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Le cause nascoste della mancanza di acqua in Inghilterra

Nonostante le recenti piogge torrenziali a Londra, quest’estate l’Inghilterra ha vissuto una grave siccità. Ma non solo l’Inghilterra, anche la maggior parte dell’ Europa, se non tutta, ha vissuto un’estate torrida, con giganteschi incendi boschivi che hanno consumato innumerevoli case, oltre ad alberi e animali selvatici.

Ma c’è un altro problema che sta aggravando la crisi: le perdite delle tubature. L’anno scorso le società idriche di Inghilterra e Galles hanno perso più di mille miliardi di litri a causa di tubature difettose. Negli Stati Uniti la situazione non è molto migliore. Secondo uno studio di Technology Networks Applied Sciences, “si stima che dal 20 al 50% dell’acqua vada dispersa a causa di perdite nel sistema di approvvigionamento del Nord America”.

Se il clima sta cambiando e le siccità sono diventate più frequenti e più gravi, perché non stiamo facendo qualcosa? Perché lasciamo che così tanta acqua vada sprecata? C’è una risposta semplice, ed è la causa nascosta che rende la crisi climatica così grave nel Regno Unito e nel mondo: non ci preoccupiamo l’uno dell’altro. Se lo facessimo, non lasceremmo che questo accada.

Se dovessi costruire una casa da qualche parte per la mia famiglia, non farei in modo di avere un sistema idrico adeguato? Non farei in modo che venga gestito accuratamente? Certo che lo farei. Poiché amo la mia famiglia, mi assicurerei di mantenere efficiente il nostro sistema di approvvigionamento idrico.

In altre parole, le tubature che perdono sono solo un’indicazione di un problema molto più grande: l’isolamento e la indifferenza tra di noi. Perché ci sono i senzatetto? Perché ci sono tossicodipendenti che giacciono agli angoli delle strade finché la loro vita non si esaurisce? Perché ci sono così tante persone che subiscono abusi, bullismo e schiavitù? C’è una sola causa dietro tutti questi errori, un solo problema che dobbiamo risolvere. Dalla più piccola ingiustizia al crimine più orribile, tutti derivano dalla nostra mancanza di cura, dalla nostra indifferenza, freddezza e dal piacere che traiamo dal dolore altrui. Se ci preoccupassimo, o almeno non odiassimo così tanto, il nostro mondo sarebbe infinitamente migliore.

Ogni problema ha i suoi scienziati ed esperti che elaborano piani per affrontarlo. (Si noti che non parlano di migliorarlo, tanto meno di risolverlo). Non ci riescono mai. Con tutti gli stanziamenti che ricevono, le cose non migliorano. C’è una buona ragione per questo: non c’è interesse in tutti i loro piani, non c’è cuore in tutte le loro azioni.

Come mai le madri di solito riescono a crescere i propri figli con successo, a meno che circostanze esterne al di fuori del loro controllo non glielo impediscano?  A dire il vero, a volte hanno successo nonostante le circostanze impossibili, ma queste sono eccezioni, non la regola. Le madri hanno successo perché si preoccupano, e per nessun altro motivo. Non hanno piani, non sanno in anticipo come deve essere una madre e spesso ricevono consigli contrastanti da amici e “consulenti”. Eppure, nella maggior parte dei casi, crescono bene i loro figli. Perché? Perché l’amore guida le loro azioni. Se l’amore guidasse le nostre relazioni con gli altri, vivremmo in un mondo molto diverso, molto migliore di quello attuale.

Se prima potevamo farla franca con il nostro atteggiamento negativo verso gli altri, oggi il mondo è così interconnesso che ogni cosa che facciamo influisce su tutti gli altri molto più velocemente e intensamente. Se fino a poco tempo fa la gentilezza e la considerazione reciproca erano facoltative, oggi sono obbligatorie. 

Possiamo sostenere che prendersi cura l’uno dell’altro è irrealistico e idealistico, che è un obiettivo irraggiungibile e ingenuo. Può sembrare così, ma se si considera che l’opzione di lasciare che le cose continuino come sono state porta a una sicura decimazione di gran parte dell’umanità, spero che sarete d’accordo sul fatto che, idealista o meno, vale la pena di fare uno sforzo serio. Se riconosciamo il fatto che dipendiamo tutti gli uni dagli altri, ci renderemo conto che, a prescindere da tutto, dobbiamo trovare un modo per smettere di odiarci e iniziare a prenderci cura gli uni degli altri, anche se solo un po’.

Didascalia della foto:
Crepe visibili sul letto prosciugato del lago artificiale di Tittesworth, a Leek, Gran Bretagna, 12 agosto 2022. REUTERS/Carl Recine

Quanto siamo vicini a una guerra nucleare mondiale?

In relazione alla guerra in Ucraina, la tensione tra le due Coree e la situazione nel Medio Oriente, Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres all’inizio di agosto ha avvertito: “Oggi l’umanità è a un passo dall’annientamento nucleare, basta piccolo disguido,  un solo errore di calcolo”. Dopo aver visto le “esercitazioni” che la Cina ha svolto vicino a Taiwan mentre la Speaker  della Camera Nancy Pelosi era in visita, con la retorica aggressiva che ha accompagnato quelle azioni, sembra proprio che manchi un passo falso per un cataclisma nucleare. Ma, nonostante la tensione, non credo probabile che i paesi stiano per premere il grilletto uno contro l’altro, dato che ognuno capisce che non c’è ritorno da una guerra nucleare e chissà se l’umanità si riprenderebbe.

L’America ha svolto un ruolo molto significativo e lo ha portato a termine senza che nulla accadesse realmente. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che le persone sono sempre in guerra; è la nostra natura. Ciò che è riuscito ora, potrebbe non riuscire domani.

C’è una ragione per le guerre: come già sappiamo, tutta la realtà è connessa e ogni elemento influenza tutti gli altri. Anche noi siamo parte di questa rete, ma lo dimentichiamo e ci comportiamo come se ognuno di noi vivesse su un proprio universo.

Le guerre sono il risultato di scontri tra il senso di individualità delle persone e delle nazioni, con il fatto che siamo tutti connessi e dipendenti l’uno dall’altro. Quando aspirazioni contrastanti si scontrano, cerchiamo di imporre la nostra volontà all’avversario e, quando falliamo, ricorriamo spesso alla violenza. Di conseguenza, stiamo gradualmente imparando che siamo connessi e non isolati e che se vogliamo condurre una vita dignitosa, non abbiamo altra scelta che collaborare. Tuttavia, lo stiamo imparando nel modo più duro e non deve essere così.

Sebbene le guerre siano atti di violenza, il loro risultato è una maggiore inclusione tra le parti in lotta. La traiettoria della realtà è una crescente realizzazione della nostra connessione, e la guerra è un modo violento di integrazione, il risultato della nostra riluttanza a farlo volontariamente.

Pertanto, il vincitore della guerra non è quello con l’esercito più grande o quello che inizia l’aggressione. Il vincitore è l’integrazione, anche se nessuna delle parti la vuole.

Attualmente, non penso che siamo ad un errore di calcolo da una guerra nucleare. Tuttavia, se insistiamo a resistere alla crescente connessione e inclusione, accadrà. Non c’è dubbio, poiché questa è la direzione dell’evoluzione della realtà.

Credo che Liz Truss sarà un buon Primo Ministro

Il giorno 6 settembre 2022, Mary Elisabetta Truss è stata nominata Primo Ministro del Regno Unito, il terzo Primo Ministro donna in Gran Bretagna. La Camera di commercio Britannica prevede che il paese piomberà in una recessione, l’inflazione ha toccato un picco del 14%, e i prezzi dell’energia sono impazziti. Nonostante tutto ho buone speranze per la Signora Truss. È una donna forte che sa cosa vuole ottenere e come farlo. 

Il Regno Unito ha una storia di donne forti e di successo in posizioni di vertice. La regina Vittoria ha guidato la sua nazione attraverso le turbolenze industriali, politiche ed economiche della seconda metà del XIX secolo e ha trasformato il suo paese in un impero. Anche la Regina Elisabetta, nonostante non abbia avuto lo stesso potere dei monarchi che hanno regnato in epoche precedenti alla democrazia, è ammirata dal suo popolo e dal mondo intero. E poi c’è Margaret Thatcher, il primo Primo Ministro donna, che è stata in carica per quasi dodici anni consecutivi ed è diventata nota come la “Lady di ferro” per le sue politiche intransigenti e il suo stile di governo. Credo che anche Truss renderà il suo mandato memorabile, e per giuste ragioni.

Per quanto riguarda Israele, penso che sarà un ottimo primo ministro per Israele, forse anche meglio di Boris Johnson. Israele farà bene a rafforzare i suoi legami con il Regno Unito mentre Truss è in carica. Se sia il Regno Unito che gli Stati Uniti sosterranno Israele, avremo una forza potente a nostro favore.

Allo stesso tempo, come dico sempre, gli Ebrei non dovrebbero affidarsi a leader esteri per cercare sostegno. Essi possono sostenersi da soli, se veramente lo vogliono, in quanto il loro successo dipende esclusivamente dal livello di solidarietà che sono in grado di sviluppare. Se gli Ebrei fossero uniti, l’opposizione all’esistenza dello Stato di Israele e agli Ebrei nel mondo si dissolverebbe da sola.

Pertanto, ritengo che se da un lato è ottimo che Truss abbia promesso di prendere in considerazione lo spostamento dell’ambasciata britannica a Gerusalemme, ed è ancora meglio che abbia giurato di inasprire le regole anti-BDS della Gran Bretagna, dall’altro sarebbe opportuno che incoraggiasse gli Ebrei a unirsi tra di loro. Questa è la nostra unica arma e, in fin dei conti, l’unica cosa su cui dovremmo fare affidamento.

Didascalia foto:
Il nuovo Primo Ministro britannico Liz Truss parla dopo il suo arrivo a Downing Street a Londra, Gran Bretagna, 6 settembre 2022. REUTERS/Kevin Coombs

Felice Anno Nuovo (di riflessione)

Quasi ogni cultura festeggia l’inizio del nuovo anno.  Ogni tradizione ha le sue usanze, pasti, doni e un proprio significato interiore.  Per gli Ebrei, il festeggiamento di Rosh Hashanah (l’inizio del nuovo anno) avviene con  cibi simbolici ed è un giorno di giudizio. Questo giudizio è il cuore di Rosh Hashanah.

Possiamo pensare al significato spirituale di Rosh Hashanah come a un sistema operativo, come Microsoft Windows o Apple IOS. La razza umana non è nata dal nulla. L’evoluzione ha uno scopo e il sistema operativo la conduce verso di esso.

Il sistema operativo funziona in tutta la natura e tutte le creazioni, tranne l’umanità, lo seguono istintivamente. Noi, dall’altro lato, possiamo studiarlo e manipolarne alcune parti a nostro vantaggio.

A Rosh Hashanah, prima di assaggiare la testa del pesce, pronunciamo una benedizione: “Che possiamo essere la testa e non la coda”. Queste parole esprimono il nostro desiderio di non rimanere ignari del sistema operativo e di esserne governati inconsciamente, ma di diventarne consapevoli e di poter orientare il nostro sviluppo in una direzione positiva.

Il sistema operativo conduce invariabilmente verso uno stato di armonia ed equilibrio tra tutti gli elementi della realtà. Mira a portare l’intera umanità in uno stato di unità e vicinanza, come se fossimo tutti un’unica famiglia calorosa e amorevole. Il sistema non mira all’uniformità, a renderci tutti uguali, ma alla complementarità, a renderci complementari gli uni agli altri, in modo che ognuno di noi contribuisca con le proprie capacità e i propri talenti al bene comune e goda dei contributi di tutti gli altri, proprio come in una famiglia affettuosa in cui ognuno aiuta gli altri perché tiene a loro.

Studiando il sistema, ci rendiamo gradualmente conto di quanto siamo opposti allo stato di vicinanza e cura. Queste prese di coscienza precedono Rosh Hashanah e si chiamano selichot (chiedere perdono). Le selichot sono preghiere che pronunciamo quando sentiamo quanto siamo all’opposto dello stato di equilibrio e di cura reciproca.

Il termine ebraico per “preghiera”, tra l’altro, è tefilla, che deriva dalla parola haflala, cioè criminalizzazione. Durante la preghiera ci “criminalizziamo”, cioè scopriamo di essere dei criminali e quindi chiediamo perdono. Il crimine che ci rendiamo conto di aver commesso riguarda il sistema operativo, cioè il fatto che siamo stati egoisti, pensando a noi stessi e amando solo noi stessi invece di abbracciare tutta la creazione e lavorare a suo favore. Nella spiritualità, l’egoismo è sempre l’unico peccato, poiché ogni errore che commettiamo deriva dal pensare solo a noi stessi.

Tuttavia, il processo di riflessione, pentimento, richiesta di perdono e preghiera per diventare più amorevoli non è limitato da nulla. Può e deve essere un ciclo costante che compiamo interiormente. Ogni volta che completiamo un ciclo di richieste di perdono, raggiungiamo un altro Rosh Hashanah, fino a quando la successiva consapevolezza di egoismo emerge in noi attraverso i nostri sforzi per correggere il nostro egocentrismo e diventare più premurosi.

Quando il ciclo di Selichot è finito e raggiungiamo Rosh Hashanah, non solo desideriamo essere la testa e non la coda, ma anche festeggiare la correzione delle nostre qualità corrotte. Questo viene simboleggiato immergendo una mela nel miele. La mela rappresenta il cuore e il miele simboleggia l’addolcimento (la correzione) che trasforma l’egoismo in premura per gli altri.

Un’altra usanza è quella di mangiare un rimon (melograno). Il melograno contiene molti semi. Ognuno di essi rappresenta un desiderio egoistico. Mangiarli significa correggerli dall’egoismo alla donazione, il che ci dà una sensazione di romemut (euforia, si noti la somiglianza con la parola rimon).

Infine, a Rosh Hashanah, suoniamo lo Shofar, un corno festoso. Il suono del corno sta a significare il nostro desiderio di correzione dalla indifferenza e dall’odio verso gli altri per essere amorevoli, connessi e uniti come un tutt’uno con tutte le persone del mondo. Il termine shofar deriva dall’aramaico shufra (il meglio del meglio). Questo è lo stato che raggiungiamo quando tutti i nostri desideri sono stati corretti e diventiamo uniti come un’unica famiglia globale e amorevole.

La follia della battaglia per l’anzianità

Sia che si tratti di una guerra tra tribù in Africa o tra nazioni in Europa, ogni guerra inizia con una disputa ideologica che poi si traduce in un conflitto militare. Lo stesso sta accadendo per l’attuale guerra nell’Europa dell’Est.

La questione ideologica al centro dello scontro tra Russia e Ucraina è molto più profonda di una disputa territoriale; è una guerra per stabilire il “mio posto nel mondo”. La Russia sostiene di essere arrivata per prima e che gli Ucraini a malapena meritano il titolo di “nazione”. Gli Ucraini, invece, sostengono il contrario e sono di fatto la nazione più antica. Gli storici continueranno a disputare a lungo su chi ha ragione e probabilmente non si troveranno mai d’accordo.

Noi Ebrei, tuttavia, sappiamo solo una cosa per certo: l’anzianità non conta. Anche se siamo uno dei popoli più antichi del pianeta, e anche se siamo la “radice” di due religioni che si sono diffuse in tutto il mondo , il Cristianesimo e l’Islam, e di innumerevoli filosofie e insegnamenti, questo non ci dà alcuna preferenza o favore agli occhi del mondo.

Anzi, dovremmo essere i primi a sottolineare l’inutilità delle discussioni sull’anzianità. Dovremmo invece sottolineare che la famiglia delle nazioni dovrebbe essere più simile a una vera famiglia. In una famiglia, alcuni bambini nascono prima e altri dopo, ma sono comunque fratelli, non nemici, e tra loro c’è amore e sostegno reciproco. Come in una famiglia, i fratelli maggiori non dovrebbero sentirsi superiori, ma piuttosto responsabili dell’integrità e del benessere della famiglia.

L’anzianità dovrebbe significare un livello di sviluppo superiore. Eppure, non c’è niente di più primitivo (e insensato) che usare l’anzianità per rivendicare prerogative. Il fatto che io sia arrivato per primo non mi dà il diritto di trattare con condiscendenza gli altri. Al contrario, mi rende responsabile per loro.

Una parata militare che mette in mostra carri armati e missili non è più civile di una danza di guerra con frecce e lance. Entrambe sono ugualmente primitive. Tuttavia, nel caso della danza di guerra, non ci sono pretese, mentre nel caso della parata militare, essa professa di mostrare il progresso. In realtà, mostra solo la brutalità e l’egocentrismo ipersviluppati dell’uomo.

Invece di fare la guerra per la superiorità, dovremmo capire che siamo degni solo quando ci uniamo al di sopra delle differenze, proprio come una famiglia è una buona famiglia solo quando tutti i suoi membri sono uniti e si prendono cura gli uni degli altri. Le differenze tra noi non ci insidiano, ma completano le nostre debolezze e ci aiutano a raggiungere ciò che altrimenti non saremmo in grado di ottenere.

Così come la complementarità è alla base dell’equilibrio in natura, dovrebbe essere alla base della società umana. Se utilizzassimo le qualità degli altri per il bene comune, tutti trarremmo beneficio dalla nostra unicità. Ci apprezzeremmo e ci prenderemmo cura l’uno dell’altro proprio perché siamo così diversi.

La civiltà si sta dirigendo verso la complementarietà, non verso il particolarismo. Oggi, coloro che fanno i paternalisti con gli altri non avranno successo. È semplicemente il momento, nella nostra evoluzione, di correggere la famiglia delle nazioni e iniziare a funzionare come una famiglia buona e premurosa.

Lo scontro tra Armenia e Azerbaigian ricorda la precarietà dei tempi

Due anni dopo l’ultimo cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian nel loro decennale conflitto sulla regione del Nagorno-Karabakh, sono improvvisamente scoppiati intensi scontri. Secondo i resoconti, decine di persone sono rimaste uccise nei nuovi bombardamenti. Non c’è una ragione apparente per questa improvvisa esplosione, ma è indicativa dei tempi precari in cui stiamo entrando, in cui le persone sono suscettibili, intolleranti, intransigenti e, peggio ancora, combattive.

Ci troviamo davanti a un lungo inverno freddo. La guerra tra Russia e Ucraina è ancora in corso e il gas scarseggia. Il suo prezzo alle stelle sta alimentando la crescente inflazione e gli alimenti di base stanno diventando inaccessibili o del tutto assenti. In aggiunta, è probabile  che compaiano  nuovi virus e varianti dei virus esistenti, esacerbando le tensioni già amplificate. Queste condizioni esplosive sono destinate ad accendere i conflitti, che potrebbero portare a scontri violenti come quello del Nagorno-Karabakh, o peggio.

Per rimediare alla situazione, dobbiamo capire e spiegare agli altri che l’unico modo per disinnescare la situazione e ridurre le tensioni è creare con forza un’atmosfera positiva tra tutti.  Dobbiamo intenzionalmente coltivare connessioni positive, dato che le connessioni negative esistono già e l’unico modo per equilibrarle è stabilire ciò che al momento manca: connessioni positive. Se ci sembra innaturale (e sgradevole) farlo, è solo una prova che le connessioni negative sono già presenti e dominano i nostri sentimenti.

E’ necessario ricordare che possiamo fare la pace soltanto con un nemico, e soltanto con un nemico dobbiamo fare la pace. Deve essere imbarazzante, dato che farsi amico il nemico è la cosa che ci viene meno naturale. La cosa naturale è combattere contro il proprio nemico. Ma abbiamo già visto dove porta la via naturale. Penso che sia giunto il momento di avventurarci sulla via innaturale, ma sicuramente più costruttiva e sicura: la via della pace.

Non dobbiamo aspettarci di essere d’accordo gli uni con gli altri. Le divergenze che ci hanno messo l’uno contro l’altro probabilmente rimarranno. Pertanto, non dobbiamo cercare di appianare le nostre differenze. Dovremmo invece accettare di essere in disaccordo e che da questo punto di partenza si costruisca un rapporto, non un conflitto, ma una relazione.

Questo approccio risveglierà una forza positiva tra di noi, che riequilibrerà l’attuale forza negativa prevalente.  Questo ci permetterà di vedere nuovi modi per connettersi e trovare una nuova vicinanza con persone che fino a ora erano nemiche. 

Abbiamo provato la guerra, i boicottaggi e ogni altra opzione negativa. E’ arrivata l’ora di connettersi senza  imporre le nostre idee e senza invadere, ma semplicemente di unirci per il bene dell’unione.

 

Didascalia foto:
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan si rivolge al parlamento in seguito all’escalation delle ostilità sulla regione del Nagorno-Karabakh, lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian, a Yerevan, Armenia, 13 settembre 2022. Tigran Mehrabyan/Foto PAN via REUTERS

A cosa ci obbliga la cessazione della crescita dell’egoismo?

Domanda: Si ritiene che ogni rivoluzione nel mondo proceda in accordo con un certo piano. I servizi speciali, fingendo di essere terroristi, attaccano qualcuno. Esiste un limite a questa tecnica?

Risposta: Che differenza fa la forma in cui questo viene determinato nel nostro mondo? Gli Hot Spot sono ovunque. Ci sono così tante armi che non sappiamo cosa fare. Un uomo può creare qualsiasi cosa a casa.

Il punto non è negli strumenti di omicidio e neanche nel motivo, ma nel fatto che è necessario per poter implementare ulteriormente il programma della creazione in maniera positiva o negativa. In quale modo esattamente? Si tratta solo di questo.

Il mondo sta comunque seguendo un cammino di unificazione. Non si può sfuggire ad esso. Il problema è soltanto fino a che punto comprende che deve raggiungere questo e contribuire, fino a che punto il cammino migliora. Se il mondo non capisce, allora viene punito, come un bambino, fino a quando non capirà.

Siamo in uno stato in cui possiamo già spiegare questa idea al mondo, e lo stiamo spiegando. Credo che possiamo farlo con più o meno successo e a passo veloce. Almeno vediamo come funziona. Il mondo sta iniziando a capire che non ha nessun posto dove andare; inizia a sentire che stanno avvenendo dei cambiamenti nuovi e totalmente insoliti nelle persone, il loro egoismo ha smesso di crescere.

Per la prima volta nell’intera storia non solo dell’umanità ma dell’esistenza dell’universo, che si è sviluppato da un piccolo nucleo egoistico ai pianeti del sistema solare (e questo è stato costantemente accompagnato dallo sviluppo del nostro ego), l’egoismo ha improvvisamente smesso di crescere da solo.

Ha iniziato a diventare circolare e a connettersi, e a chiedere alle persone di diventare uguali al resto della natura, le cui parti sono tutte in armonia tra loro. Un uomo non è in questo stato, né con gli altri uomini e nè con la natura.

Quindi, tutta la natura inanimata, vegetale e animale che ci circonda ci sta portando verso questo ora. Per la prima volta nell’universo, nel mondo intero, l’egoismo, che ultimamente è cresciuto in maniera esponenziale, ha raggiunto una lieve linea in pendenza ed ha iniziato a diventare circolare. Non sta più crescendo, ma ci obbliga a diventare integralmente interconnessi nella garanzia reciproca.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. USA, Intelligence Agencies, Conspiracy” 3/10/13

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Chi darà a un uomo la fiducia nella vita?

Domanda: Di regola, per esistere, un uomo ha bisogno di un lavoro. Con i soldi guadagnati, può mangiare, comprare vestiti e scarpe, pagare Internet e così via. Pertanto egli non può immaginarsi senza un lavoro.

La paura principale di un individuo è di perdere il suo lavoro. Quando lo perdono, molti sono persino pronti a suicidarsi perché sono così dipendenti sotto l’aspetto materiale. Cosa lo sostituirà? Chi lo compenserà per esso? Chi darà a un individuo la necessaria fiducia nella vita?

Risposta: Solo una società fondata sulle basi dell’educazione integrale potrà farlo. Noi creiamo queste comunità. Possiamo insegnare alle persone attraverso internet, attraverso la comunicazione virtuale e attraverso la televisione. Abbiamo tutte le opportunità per farlo. Basta darci un canale mondiale e noi siamo già pronti a condurre tutto questo, anche oggi.

Saremo capaci di spiegare all’umanità dove la natura ci sta dirigendo e che il lavoro spirituale non è un capriccio, né mio, né tuo, né di qualcun altro. È una legge della natura. Vediamo come gli scienziati stiano gradualmente cominciando a rivelare la stessa cosa. Cioè, noi abbiamo qualcosa su cui fare affidamento. Ci sono grandi e meravigliose prospettive.

Per questo spero in un futuro luminoso e non in una terribile soluzione dei problemi che condurrà ancora allo stesso risultato ma con molto sangue.

 

[302070]

Da KabTV’s “I Got a Call. If You Lost Your Job” 3/13/14

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Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?

Perchè non ci ricordiamo il momento della nascita.

Gli esseri umani sono emotivi. Le sensazioni ci guidano, determinano i nostri pensieri, le nostre decisioni nella vita e il nostro giudizio. Qualsiasi cosa facciamo, la facciamo per sentirci bene o per evitare sensazioni negative. Le emozioni sono così centrali per il nostro essere che determinano persino la nostra memoria. Allora perché non ricordiamo il momento più critico della nostra vita, il momento della nascita? Infatti non ci ricordiamo neanche gli anni formativi, quando avevamo uno o due anni. La ragione è che nei primi anni di vita, i nostri sensi fisici si sviluppano velocemente, ma il nostro mondo emotivo, il nostro “io” rimane indietro e prima di avere un “io” distinto con le sue proprie emozioni, non colleghiamo le emozioni agli eventi, quindi non le ricordiamo, almeno non più che semplici immagini.

Anche più avanti nella vita, all’età di tre o quattro anni, un’età di cui molti di noi hanno qualche memoria, i ricordi sono ancora molto vaghi e incompleti, come se fossero forme di memoria “immature” o “primitive”.

I ricordi “veri” iniziano quando cominciamo a sviluppare una psiche, un “io” che si riconosce come un essere individuale. Una volta che percepiamo noi stessi come esseri separati, con i nostri pensieri ed emozioni, e comunichiamo con gli altri come individui distinti, passiamo dall’essere piccoli animaletti, con il potenziale di diventare esseri umani, a persone vere e proprie.

La trasformazione si riflette nel modo in cui i bambini si connettono con gli altri, e diventa totalmente sviluppata una volta che iniziamo a provare l’attrazione ormonale, all’inizio dell’adolescenza.

Questa evoluzione, che è unicamente umana, è dovuta al motivo della creazione degli esseri viventi. Non è nostro destino rimanere come animali, il nostro destino è farci domande sul nostro mondo, sulla ragione della sua esistenza, e della nostra esistenza al suo interno. Siamo destinati a chiederci e comprendere lo scopo della nostra vita oltre al livello fisico. Solo una volta che le nostre emozioni sono completamente sviluppate possiamo iniziare a esplorare domande tali in maniera seria.

Per me, quel momento è arrivato con la domanda “cosa viene dopo?”. Mi chiedevo “cosa viene dopo, la scuola, l’università, e…?” Non avevo una risposta. Per questo motivo non volevo imparare; divenni apatico. Era una sensazione orrenda, una sensazione di inutilità, di essere obbligato a fare qualcosa privo di significato.

Non tutti sono tormentati da questa domanda. Alcune persone attraversano la vita inseguendo la ricchezza o la fama, e sono soddisfatti di questo. Il significato di tutto non li preoccupa.

Eppure il significato della vita può rivelarsi soltanto a coloro che si fanno la domanda. In gradi diversi, la domanda sorge in tutti, ma solo coloro che ne sono perseguitati, possono trovare la risposta.

La risposta è che siamo nati e viviamo solo per sviluppare la nostra anima. L’anima non è qualcosa dentro di noi, ma tra di noi. L’anima è una connessione speciale tra persone, che possiamo sviluppare soltanto se sentiamo che le nostre connessioni esistenti, in cui cerchiamo costantemente di consumare e assorbire, non ci soddisfano. Quando iniziamo a cercare la reciprocità, iniziamo a scoprire un nuovo livello di esistenza sconosciuto a coloro che sono guidati soltanto dall’interesse personale.

Le persone che sviluppano l’anima, iniziano a vedere la rete che connette ogni cosa, e come ogni cosa influisce su tutto il resto. Queste connessioni sono l’anima, e rivelarle è lo scopo della nostra esistenza. Ogni altro essere funziona istintivamente all’interno della rete, solo gli esseri umani possono comprendere questa matrice di esistenza e operare al suo interno come esseri coscienti. Sviluppare questa consapevolezza è lo scopo della nostra vita.

Insieme all’amore

Domanda: Stiamo parlando del vero amore. Probabilmente esiste qualcosa come il vero odio, il vero scontro.
Come si può lavorare con questo secondo componente che accompagna l’amore? Un individuo ha bisogno di prestare attenzione ad esso?

Risposta: Sì, è necessario perché tutte le qualità negative sorgono in noi proprio in modo che con il loro aiuto, mentre ci eleviamo al di sopra di esse, possiamo muoverci verso la realizzazione, la sensazione e lo sviluppo della connessione e dell’amore in noi.

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Da “Kabbalah Express” di KabTV 8/5/22

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