’ordine nelle nostre vite. Attraverso le punizioni, noi scopriremo che non c’è altro modo che l’equilibrio con la natura. Attraverso la sofferenza, noi capiremo che abbiamo bisogno di conformaci alla legge della natura, piuttosto che inventarci da soli. È un peccato che l’umanità impari da lunghe ed amare esperienze.
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Giudici e guardie a tutti gli ingressi

E’ stato detto: “Dovreste mettere dei giudici e della guardie a tutti gli ingressi”. I giudici sono coloro che “energicamente” decidono cosa un uomo dovrebbe fare di se stesso e di conseguenza creano dei potenziali ostacoli. Invece le guardie sono coloro che attivamente mettono in pratica le decisioni, mettendo l’uomo fuori strada e allontanandolo. Le responsabilità sono divise, come avviene di solito nel nostro mondo.

A livelli più alti, questa situazione potrebbe essere vista come gli stati si piccolezza e di grandezza. I giudici decidono di un uomo in base alle sue “virtù” (GE, le forze di Binà, la Luce di Hassadim che è presente in lui), valutandole in base alla crudezza del suo desiderio di ricevere, come se si trattasse di una scala. Le guardie si occupano di già dei desideri di ricevere che richiedono dei supervisori e dei responsabili che facciano in modo che questi desideri non progrediscano e che quest’uomo non usi il suo AHP.

Questo è lo stesso lavoro, e dipende dallo stato in cui un uomo si trova: sia che si trovi nel doppio o nel singolo occultamento, nella singola rivelazione (premio e punizione), o nella doppia rivelazione (amore). Di conseguenza, l’atteggiamento dei giudici, dei supervisori, e, poi, delle guardie cambia.

E anche tra gli stessi giudici ci sono dei diversi generi. L’intero studio del Talmud Babilonese è costruito su queste discussioni, sui problemi del desiderio di ricevere. Si tratta dell’indicazione di come un uomo dovrebbe analizzarsi e quindi costruire se stesso, per essere la sua propria guardia o supervisore e, prima di tutto, il suo proprio giudice.

Un uomo paragona il suo stato con ciò che è scritto nel Talmud e stabilisce in quale livello si trova, quali esempi deve applicare a se stesso al livello inanimato, vegetativo, animato e parlante del desiderio. Egli vede a quale livello di desiderio egli provoca dei danni attraverso il suo egoismo e in che modo egli può compensarlo, cioè correggere i danni causati dall’ego che ha rotto i suoi limiti.

L’intero Talmud e tutto il lavoro ai vari livelli spirituali hanno a che fare con tutto questo. Se apriamo il Talmud Babilonese, vedremo che tutte le discussioni ed i contrasti sono solamente su questo argomento, fino alle più minuziose precisazioni dei minimi dettagli.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Gli scritti del Rabash)

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A garanzia gli uni degli altri

Domanda: Se un uomo di cui mi sono fatto garante viene espulso dal Congresso, significa che anch’io vengo espulso con lui?

Risposta: Naturalmente.

Ti dirò solamente una cosa: se tutti noi ci impegneremo, nessuno violerà le regole del congresso. Se la forza del gruppo risiede in mezzo a noi, se veramente ci uniamo tra di noi, nessuno rimarrà in disparte. Infatti, noi creeremo la forza spirituale che attirerà gli uomini come una calamita, ed essi non saranno in grado di pensare in modo diverso.

Siamo tutti garanti gli uni degli altri, e produciamo questa forza generale. A questo punto viene richiesto un serio approccio: silenzio, nessuna parola inutile. Ed in questo modo ci manterremo nell’unione.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Regole del Congresso di Arava)

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Gli scimpanzé sanno amare, cosa dire della gente?

Non a caso la società umana sta diventando più compressa, chiusa ed omogenea. Apparentemente, questo è un processo naturale programmato nel nostro sviluppo. Noi possiamo osservarlo dall’esterno, studiarlo ed analizzarlo, ma questo è un fatto. Non importa che ci piaccia o no, ma c’è un certo processo di sviluppo della nostra natura che dobbiamo subire e queste forme devono essere rivelate.

Quindi, non abbiamo scelta ed ovviamente, dobbiamo costruire una società più connessa, più amichevole e più calda, basata sul supporto e la partecipazione reciproca. Tutte le antiche fonti, le religioni e le credenze dicono che alla fine dobbiamo arrivare all’amore.

Le persone che vivono nella natura, lontane dalla gente, dicono la stessa cosa. Loro sentono l’amore che viene dalla natura ed il suo interesse per tutto quello che è contenuto in essa, e noi relazionandoci con gli altri egoisticamente, osservando dalla nostra prospettiva egoistica, non notiamo questo amore.

Una volta ho parlato con Jane Goodall, la quale ha vissuto nella giungla, tra gli scimpanzé per 17 anni; lei ha ricevuto il Premio Nobel per la ricerca. Le ho chiesto quale fosse la cosa più importante che aveva imparato dall’emozione di vivere tra gli scimpanzé nella giungla, laddove non c’erano altri umani e se loro erano pronti ad accettarla come una di loro. Lei ha risposto: “Amore, questo è quello che ho sentito tra loro. Sebbene loro cerchino sempre di risolvere dei problemi e sembrino gridare, questo è solo per risvegliare l’amore ed io ho cominciato a scoprire la stessa cosa negli alberi, la foresta, il cielo e la terra …”.

Dr. Jane Goodall ed il Dr. Michael Laitman,
Arosa Forum, Svizzera

Lei ha fatto una scoperta anche se non ha un carattere sentimentale. Una persona, che è arrivata da una vera giungla americana ed ha vissuto per così tanti anni nella giungla, ha rivelato lentamente che l’intera natura è piena d’amore.

Noi qui stiamo davvero affrontando un enorme problema. Tutte le religioni, le credenze e le diverse pratiche spirituali dicono in coro che l’essere umano deve raggiungere l’unità universale, se non l’amore, almeno le buone relazioni, senza le quali l’umanità non può semplicemente continuare ad esistere.

Per farlo, noi attraversiamo questo processo per sentire il bisogno, per voler arrivare all’amore, per sviluppare delle nuove relazioni. È impossibile forzare qualcuno all’amore! Io posso pagare dei soldi per comprare tutto eccetto l’amore. È impossibile acquistare una gentile attitudine per i soldi, ma l’amore è un sentimento molto speciale, separato da tutte le altre emozioni umane!

Per esempio, sento che voi siete diventati importanti per me perché mediante voi io imparo, capisco e realizzo qualcosa di nuovo nella vita. Voi diventate cari per me così come il tema che voglio raggiungere con il vostro aiuto. Quindi, una buona relazione si costruisce tra noi.

Noi vogliamo entrare in simili relazioni reciproche quando noi abbiamo bisogno di stabilire la verità. Perché io ho bisogno di voi e voi di me, c’è fiducia tra noi nella misura in cui posso relazionarmi a voi, ma se all’improvviso qualcuno viene e paga di più e vi porta più soddisfazione e piacere, tutta la vostra fiducia e lealtà scomparirà.

Ecco perché, noi ci troviamo in una situazione inusuale. Il nostro sviluppo ci ha portati a sentire che dipendiamo gli uni dagli altri e questo è richiesto per stabilire delle buone relazioni reciproche, nella misura in cui dovremmo amarci a vicenda! Altrimenti, non avremo la corretta fiducia di cui abbiamo bisogno per ottenere una buona vita oggi.
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(Da un Episodio su Kab.Tv “Una Nuova Vita”, Episodio 6, del 3.01.2012)

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Vendesi “Amore”

Domanda: Nei paesi occidentali un po’ dappertutto vengono usate per scopi pubblicitari le donne in un contesto sessualmente più o meno esplicito. Perché l’uomo moderno considera la donna un oggetto sessuale?

Risposta: Questo avviene per via del fatto che nel corso degli anni la nostra inclinazione al male (il desiderio egoistico) ha raggiunto dimensioni enormi. Non l’abbiamo corretta e quindi è rimasta ancora ad un livello animale. L’attrazione sessuale è il richiamo più semplice e naturale che sia facilmente utilizzabile. Praticamente tutto le ruota attorno; e’ molto semplice creare un’intera “industria dell’amore” che includa film,TV, musica, ecc.

Nel passato non era mai stato costruito un ideale simile di “amore”. La nostra percezione dei tempi passati non ha importanza, la gente prima era più diretta e semplice. Gli uomini sposavano una donna “appropriata” nel loro vicinato e creavano una famiglia senza coinvolgere queste “alte problematiche”. La glorificazione dell’”amore” è stata avviata circa 150 anni fa; prima non era mai esistito alcun “culto” associato.

Questa nozione-venerazione dell’amore non è sorta per caso. Dopo tutto l’uomo è una cosa fatta per il piacere. Da che cosa può sentirsi soddisfatto? Che bene poteva trovare nella vita? Così è stata creata un’industria dell’amore in vendita all’ingrosso. Usa un piacere semplice, potente e a buon mercato, che a differenza di altri, praticamente non richiede investimenti. Oggi questo viene sfruttato pesantemente su internet e sulla TV senza alcun limite.

C’è di più, ingozziamo i nostri bambini con gli effetti collaterali della “rivoluzione sessuale”. Con l’aiuto dei media la società sommerge il bambino di stereotipi adulti che sono innaturali per la giovane generazione. Assieme agli ormoni che i bambini assumono con il cibo, stiamo violando il processo naturale della crescita e forziamo letteralmente i bambini a “mutare”. Questo è solo uno degli aspetti della crisi generale.

Noi riteniamo di trovarci in una società intelligente e razionale con determinati principi e molta esperienza; se così fosse, come possiamo permettere che queste cose succedano? Nel passato, i genitori facevano di tutto per proteggere i bambini dalle cattive influenze, gli davano il meglio di quello che potevano e coltivavano nei loro bambini alti valori spirituali. Cosa facciamo oggi con i bambini? Perché permettiamo che i mass media contemporanei pieni di crudeltà, cinismo ed indecenze interferiscano con le vite dei nostri bambini?

Perché tolleriamo la volgarità con il nostro silenzioso assenso?

Un bambino va a scuola, vede la televisione e naviga in internet. L’ambiente lo incide in modo che  diventi simile a lui. Perché non ci preoccupiamo di questi fatti? Abbiamo forse qualcosa di più prezioso dei nostri bambini?

Non possiamo certo confinarli entro quattro mura; così devono essere spenti i canali che versano veleno nelle orecchie dei nostri bambini. Almeno curiamoci della nostra progenie visto che abbiamo già perso gli adulti. La società dovrebbe essere ritenuta responsabile dei contenuti offerti alle giovani generazioni, e non dovrebbero essere imposte loro le cose superflue.

Ritornando all’argomento della donna, non dovremmo obbligare le ragazze a pensare di essere nate per sedurre l’uomo e quindi ad avere un look corrispondente. Facendo in questo modo fomentiamo la prostituzione e creiamo degli standard sbagliati per le relazioni tra i generi, solo perché qualcuno ci ricava dei soldi. In questo modo o in un altro tutto ruota attorno al denaro.

Fino a quando permetteremo ai media di “educare” le persone sino a deformarle, non potremo aspettarci nulla dalla gente. Allo stesso modo, la situazione può migliorare solo con l’aiuto dei media, ma dovremmo tenere sotto controllo le loro attività.

La società dove essere richiamata all’ordine; e tra le altre cose questo significa che i media devono essere regolamentati. Non stiamo parlando della libertà di espressione, ma piuttosto della libertà dell’istinto animale. I media dovrebbero essere organizzati in modo differente e continuare a lavorare per l’interesse comune piuttosto che per il guadagno delle agenzie pubblicitarie e dei loro affiliati.

Dobbiamo iniziare con l’educazione di massa; altrimenti non c’è più nessuno con cui parlare; le persone sono già state incise e percepiscono la situazione corrente delle loro relazioni amorose come l’unica possibilità che esista.

Quindi i genitori portano priorità vaghe; stanno a guardare indifferenti mentre i loro bambini si degradano. Se una determinata persona, qualcuno più grande od un adulto, stesse facendo del male a mio figlio, io farei qualunque cosa possibile per fermare ogni contatto tra di loro. Eppure, in qualche modo, capita che non prendiamo azione verso i media. Al contrario gli permettiamo consciamente di entrare nelle nostre case e diamo assenso a quello che fanno. La stessa cosa si applica alle scuole.

La gente si è semplicemente arresa. Preferiamo mantenere il nostro buon umore conformandoci alla situazione e pensando che tutto vada per il verso giusto. Il nostro problema comune è che siamo completamente (e non parzialmente) tranquilli.

Modificare l’ambiente ci porterà un po’ di sollievo, ma prima dobbiamo fare un po’ di pulizia. Sino ad ora abbiamo lasciato che il tempo passasse mentre eravamo annullati dalla nostra indifferenza.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.12.2011, “La Libertà”)

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L’origine dell’amore

Il Creatore ha creato il desiderio con l’aiuto della Luce, che colpisce il desiderio e gli trasmette le Sue qualità in modo tale che tutto ciò che è buono nella Luce, diviene negativo nel desiderio. Il bene si dipinge come una mancanza, un bisogno, una richiesta ed un vuoto, mentre nella Luce le stesse cose si manifestano come un desiderio di dare.

In altre parole, le cose che nella Luce sono così abbondanti ed importanti, nel desiderio diventano l’opposto, una concavità.

Entrambe le parti sono simili ed allo stesso tempo hanno una natura contraria: tutto quello che c’è nel desiderio di dare del Creatore, nella creazione esiste sotto forma di desiderio di ricevere.

Lo scopo della creazione è di trasformare la sensazione di vuoto (il desiderio di ricevere) nella somiglianza al Creatore.

Come si può ottenere? Se riempiamo semplicemente il desiderio non diventerà simile al Creatore (la Luce), piuttosto il riempimento abbasserà di rango il desiderio finché diventerà persino più opposto alla Luce perché riceve attivamente. La Luce è perfetta, da costantemente, quindi il pieno riempimento della creazione non risolverà il problema.

Come possiamo rendere il desiderio di ricevere simile al desiderio di dare, se non impieghiamo il modo di agire del Creatore, la dazione? Tutto quello che fa il Creatore è dare e riempire la creazione, la quale è incapace di interagire con la Luce in altro modo se non ricevendo da Lei.

Il problema è stabilire la giusta connessione tra loro, non tra le due azioni, piuttosto tra l’essenza del Creatore e l’essenza della creazione.

Ciò significa che dobbiamo compararle non dal punto di vista delle loro azioni, ma piuttosto dal punto di vista della loro attitudine reciproca; non importa che l’una riceva costantemente dall’altra, mentre l’altra dona costantemente; si completano a vicenda e come risultato di questo riempimento, sentono la connessione interna tra loro; è irrilevante chi dia la festa e chi sia sull’estremità ricevente. Ciò è simile ad una madre ed un figlio: lei gli da tutto quello che può, ma in cambio riceve anche di più, dato è connessa al figlio tramite l’amore.

È qui che avviene e deriva una sensazione d’amore. Se noi scegliamo di considerare indispensabili queste due irresistibili azioni che avvengono tra il Creatore e la creazione, dobbiamo costruirvi  sopra una super struttura.

Come facciamo a connetterli e farli diventare simili l’uno all’altra attraverso queste due azioni? Come possiamo unire lo scopo, l’essenza del Creatore, all’essenza della creazione?

Originalmente il Creatore desidera riempire la sua creazione e fornirla di tutto. Lui è pieno della proprietà dell’amore e questa è la ragione per la quale i cambiamenti non si applicano mai al Creatore.

Il Creatore ha dato origine alla creazione, all’universo, ai mondi e a tutte le condizioni per la nostra esistenza e le nostre attività. Da parte Sua c’è solo una cosa, la costante emanazione della Luce, l’energia positiva, l’amore e la bontà assoluta.

La creazione ha bisogno di cambiare la sua attitudine nei confronti del mondo, di se stessa ed infine del Creatore, perché tutto quello che c’è nel mondo, in me ed intorno a me proviene dal Creatore. Devo cambiarmi in modo tale da cominciare ad amare tutto quello che è stato fatto da Lui in questo mondo ed in tutta la natura. Se cambio la mia attitudine dall’odio, dall’avidità e dal trarre profitto dagli altri, a vantaggio della dazione e dell’amore, allora tramite la mia nuova attitudine nei confronti delle azioni del Creatore io Lo amerò.

A questo punto, per il Suo beneficio, sarò capace di ottenere tutto quello che Lui emana. Così, risulta che funziona in questo modo: Lui mi riempie e mi dà la possibilità di essere soddisfatto, ogni volta che ricevo da Lui e Gli do l’opportunità di deliziarsi perché “uso” il Suo amore.

Quando siamo vicini ai nostri cari riceviamo da loro ed allo stesso tempo facciamo loro un favore permettendo di amarci. Lo stesso modello si ripete: ricevendo dal Creatore, gli esprimiamo il nostro amore perché siamo così vicini. A questo punto non importa chi sia il datore e chi sia il ricevente, come nell’esempio della madre e del figlio.

La cosa principale è che con l’aiuto di queste azioni si completino a vicenda e si portino la gioia a vicenda.

(Dalla Lezione virtuale: Le nozioni di base della Kabbalah del 6.11.2011)

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Lui farà quello che non ho potuto fare io

Quando cerchiamo di connetterci, cominciamo a sentire di mancare di qualche tipo di aiuto dall’Alto, perché non possiamo farlo da soli. Non possiamo né connettere, né sincronizzare i nostri movimenti, ma questa rivelazione ci da la conoscenza di Colui che può fare questo per noi. Può essere solo la forza superiore!

Poi noi riveliamo il bisogno per l’essere superiore e per il posto nel quale Egli deve agire in noi. Nel mondo spirituale funziona sempre in questo modo: io lavoro, mettendo sempre più sforzo, ed alla fine rivelo un “meno” e da questo “meno” scopro il “più” che probabilmente è ciò di cui manco.

Io rivelo sempre una mancanza, un vaso, un desiderio, contro il quale rivelo il potere, la Luce, che può fare quello che io non posso. Non importa quanto ci abbia provato, non ci sono riuscito. Così arrivo alla conclusione che sono incapace di farlo, ma allo stesso tempo vedo Chi può.

Ecco perché i nostri movimenti cominciano nella direzione negativa e causano in noi delusione, stanchezza e collera. Dall’esperienza di tutta la nostra vita non possiamo capire come questo possa avvenire. Nel nostro egoismo agivamo differentemente: chi fa uno sforzo vince, ha successo e riceve una ricompensa.

Riguardo al mondo spirituale è detto: “Ho lavorato ed ho trovato” e non “ho vinto”, “guadagnato” o “rubato”. Ciò significa che non ho raggiunto questo usando il mio potere, quando comincio un’azione e la finisco.

Qui funziona differentemente, grazie ai miei sforzi raggiungo un certo limite, quando niente riesce bene e cado nella disperazione, lascio e non voglio niente, sentendomi completamente deluso e solo allora, se mi muovo di un millimetro in avanti, rivelo che c’è una forza che può farlo!

Questa forza si nasconde deliberatamente, finché non raggiungo uno stato di totale disperazione. Baal HaSulam scrive nella sua lettera: “Non c’è un momento più felice nella vita di una persona di quando raggiunge il limite delle sue forze e vede che non ha successo”, dato che solo allora può elevare una preghiera e gridare. L’uomo sa a chi si deve rivolgere, solo allora Lui gli sarà rivelato.

Inoltre sa di non avere scelta, che deve gridare, infatti non è richiesto nient’altro che questo grido.
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(Dalla 2° lezione del Congresso Arvut nel Deserto di Aravà, del 18.11.2011)

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