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È la fine del mondo (per come lo conosciamo)

Se posate il vostro dito in un punto qualsiasi della mappa mondiale scoprirete che disastri naturali senza precedenti lo stanno affliggendo.  La natura sta devastando il pianeta e la gente sta iniziando a chiedersi: “È la fine del mondo?”. Per fortuna, lo è. È la fine del mondo per come lo conosciamo e l’inizio di un mondo nuovo, molto migliore. Gli sconvolgimenti che stiamo vivendo sono le doglie del parto e noi, l’apice della creazione possiamo accelerare e facilitare il parto o renderlo arduo e doloroso.

Il mondo emergente è equilibrato, calmo e tutte le creature in esso si sostengono a vicenda. È l’opposto del mondo in cui viviamo ora, dove  la “sopravvivenza dei più forti” è il motto e i deboli vengono sfruttati spietatamente.

Il mondo attuale non è così perché la natura è intrinsecamente  incurante. La natura è intrinsecamente equilibrata. Noi d’altra parte siamo per natura infinitamente egoisti ed essendo in cima alla piramide determiniamo il funzionamento di ogni cosa. Poiché siamo egoisti fino al midollo, facciamo funzionare allo stesso modo il resto del mondo, e le conseguenze sono evidentemente orribili. 

Poiché la parte negativa di noi è prepotentemente dominante, agiamo senza rispetto per nessuno, nemmeno per il futuro dei nostri figli. Siamo semplicemente insaziabili e nessuna spiegazione razionale ci convincerà a smettere di divorare tutto quello che possiamo in qualsiasi modo, e quanto più nel processo degradiamo gli altri, meglio ci sentiamo. È proprio come scritto nella Torah (Gen. 6:5), “La malvagità dell’uomo è grande … e tutte le creazioni dei pensieri del suo cuore sono solo il male tutto il giorno.”

Peggio ancora, Kli Yakar, un’ampia interpretazione della Torah del XVII secolo, scrive di quel versetto: “Tutte le creazioni dei pensieri dl suo cuore sono solo il male per tutto il giorno’ significa che durante il giorno la brama [dell’uomo] è insaziabile. Non c’è un’ora al giorno in cui è soddisfatto. Anzi, ogni ora aggiunge di più alla sua brama.” Ora che vediamo chi siamo, possiamo aspettarci che il mondo intorno a noi non vada in pezzi? 

Dopo più di un secolo di sfruttamento sfrenato delle risorse, degli animali e delle persone siamo arrivati alla fine del mondo che abbiamo conosciuto. Da qui in poi, saremo costretti a costruire un nuovo mondo, che sia equilibrato e attento a tutti i suoi abitanti, una società il cui motto non sia “la sopravvivenza del più forte” ma “la sopravvivenza del più amichevole” come l’antropologo Brian Hare e la ricercatrice Vanessa Woods hanno intitolato il loro libro più recente.

Quando finalmente ci renderemo conto che dobbiamo essere come il resto della natura, equilibrati e premurosi, ci renderemo conto che è sempre stato così. Hare e Woods, per esempio, osservarono nel loro libro che l’apparente enfasi di Darwin sulla sopravvivenza del più forte è un’errata interpretazione delle sue scoperte. In una citazione da Darwin’s Descent of Man, mettono in luce una nuova prospettiva sullo scritto di Darwin: “Quelle comunità, che includevano il maggior numero di membri più solidali, sarebbero fiorite meglio e avrebbero allevato il maggior numero di figli”.

Possiamo attribuire la nostra riluttanza nel vedere come funzionano davvero le cose al nostro ego, che  lotta per essere l’unico sovrano, ma oggi questa aspirazione è una prerogativa che non possiamo permetterci di prendere. Se estendiamo ulteriormente la nostra condotta scorretta, la natura si spezzerà e tutti noi ne pagheremo il prezzo. Non solo i disastri naturali ci colpiranno, ma l’aggressività e l’inimicizia cresceranno in ogni aspetto della nostra vita fino a quando ci ritroveremo coinvolti in una terza guerra mondiale in cui i paesi useranno armi nucleari l’uno contro l’altro. 

Naturalmente, se questo accadrà, dovremo imparare che non abbiamo altra scelta che cambiare il nostro comportamento verso l’altro. Ma possiamo davvero non impararlo prima di bruciarci a vicenda?

Didascalia foto
Fumo e fiamme si alzano da un incendio boschivo nel distretto di Marmaris a Mugla, Turchia, sabato 31 luglio 2021. (Foto di Recep Sulubay/GocherImagery/Sipa USA)

Non c’è mancanza di energia, c’è mancanza di normalità

Nonostante l’incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili, e nonostante il rallentamento della produzione automobilistica, il prezzo del petrolio è alle stelle. Sebbene meno centrali elettriche brucino carbone, anche il prezzo del carbone è salito alle stelle.  Il prezzo  del gas naturale sta anch’esso salendo, e la domanda di energia sembra eccedere l’offerta, in ogni paese e per ogni forma di energia.  Le fonti energetiche della terra sono forse diminuite così drasticamente in pochi mesi?  La risposta è un fragoroso “No!”, non c’è scarsità di energia; c’è una seria carenza di normalità nelle relazioni umane.  Spero che questa crisi attuale aiuterà a instaurare un po’ di senso nel consumo folle dell’umanità.

La crisi energetica indica che stiamo consumando in maniera eccessiva.  Produciamo troppo, buttiamo via i prodotti in eccesso, inquiniamo la terra, l’aria, l’acqua, e poi ci lamentiamo che non abbiamo abbastanza.  È una follia, proprio come uccidere i propri genitori e poi implorare la pietà del tribunale perché si è diventati, di recente, orfani.

È ora di riconsiderare tutto ciò che produciamo: come dividiamo la produzione, i profitti e i beni, quali servizi sono necessari e quali sono superflui e, soprattutto, come ci trattiamo l’un l’altro.

L’obiettivo di questo percorso dovrebbe essere chiaro a tutti: la sopravvivenza. Non esiste un secondo fine, un tentativo di dominare o privare qualcuno del suo potere o ricchezza.  È semplicemente la realtà che ci obbliga a considerare l’intera umanità e l’intero pianeta.  Se non lo facciamo, la nostra intera civiltà crollerà come un mazzo di carte.

Dato che non lo comprendiamo ancora e insistiamo nel gestire le cose come abbiamo sempre fatto, attraverso giochi di potere, prevedo un inverno molto freddo e cupo per l’emisfero nord.  La crisi energetica lascerà molte case al buio e senza riscaldamento; non ci sarà carburante per le macchine e nessuna fonte di energia rinnovabile sostituirà le fonti tradizionali, dato che ci sarà poco sole durante l’inverno.  Spero che perlomeno questo ci porti a riconsiderare i nostri valori.  Se non fosse così, la prossima estate sarà ancora peggio della terribile estate che è appena terminata.

So che molte persone contano sulla promessa dell’energia rinnovabile per risolvere i problemi energetici dell’umanità. Credo  che si sbaglino. L’energia esiste in abbondanza, molto più di quanto ci serva realmente.  Potremmo dimezzare le emissioni domani. Ma più abbiamo, più siamo affamati e quindi la nostra sete per l’energia non sarà mai saziata,  non smetteremo mai di sfruttare il pianeta e gli altri, fino a quando non ci rieducheremo e inizieremo a comportarci in maniera umana gli uni verso gli altri.

Ci siamo comportati come marmocchi viziati a cui i genitori comprano tutto quello che vogliono.  Ora i nostri genitori hanno finito i soldi e la nostra infanzia è finita.  È ora di maturare e comportarci come adulti responsabili, che si prendono cura dell’umanità nello stesso modo in cui una madre si prende cura della sua famiglia.  Se pensiamo come una famiglia, otterremo la normalità.

Il conflitto tra Cina e Taiwan è reale?

Durante il primo fine settimana di ottobre più di centocinquanta jet da combattimento cinesi sono entrati nello spazio aereo di Taiwan. Da parte loro, i Taiwanesi hanno dichiarato che si stanno preparando alla guerra con il paese gigante vicino e gli Stati Uniti hanno esortato la Cina a interrompere le sue intrusioni provocatorie. Anche se la tensione aumenta in maniera sconcertante, personalmente credo che sia un conflitto piuttosto fasullo tra due parti della stessa nazione, ed è nell’interesse di altre nazioni metterle in conflitto tra di loro.

In ogni caso, credo che quando la Cina lo vorrà, le due nazioni si riuniranno, Taiwan si unirà alla Cina e la Cina stessa cambierà di conseguenza.

Se non altro, forse l’intenzione della Cina nelle sue incursioni aeree non era quella di spaventare Taiwan, ma di provocare gli Stati Uniti, il protettore dichiarato di Taiwan.  Non si tratta di un interesse territoriale e tutta la tecnologia che possiede Taiwan, la possiede anche la Cina.  Sono certo che ci sia un secondo fine, non riportato dai media, ma in ogni caso, non vedo motivo per una guerra.

Dobbiamo capire che la Cina non è semplicemente un’altra nazione. È una repubblica colossale con una popolazione di più di 1,4 miliardi di persone.  Queste persone provengono da culture, religioni, stati sociali e modi di vita diversi, spesso contrastanti.

Pertanto, il governo cinese deve mantenere una forma molto rigorosa di governo per tenere il paese sotto controllo. E’ detto che non dovremmo giudicare gli altri finché non ci troviamo nei loro panni. Quindi non mi affretterei a dare un giudizio sulla Cina.

Inoltre se la Cina volesse veramente riprendersi Taiwan, lo farebbe, e nessun alzerebbe un dito per fermarla. Gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia, nessuno di loro si preoccupa di Taiwan e certamente non rischierebbero di andare contro la Cina. Se la Cina decidesse di conquistare Taiwan, ci sarebbero proteste, ma sarebbero semplicemente parole ipocrite.  In più, il fatto che Taiwan sia ancora un paese sovrano dimostra che la Cina non ha interesse nel riprenderlo.

In generale, penso che stiamo entrando in una nuova era. L’intero concetto di stato-nazione si sta dissolvendo. Oggi non c’è altro che una bandiera e un inno.

Molti anni fa, ero nell’Irlanda del Nord, mentre stavano ancora combattendo per l’indipendenza dal Regno Unito.  Ho persino partecipato a una manifestazione facendo finta di essere orgoglioso di essere uno di loro.

Ma quei giorni sono finiti.  Il mondo sta diventando più circolare, tutti sono connessi con gli altri e l’intero concetto di confine sta perdendo il suo significato.  Se non fosse per i trafficanti di droga e per la  difesa, non ci sarebbe alcun motivo di barriere tra le nazione.

Credo che il mondo sia diretto verso una destinazione migliore, un’esistenza più collaborativa. Dovremo subire ancora dei colpi, ma alla fine comprenderemo che c’è una traiettoria ben definita, verso l’unione e la coesione.  Se lo comprendiamo, il nostro avanzamento sarà più spontaneo e più piacevole.

Perché anche la Cina non può fermare i social media

Ora è scientificamente provato che i social media sono dannosi per la nostra salute. I contenuti che vi si possono trovare sono negativi per la nostra solidità mentale ed emotiva, soprattutto quella degli adolescenti. Quando i social media iniziarono, pretendevano di connettere le persone e così di renderle più felici. Ma le persone creano i social media e le persone sono intrinsecamente cattive. Come  risultato, i social media fanno l’opposto di quanto intenzionalmente proclamano: ci  rendono più depressi, insicuri e disconnessi dal mondo reale di prima.  Solo quando cambieremo chi siamo, cambieremo il modo in cui ci connettiamo sui social ed altrove.

Nulla cambierà finché non cambieremo la nostra natura imperfetta. A lungo termine tutte le misure falliranno fino a che non ci renderemo conto che non abbiamo altra scelta che togliere la nostra attenzione da regolamenti, restrizioni e sanzioni e concentrarci sull’educazione di noi stessi, insegnando a noi stessi ad essere umani, che è il vero significato dell’essere umani.

Attualmente la Cina, per esempio, impone dei limiti al numero di ore in cui gli adolescenti possono giocare online. Invece di curare gli adolescenti cinesi, penso che questo aumenterà la loro voglia di giochi online. Inoltre il problema non è che giochino online o offline, il problema è la loro disconnessione dagli altri. Questo è ciò che fa ammalare  bambini, adolescenti e adulti.

Se, in precedenza, le persone si collegavano tra loro in modo naturale,  dato che le persone hanno bisogno una dell’altra in molti casi, oggi le persone si sentono molto più autosufficienti. Di conseguenza la loro tendenza a vedere il legame umano come un bene, piuttosto che come un peso, sta diminuendo. Più l’intelligenza artificiale diventa onnipresente, più l’automazione prenderà il sopravvento sulle nostre vite e farà sembrare gli altri superflui.

Invece di trattarlo come un problema, dovremmo considerarlo come un’opportunità. Questa traiettoria verso l’automazione e la disconnessione, che non cambierà, è la nostra occasione per portare le nostre relazioni al livello successivo. E’ un’opportunità per tutte le persone di connettersi nel cuore piuttosto che nel corpo.

Possiamo andare oltre lo schermo del telefono solo se puntiamo al cuore. Non c’è altra soluzione all’uso eccessivo dei social media, perché è proprio qui che dobbiamo avanzare, l’uno nel cuore dell’altro.

Per ora i social media ci aiutano a riconoscere che la disconnessione è un male. Ma rivelare il male non è la stessa cosa che riconoscerlo. Rivelare il male significa che vediamo che i social media sono un male per noi. Riconoscere il male significa riconoscere la radice del problema: la nostra alienazione l’uno dall’altro. Dobbiamo cercare di risolvere la nostra disconnessione, non i suoi sintomi, che si tratti di dipendenza dai social media, bullismo, abuso di sostanze o altro.

Se usiamo i sintomi per riconoscere il problema e lo curiamo alla base, non sarà più un problema, ma una parte della guarigione. Che possiamo essere abbastanza saggi da riconoscere il male piuttosto che rivelarlo, e abbastanza coraggiosi da insegnarci ad amare piuttosto che odiare.

Cosa possiamo imparare dalla giornata mondiale degli insegnanti?

Questo mese, il 5 ottobre per l’esattezza, si è celebrata la Giornata Mondiale degli Insegnanti.  Un insegnante era, e in alcuni paesi è ancora, un’occupazione di grande valore. L’insegnante non era semplicemente qualcuno che insegnava la matematica o l’inglese, ma qualcuno che insegnava la saggezza della vita e un modello da seguire. A giudicare da ciò che succede oggi, sembra che abbiamo un bisogno disperato di buoni insegnanti.  Nonostante le nostre conoscenze, ci sentiamo persi.  Se non impariamo dove siamo realmente, cosa facciamo qui, perché siamo qui, e come dirigerci verso un luogo migliore, cadremo in un’altra guerra mondiale. 

Per uscire dal crollo, dobbiamo smettere di concentrarci solo sulla conoscenza.  L’acquisizione delle informazioni non crea persone felici.  Cosa abbiamo ottenuto, per esempio, dalle informazioni sulla fusione nucleare? Abbiamo armi nucleari in grado di distruggere l’umanità in pochi secondi.  Abbiamo così tante conoscenze in ogni ambito della vita, ma dove ci stanno conducendo?  Siamo diretti verso stati terribili. 

Invece di insegnarci ciò che dovrebbero, i nostri poveri insegnanti ripetono ciò che il governo ordina loro di insegnare. Sono costretti a mentire agli studenti, ma gli studenti lo sanno bene. All’età di 9 o 10 anni, la maggior parte dei bambini sa che niente di ciò che sente è vero. Smettono di credere nei loro insegnanti, smettono di prestare attenzione, mentre gli insegnanti, che devono guadagnarsi da vivere, continuano a ripetere le stesse storie. Non c’è nessun’altra motivazione se non i soldi e il potere: questi sono i governanti della Terra e nessun regime o governo è libero dalla loro presa. 

Il cambiamento arriverà solo quando ci renderemo conto che non è così che bisognerebbe vivere e ci impegneremo a cambiare la nostra motivazione. Ma il cambiamento avverrà o perché rifletteremo su dove stiamo andando e ci fermeremo prima di arrivarci o perché non ci saremo fermati in tempo e capiremo  il nostro errore dopo che le bombe saranno esplose. 

Per fare i cambiamenti necessari in tempo, non possiamo lasciarli solo agli insegnanti ed esonerarci dal compito. Dobbiamo ricostruire l’intero sistema, le basi della nostra civiltà.  Non è un segreto che siamo egocentrici e narcisisti. Il problema è che rimaniamo tali. Sappiamo da decenni che l’umanità è sulla strada dell’autodistruzione per il suo stesso egocentrismo. Eppure, non abbiamo fatto nulla per cambiare rotta. 

Ora dobbiamo diventare i nostri stessi maestri e non solo nella Giornata Mondiale degli Insegnanti, ma ogni giorno e in ogni momento della nostra vita. Inoltre, il mondo in cui viviamo è diventato così interconnesso che non è sufficiente attuare i cambiamenti un paese alla volta. Mentre alcuni paesi si impegnano nelle riforme, altri manterranno il loro atteggiamento scorretto e rovineranno il progresso per tutti. Quindi, l’iniziativa di creare un domani positivo deve coinvolgere il mondo intero.  Potrebbe sembrare irrealistico, ma dobbiamo ricordarci che l’unica alternativa a questa rotta è la guerra, la guerra nucleare.

Di conseguenza, il sistema educativo deve adattare i suoi valori, programmi e obiettivi per migliorare l’umanità. Quando parlo di miglioramento non mi riferisco al taglio delle emissioni di CO2 o a limitare l’uso dei combustibili fossili o della plastica. Mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Migliorare noi stessi significa diventare persone migliori. Per farlo dobbiamo imparare ad essere gentili e amorevoli tra di noi. 

Solo quando impareremo a prenderci cura degli altri, inizieremo a prenderci cura dell’ambiente. Quando ci preoccupiamo delle altre persone, vogliamo che vivano in un ambiente amichevole, che possa sostenerle e dove possano essere felici. Quando smetteremo di voler sfruttare gli altri e di sopraffarli, smetteremo  anche di sfruttare l’ambiente per potere raggiungere i nostri obiettivi egoisti. Di conseguenza, ridurremo il consumo a livelli sostenibili che permetteranno alla natura di ringiovanire e restaurare l’equilibrio che ha perso. 

Non abbiamo tempo da perdere.  Dobbiamo essere i nostri stessi maestri, e insegnarci da soli come essere umani, ovvero benevoli. Anche se non sappiamo come fare o da dove iniziare, non dobbiamo preoccuparci: la nostra intenzione di fare del bene, di connetterci con gli altri, sarà la nostra guida. Se permettiamo che l’amore per gli altri sia il nostro insegnante, non ci servirà alcun insegnamento ulteriore.

Didascalia della foto:
L’insegnante Emma Rossi lavora con la studentessa Sara Montano nella sua classe di prima elementare alla Sokolowski School, dove studenti e insegnanti sono tenuti a indossare maschere a causa della pandemia di coronavirus (COVID-19), a Chelsea, Massachusetts, Stati Uniti, 15 settembre 2021. REUTERS/Brian Snyder

Il futuro – Vivere in condizioni naturali

Domanda: Oggi ci troviamo di fronte alla vita nelle grandi città, nelle megalopoli. C’è un modo per aiutare i residenti della città migliorare il loro indice di felicità?

Risposta: Prima di tutto, dipende ancora dall’atteggiamento tra una persona verso l’altra. Ma è molto più facile a implementarlo quando crei condizioni naturali per le persone.

Andavo spesso a visitare i miei amici e studenti in piccole città americane dove ci vuole mezz’ora per andare da una casa all’altra in macchina, perché queste case sono circondate da molta terra. Ma siccome tutti hanno una macchina, non è difficile socializzare.

E sebbene sia una lunga strada per andare a lavoro, è ancora molto più comodo vivere così. La gente si abitua.

Penso che le città, così come sono oggi, cemento armato a più piani o scatole di mattoni, non siano assolutamente ecologiche e produttive.

Possono essere utili a coloro che le costruiscono perché puoi facilmente portare tutte le comunicazioni in un unico posto e popolare un edificio con diverse migliaia di persone. Ma non andrei in una casa come questa. Anche se, d’altra parte, ho vissuto in case come queste tutta la mia vita.

Sono fiducioso che il futuro risieda in una terra più equamente popolata.

 

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Dalla trasmissione di KabTV  “Conversations” 6/9/21

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Rifarsi le labbra ci rende più amati?

L’idea delle “fisse” cosmetiche esiste da decenni. Tuttavia, negli ultimi anni, è diventata così persuasiva e inizia a una così tenera età, che sembra quasi che ci sia qualcosa che non va se non ti sei rifatta qualcosa  entro i sedici anni. I genitori saranno forse inorriditi quando la loro figlia di dodici anni vuole rifarsi le labbra, ma cos’altro possiamo aspettarci se lasciamo che gli idoli dei social e le star televisive siano gli educatori dei nostri figli?

Il sistema educativo ha da tempo abbandonato qualsiasi aspirazione di educare persone con valori e con l’abilità di pensare per sé.  Al meglio, si concentra sul fornire informazioni.  I genitori, d’altronde, sono spesso troppo impegnati o troppo incerti su come educarli. Di conseguenza, i bambini crescono imparando dal loro ambiente, che consiste nei social media e nella TV, e dai loro coetanei, che imparano anch’essi dai social media e dalla TV.

Quello che imparano lì è che solo l’aspetto conta. Se non sono carine e ricche, non valgono nulla. Quando i bambini pretendono che i loro genitori paghino per il loro naso rifatto o per l’aumento delle labbra (e a volte molto di più), essi non dovrebbero essere costernati o arrabbiati con i loro figli. Le persone, specialmente i giovani, imparano dall’esempio, e da nient’altro. Se i valori che esponiamo loro dicono che solo l’aspetto esteriore conta, non hanno altra scelta che diventare così superficiali. 

Quando parlo di educazione nei miei post, mi riferisco prima di tutto all’ambiente sociale che creiamo, poiché questo è il nostro vero educatore. In alcune società, non si ha nessun stato sociale fino a quando non si uccide qualcuno. Anche questo è educazione.  Non importa ciò che la gente impara; l’unica cosa importante è da chi impara. I valori instillati nel loro ambiente sociale determinerà il corso della loro vita, molto di più rispetto a quanto sanno fare i calcoli, la differenza tra “soggetto”  e “oggetto” e  i nomi dei presidenti americani. 

La superficialità paga, invoglia la gente a comprare più vestiti, telefoni, macchine e a “rifarsi” fisicamente. Per le corporazioni giganti e le grandi aziende tecnologiche, la nostra superficialità è una manna. Ma la superficialità isola la gente.  Se sono solo ciò che possiedono e come appaiono, l’unica cosa che desiderano è che gli altri abbiano un aspetto peggiore e possiedano meno di loro. 

Solo se ci insegniamo a guardare oltre la pelle, ci renderemo conto dei doni che le altre persone possono darci.  Quando ci concentreremo sulla connessione con la gente, non ci importerà così tanto del loro aspetto fisico, di quello che indossano o di che macchina guidano.  Sarà importante come comunicano, la sensazione che proviamo nella connessione con loro e quanto si prendono cura degli altri. 

Quando costruiremo una società di individui amorevoli, allora, e solo allora, potremo dire che abbiamo educato bene i nostri figli. Allora anche i nostri figli saranno felici, perché sapranno che il loro ambiente sociale li accoglie e non è in competizione con loro.

La condizione della consapevolezza

Domanda: Come possiamo verificare quanto sia adeguata la nostra percezione della realtà?

Risposta: Ciò che la nostra coscienza decide, noi l’accettiamo come verità ed agiamo di conseguenza, ma allo stesso tempo ci chiudiamo in noi stessi. Sfortunatamente, non ci potrebbe essere altra via di uscita. Nel nostro mondo reale, non c’è nulla che possiamo fare.

Il problema è che stiamo girando in questa dimensione, in questo paradigma, in questa relazione del mondo attorno a noi che proviene dagli strumenti di cognizione che abbiamo ricevuto dalla nascita.

Se fossimo un po’ diversi, immagineremmo che il mondo fosse diverso, così come le api, i serpenti e altri rappresentanti del mondo animale. Loro vedono l’immagine del mondo abbastanza diversamente da noi: sia nella forma delle zone di colore, o il sapore o il calore e così via. Ovvero la coscienza e la sua decodificazione del nostro cervello sono dipendenti.

Viviamo in un mondo molto limitato e dipendente che ci viene rappresentato nei nostri organi sensoriali e corporali. Non sappiamo cosa sta succedendo fuori di noi perchè i nostri sensi sono chiusi dentro. Ma come possiamo uscire dalle nostre sensazioni soggettive del mondo e in qualche modo immaginarlo senza essere plasmati dai nostri sensi, ma esistendo davvero?

Cosa esiste davvero obiettivamente? C’è qualcosa o no? Questa è forse la domanda più importante. E se c’è qualche forza obiettiva fuori da noi, come si relaziona a noi? Come ci controlla? Come ci organizza? C’è una coscienza più elevata? Queste domande per me, personalmente, sono davvero interessanti.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about the main thing” 2/9/18

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Nuova percezione – Coscienza collettiva

La percezione collettiva porta una persona su un piano differente, si dice che devi sganciarti da te stesso ed entrare nel gruppo, prendere tutto ciò che esiste nel gruppo come tuo proprio, provare a pensare, agire e risolvere questioni basate sull’opinione di qualcun altro, sul desiderio e sugli scopi di qualcun altro.

Abituati a questa immagine e dopo un po’ osserva se puoi ritornare a te stesso e in che misura sarà un “te stesso” differente.

Quindi, nella Kabbalah, la così chiamata “decina” è praticata, quando dieci persone si uniscono tra loro e organizzano una base comune per un desiderio, per uno scopo, per un pensiero, al fine di trasformarsi in un tutt’uno. Per fare questo ognuno deve annullarsi di fronte a tutti gli altri e poi, come risultato di questo lavoro congiunto—non è facile, richiede tempo—essi si trasformano in un tutt’uno, com’era.

E’ molto interessante osservare come iniziano a pensare, festeggiare e risolvere i problemi. Ognuno ha una capacità completamente differente di vedere il mondo nello stesso momento. Questa è una percezione della realtà integrale. Questo è ciò che pratica la Kabbalah.

Ci consiglia ad interagire in modo tale da capire gradualmente ciò che realmente esiste nella nostra coscienza, come funziona, come possiamo guardare a questo in maniera un po’ differente e non da se stesso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about important Things” 2/9/18

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Inquinando il campo in cui viviamo

Oggi, 13 ottobre, è la giornata internazionale delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri. Quest’anno ci sono già stati più disastri di quanti se ne possano contare. Inoltre, hanno colpito il mondo intero, non solo i paesi del terzo mondo o altre aree soggette a disastri, ma ogni continente e praticamente ogni paese. Incendi, inondazioni, tempeste, terremoti, eruzioni vulcaniche, e un virus capriccioso, abbiamo avuto tutto, e l’anno è tutt’altro che finito. Domani, l’ONU discuterà su cosa possiamo fare per prevenire questi disastri, ma non parlerà di ciò che li causa: noi, l’umanità, che inquiniamo tutta la realtà con i nostri pensieri e intenzioni disgustosi.

Per qualche ragione, sfugge alla nostra consapevolezza che i molteplici disastri che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere hanno un’origine comune. Sappiamo già che tutto nella realtà è connesso e tutto influisce su tutto il resto. Sappiamo anche che un’unica cattiva deliberata volontà esiste negli esseri umani. Perché, allora, è così difficile per noi vedere che questo unico elemento intrinsecamente negativo è l’origine di tutto ciò che è negativo nel nostro mondo?

Esistiamo in un campo di forza cosmica, che ha creato il mondo materiale collegando elementi in composizioni sempre più complesse. Eppure, di tutte le sue creazioni, solo una ha coscienza, uno scopo nelle sue azioni che va oltre la soddisfazione dei bisogni immediati ed essenziali per la sopravvivenza: l’uomo.

Attraverso le nostre intenzioni di ricchezza, gloria e potere, abbiamo sviluppato tecnologia, strutture sociali, arte, religione o, in una parola, civiltà. Tuttavia, abbiamo creato una civiltà così egocentrica che sta cominciando da implodere. Se non cominciamo a sincronizzare le nostre intenzioni con il campo che ci ha creato e ci sostiene, non sopravviveremo. Proprio come il campo connette tutto, così noi dobbiamo connetterci. A meno che non cambiamo la nostra natura da egoistica a premurosa e inclusiva, saremo espulsi da questa realtà, come è successo a ogni elemento che non ha coinciso con le leggi della creazione.

Può sembrare che dobbiamo passare attraverso un processo doloroso di rinuncia ai piaceri per coincidere con la natura, ma questa è un’illusione. Non rinunceremo a nulla; guadagneremo conoscenza, potere, comprensione, sicurezza e sostegno emotivo da parte di tutti. Vivremo in una società in cui le persone si prendono cura l’una dell’altra.

È un mondo veramente diverso da quello che conosciamo oggi. Se sembra che il nuovo mondo sia inquietante è solo la rappresentazione del nostro ego che rifiuta di rinunciare alla sua sovranità sulle nostre menti. Ma per il nostro bene, dovremo lasciarlo andare.

Se ci sosteniamo reciprocamente in questo processo, saremo in grado di trasformare la nostra attitudine. Come risultato, tutta la nostra realtà cambierà e salveremo noi stessi e il nostro pianeta. Se stiamo cercando un modo per ridurre, e persino prevenire i disastri, questo è l’unico modo che c’è.

Didascalia della foto:
Una vista aerea di una fattoria a nord di Council Bluffs, Iowa, sommersa dalle acque del fiume Missouri 24 giugno 2011. REUTERS/Lane Hickenbottom