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L’interesse dell’America e del mondo a placare le acque turbolente della guerra

La guerra in Ucraina si svolge a miglia di distanza, ma gli americani la seguono molto da vicino. Preoccupati per l’aumento dei prezzi del gas, tra le altre ripercussioni di questo conflitto, l’86% degli adulti americani considera la situazione con la Russia e l’Ucraina molto o abbastanza importante, secondo un recente sondaggio YouGov/Yahoo News.

La guerra sul territorio si riflette anche in una guerra di parole. Parlando in un podcast del Comitato Nazionale Repubblicano, l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente detto che la guerra in Ucraina “non sarebbe mai accaduta” durante il suo mandato. Da parte sua, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden insiste sul fatto che ha cercato di prevenire la guerra in Ucraina in ogni modo possibile.  La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. Diversi sondaggi rivelano che in media il 51,4% degli Americani disapprova la presidenza di Biden, uno degli indici di approvazione più bassi da quando è entrato in carica.

La guerra poteva essere evitata? Molto probabilmente era inevitabile. Le forze che operano nel mondo stanno cambiando molto velocemente e lo scenario globale sembra un mare in tempesta. Venti forti soffiano in tutte le direzioni causando enormi maree di conflitti che inondano il mondo a vari livelli.

Non voglio fare previsioni su come finirà l’attuale guerra per i Russi o per gli Ucraini, ma non c’è dubbio che il mondo non sta migliorando. Sia gli Stati Uniti che l’Europa possono trarre dei vantaggi dall’attuale conflitto, poiché esso cambia l’equilibrio delle forze e rinvigorisce la loro egemonia.

In realtà, lo stato attuale delle cose rivela la vera causa delle guerre. Si tratta della la natura umana, il desiderio egoistico di trarre beneficio a spese degli altri, che è già troppo grande e cresce costantemente.  Non possiamo fermare la guerra con dei poteri egoistici che abbiamo a disposizione  in cui una parte prevale opprimendo l’altra. In un villaggio globale in cui tutti viviamo nessuno avrà successo a causa delle guerre, tutti perderanno.

La pace mondiale sembra un concetto utopico improbabile quando guardiamo la situazione attuale, ma non abbiamo scelta se non aspirare a questo ideale. Dobbiamo esercitare il massimo sforzo per calmare le acque agitate della guerra, elevandoci al di sopra della nostra natura separatrice che si incunea le persone e le nazioni e le distrugge.  

Ci avvicineremo alla pace solo quando riconosceremo che la natura è un sistema interconnesso e interdipendente e che noi umani siamo gli unici disturbatori del sensibile equilibrio della natura. Di conseguenza, infliggiamo danni a noi stessi e raggiungiamo uno stato insostenibile.

Aumentare l’importanza della solidarietà e la necessità di unire i cuori delle nazioni in conflitto al di sopra dell’odio reciproco dovrebbe essere interesse di tutti. Rav Yehuda Ashlag spiegò questo obiettivo essenziale come un mezzo per raggiungere la pace mondiale quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale: “Non stupitevi se mischio il benessere di un particolare gruppo con il benessere del mondo intero, perché in effetti, siamo già arrivati a un punto tale che il mondo intero è considerato un solo gruppo e una sola società”.

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Il Presidente Joe Biden se ne va dopo aver fatto un breve discorso di aggiornamento su Russia e Ucraina nella Sala Est della Casa Bianca a Washington, DC il 15 febbraio 2022. (Foto di Oliver Contreras)

Nessun vincitore in caso di guerra nucleare, ma forse non importa

Con le armi nucleari russe in massima allerta e il reattore nucleare dell’Ucraina che rischia di essere bombardato, il pericolo di una catastrofe nucleare è diventato molto reale. Tutti sanno che, se un tale disastro dovesse accadere, nessuno vincerebbe e i risultati sarebbero orrendi per tutta l’umanità, ma l’ego non conosce confini. Quando le persone sono impostate sulla propria vittoria, niente le fermerà, nemmeno la loro stessa morte fisica.

Pensiamo alla guerra come a uno scontro tra due (o più) entità fisiche, come paesi o capi di stato. Tuttavia, una guerra è un fenomeno molto più profondo di un conflitto di interessi o di una lotta di potere. Ciò che guida le guerre, soprattutto oggi, è l’ego, e l’ego non cede a nulla e ascolta solo se stesso.

La forza che crea la vita è una forza di equilibrio, armonia e dazione.  È così che permette la creazione della vita, l’evoluzione di creazioni sempre più complesse, che sopravvivono attraverso la collaborazione e l’interdipendenza tra tutte le loro parti. Pertanto, la vita richiede armonia e sostegno reciproco.

L’ego è l’esatto opposto di questo: è una forza che vede solo se stessa, pensa solo a se stessa e si preoccupa solo di se stessa. L’unico momento in cui l’ego si relaziona con gli altri è quando può sfruttarli o danneggiarli, quindi affermare la sua superiorità. Di conseguenza, l’ego è l’opposto della vita.

Quando due o più ego si scontrano, si crea un conflitto violento o una guerra. Una guerra tra due ego può finire quando uno dei due è stato sconfitto o quando entrambi sono troppo esausti per continuare, così si accordano per “fare pace”. In realtà, la “pace” è solo una tregua, che durerà solo fino a quando un ego sente di essersi ripreso abbastanza da avere il potere di annientare l’altro, a quel punto riprenderà a combattere. Se la demolizione di reattori nucleari o l’uso di armi nucleari sono necessari per sconfiggere il nemico, l’ego li userà prontamente.

Non ha niente a che vedere con chi è al potere. Non ci sono persone giuste quando si tratta di egoismo; siamo tutti cattivi potenzialmente, poiché è la natura umana a comportarsi così.

Il padre del mio insegnante, il grande cabalista e pensatore Baal HaSulam, scrisse sull’insaziabilità dell’ego già negli anni ’30. Nel suo epocale saggio “La pace nel mondo”, scrisse: “In parole semplici, diremo che la natura di ogni essere umano è quella di sfruttare la vita di tutte le altre persone nel mondo per il proprio beneficio e tutto ciò che egli dà ad un altro è solo per necessità.  Tutto ciò che dona all’altro è solamente per necessità, anche in questo caso vi è uno sfruttamento degli altri, ma è fatto astutamente, in modo che il suo amico non se ne accorga e conceda spontaneamente”. Inoltre, aggiunge: “sente che tutti gli uomini del mondo dovrebbero stare sotto il suo dominio e al suo uso personale. E questa è una legge inviolabile. L’unica differenza sta nella scelta dell’uomo: uno sceglie di sfruttare la gente per ottenere basse concupiscenze, un altro per ottenere il potere, mentre un terzo per ottenere il rispetto. Inoltre, se un uomo lo potesse fare senza molti sforzi, approverebbe di sfruttare il mondo per tutti e tre insieme: ricchezza, dominio e rispetto. Tuttavia, egli è obbligato a scegliere in base alle sue possibilità e alle sue capacità”. 

Novant’anni fa, quando Baal HaSulam scrisse queste pungenti parole, la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori che ha portato con sé non erano ancora accaduti. Oggi, può una persona ragionevole dubitare del potere dell’ego di distruggere tutto ciò che lo ostacola?

Non credo che la guerra in Ucraina porterà a una guerra mondiale o all’uso di armi nucleari. Almeno non sembra così in questo momento. Tuttavia, se non impariamo ad usare l’ego in modo costruttivo anziché distruttivo, non c’è dubbio che ci ritroveremo in quell’orribile situazione per la terza volta. E se non impariamo la lezione, anche una quarta guerra è possibile.

Per evitare la distruzione completa, dobbiamo insegnare a noi stessi nuovi valori: che la connessione e l’unità sono più importanti di qualsiasi forma di separazione e inimicizia. Proprio come il nostro ambiente attualmente ci insegna ad odiare e a lottare per dominare, dovremmo costruire un ambiente che insegni il contrario.

Non sono un educatore, e non ho intenzione di dettagliare specificamente come questo dovrebbe essere fatto. Tutto quello che so è che se non impariamo a connetterci l’uno con l’altro e a prenderci veramente cura del prossimo, ci distruggeremo a vicenda.

Se scegliamo la guerra, dice Baal HaSulam, in un’altra fondamentale composizione: “ Le bombe faranno il loro dovere e i sopravvissuti che rimarranno dopo la distruzione non avranno altra scelta che prendere su di sé questo lavoro in cui sia gli individui che le nazioni non lavoreranno per se stessi più del necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà a beneficio degli altri” (Gli scritti dell’ultima generazione, parte prima).

Didascalia della foto:
1945 ,9 agosto, GIAPPONE : La United States Army Air Forces ( USAAF) ha sganciato una #BOMBA ATOMICA su NAGASAKI , GIAPPONE , verso la fine della seconda guerra mondiale . – ATTACCO ATOMICO NUCLEARE – ATTACCO NUCLEARE – SECONDA GUERRA MONDIALE – WWII

La tragedia dei beni comuni è la nostra realtà

Un termine ampiamente noto, almeno nel mondo accademico, è “la tragedia dei beni comuni”. Il termine “bene comune” descrive una risorsa che tutti possono utilizzare gratuitamente, come ad esempio l’aria. Il professore di diritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Harvard, Lawrence Lessig, spiega che la tragedia si verifica quando c’è una quantità limitata di beni comuni, la competizione su di essi ne provoca l’esaurimento perché le persone agiscono per interesse personale, mentre se fossero più coscienziose, tutti potrebbero goderne a sufficienza.

Fino a pochi anni fa, pensavamo di poter emettere tutto il gas che volevamo nell’atmosfera senza alcuna conseguenza. Come risultato, abbiamo inquinato l’intera atmosfera terrestre. Pensavamo di poter riempire di rifiuti tutti i mari all’infinito, ma abbiamo inquinato tutti gli oceani della Terra. Abbiamo esaurito le riserve di acqua dolce, contaminato il suolo terrestre e abbiamo trasformato il nostro intero pianeta in un luogo a malapena vivibile. Abbiamo inflitto a noi stessi una tragedia dei beni comuni su scala mondiale e ora ne stiamo pagando le conseguenze. La nostra ultima possibilità è uno sforzo congiunto per cambiare il nostro comportamento, ma per farlo dovremo prima cambiare noi stessi fin dalle fondamenta del nostro essere.

L’ecologista Garrett Hardin ha reso popolare il concetto di tragedia dei beni comuni in un saggio intitolato “La tragedia dei beni comuni: il problema della popolazione non ha una soluzione tecnica; serve una maggiore moralità”. Nel suo libro Il Futuro delle idee, Lessig cita la spiegazione di Hardin: “’Immaginate un pascolo aperto a tutti’, scrive Hardin e pensate al probabile comportamento dei ‘mandriani’ in quel pascolo. Ogni pastore deve decidere se aggiungere un altro animale alla sua mandria. Nel prendere una decisione in tal senso, scrive Hardin, il… mandriano ottiene il beneficio di un animale in più, ma tutti ne subiscono il costo, perché il pascolo ha una mucca in più che consuma. E questo determina il problema: qualunque costo ci sia nell’aggiungere un altro animale, sono costi che pesano anche sugli altri. I benefici, invece, sono goduti da un solo pastore. Pertanto ogni pastore ha un incentivo ad aggiungere più bestiame di quanto il pascolo nel suo insieme possa sostenere. …Ecco la tragedia. Ogni uomo è rinchiuso in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, in un mondo che è limitato. La direzione verso la quale tutti si stanno dirigendo è la rovina, ciascuno perseguendo il proprio interesse in una società che crede nella libertà dei beni comuni. La libertà nei beni comuni porta alla rovina di tutti”.

Tuttavia, conclude Hardin nel suo articolo: “L’istruzione può contrastare la tendenza naturale a fare la cosa sbagliata, ma l’inesorabile successione delle generazioni richiede che le basi di questa conoscenza siano costantemente rinnovate”.

Hardin scrisse la sua opera nel 1968, quando la comprensione del comportamento sconsiderato dell’umanità era ai suoi albori. Da allora, non abbiamo imparato nessuna lezione. Non abbiamo rinnovato la nostra educazione; non abbiamo nemmeno iniziato.

I beni comuni liberi della Terra sono limitati, anche se vorremmo credere il contrario. “L’uso dei beni comuni come fossero un pozzo nero non danneggia inizialmente gli uomini che giungono in una nuova frontiera, in quanto non ci sono molte persone”, scrive Hardin in relazione ai primi coloni bianchi negli Stati Uniti. Ma «lo stesso comportamento in una metropoli è insostenibile».

Ora che abbiamo esaurito la riserva terrestre di aria fresca, acqua dolce e fonti di cibo, la scarsità sta cominciando a farsi sentire. Allegoricamente, abbiamo preso in prestito da un negozio che sembrava non avere un custode, ma abbiamo sbagliato, e ora il custode sta riscuotendo il debito.

Tuttavia, possiamo evitare la catastrofe emergente dell’esaurimento delle risorse. Se applichiamo (finalmente) l’autoeducazione di cui abbiamo così tanto bisogno, scopriremo che c’è cibo in abbondanza, aria e acqua fresca per tutti. Produciamo già molto di più di quanto consumiamo. Se avessimo un senso di responsabilità reciproca e i beni andassero effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, ridurremmo la produzione in modo così drastico da non preoccuparci delle quote di emissione e di altre limitazioni.

La radice del nostro problema non è che stiamo impoverendo la Terra, ma che stiamo cercando di distruggerci o almeno di controllarci a vicenda. Come risultato, infliggiamo a tutta la natura e a noi stessi una tragedia esistenziale.

Potremo cambiare il nostro modo di agire solo se cambiamo la nostra motivazione dal mirare a distruggere gli altri al mirare ad edificarli. Quando ci renderemo conto che possiamo svilupparci solo in un ambiente sociale fiorente, inizieremo a pensare agli altri in modo costruttivo e sociale, e di conseguenza trasformeremo il nostro mondo.

Questo è il motivo per cui oggi un processo educativo, che installi la consapevolezza che dipendiamo tutti gli uni dagli altri per ogni cosa, dovrebbe essere la componente essenziale, il fondamento di qualsiasi programma volto a mitigare ogni problema: dalla depressione alla deforestazione.