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L’uragano Michael

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 11/10/2018

La devastazione causata dall’uragano Michael è solo la punta dell’iceberg

Mercoledì l’uragano Michael si è schiantato con tutta la sua potenza contro la regione americana della Florida Panhandle, la parte nord-occidentale dello stato americano, con venti terrificanti fino a 155 miglia all’ora, frantumando case e sommergendo interi quartieri per continuare poi la sua corsa distruttiva nell’entroterra, attraverso il sud-est. È stato l’uragano più potente che abbia mai colpito gli Stati Uniti continentali in quasi 50 anni. (AP)

La natura non è impazzita: noi siamo impazziti. Gli scienziati ci stanno avvisando da molti anni ma, dato che non abbiamo apportato cambiamenti significativi nella nostra vita, la situazione continuerà a peggiorare.

L’ex vicepresidente Al Gore ha avvertito che “il tempo sta per scadere”, dopo la pubblicazione di un rapporto speciale delle Nazioni Unite che dà al mondo 12 anni per trasformare radicalmente “tutti gli aspetti della società” e combattere la calamità climatica.

La conclusione del rapporto è semplice: se le emissioni di gas serra non verranno ridotte entro il 2030, la Terra sarà irreversibilmente danneggiata. Possiamo anche aggiungere i duri colpi che la natura ci infligge, come tsunami, inondazioni, tempeste, incendi, freddo estremo e ondate di calore, scioglimento dei ghiacciai e altro ancora.

Per comprendere la triste situazione in cui ci troviamo, dobbiamo capire il motivo di ciò che sta accadendo.

La Terra è un sistema di forze che devono mantenere l’equilibrio

Il sistema naturale in cui viviamo è un sistema di forze che operano a diversi livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. È un sistema chiuso e integrale, in cui anche gli elementi più remoti sono completamente interconnessi. La relazione tra le componenti è così interdipendente che ogni parte influisce sull’intero sistema.

Pensate al nostro corpo come esempio di un sistema armonioso. Quando qualche organo è fuori equilibrio, esso fa cadere l’intero corpo fuori equilibrio e causa una malattia. I medici esaminano l’equilibrio tra i sistemi del nostro corpo e quando ricevono i risultati dei test, diagnosticano lo stato del corpo in relazione ai parametri di norma. Se alcuni parametri sono troppo alti o troppo bassi, significa che il nostro corpo non è in buona salute.

Fino a circa cinquanta anni fa, sulla Terra vivevamo in un relativo equilibrio. In altre parole, questa bella casa che ci nutre e ci sostiene, era relativamente “sana”.

La malattia è emersa mentre rompevamo il nostro equilibrio con la natura. Abbiamo emesso anidride carbonica, inquinato gli oceani con rifiuti non biodegradabili, concimato il suolo con sostanze chimiche, alimentato bovini e pollame con antibiotici, e la lista continua. I composti chimici e non naturali non si decompongono nel suolo o nell’aria e alla fine ci cibiamo di essi ripetutamente. Di conseguenza, nuove malattie emergono dentro di noi e intorno a noi.

Perché la Terra è malata

Finché l’ego umano controlla le nostre azioni, la situazione può solo peggiorare. L’avidità spinge le multinazionali ad usare sostanze tossiche in agricoltura e in medicina e l’integrità della natura è l’ultima delle loro priorità. I governi sono soggetti agli interessi dei magnati e gli scienziati conducono le loro ricerche in base agli interessi dei capi dell’industria e del commercio.

Così, abbiamo causato l’instabilità del sistema della natura e di conseguenza assistiamo a “malattie naturali”. Proprio come una persona che mostra i sintomi che indicano che sta uscendo dal suo raggio di salute, il nostro pianeta si sta ammalando. I “medici della natura”, gli scienziati che studiano le varie condizioni climatiche, stanno notando che stiamo affrontando un terribile scoppio di malattie.

Anche se ci sembra semplicemente che il clima sia meraviglioso in una regione e tempestoso nell’altra, è tutta questione di tempo. Il pianeta è rotondo e il sistema naturale è integrale. In definitiva, proprio come un’infezione del piede può gradualmente diffondersi in tutto il corpo, anche le malattie della natura si diffonderanno in tutto il pianeta.

Ma invece di lavorare per trovare l’equilibrio con la natura, continuiamo a lavorare per il beneficio a breve termine dei ricchi e dei potenti. A loro volta, la disuguaglianza e la polarizzazione crescono all’interno della società umana e la società nel suo complesso cresce sempre più in disequilibrio con la natura. Mentre il divario continua a crescere, i colpi che la natura ci sferza ci costeranno una grande quantità di sofferenza, malattia e morte. Considerate solo la quantità di danni che un terremoto può causare.

L’ego umano blocca il processo di guarigione

In definitiva, la destabilizzazione del clima ci costringerà a cambiare il nostro modo di vivere. Dovremo diventare consapevoli e attenti nei confronti del nostro equilibrio con la natura e della nostra connessione reciproca all’interno di questo sistema integrale.

In realtà, questo cambiamento doveva essere avvenuto a partire dalla metà del ventesimo secolo, quando abbiamo iniziato ad essere legati attraverso l’interdipendenza globale nel commercio, nell’industria, nell’economia, nei media e così via. La razza umana avrebbe dovuto iniziare ad agire in reciproca responsabilità, prendendosi cura dei bisogni di tutta l’umanità, pur mantenendo l’equilibrio con la natura.

Ma in realtà non possiamo nemmeno affrontare le nostre sfide globali e la loro rapida diffusione perché il nostro ego ci è di ostacolo. L’ego umano non si preoccupa dei cambiamenti climatici ed è pronto a calpestare qualsiasi accordo sulla sua strada per mettere le mani su ogni singolo centesimo.

Pertanto, è l’ego umano che dobbiamo bilanciare prima di tutto se vogliamo raggiungere accordi stabili tra di noi. Trattati come il “Protocollo di Kyoto” o l'”Accordo di Parigi” servono solo a mostrarci l’inutilità di qualsiasi tentativo di risolvere i nostri problemi senza prendere in considerazione l’ego umano.

L’equilibrio con la natura inizia con l’equilibrio tra di noi
Per cambiare il nostro destino su questo pianeta, dobbiamo iniziare ad armonizzare la connessione tra tutti gli esseri umani.

Il mondo è una singola creazione e persino la nostra psicologia e le nostre forze interiori interagiscono con la natura in modi che non vediamo o non comprendiamo. I nostri pensieri e le nostre intenzioni hanno molto a che fare con il nostro equilibrio con la natura.

Siamo ad un punto particolare dello sviluppo umano, in cui tutti possono iniziare a vedere la necessità di connessioni armoniose su scala globale e, tuttavia, non abbiamo il potere e il metodo per farlo accadere.

Questo è il motivo per cui la saggezza della Kabbalah viene rivelata oggi. La Kabbalah autentica non è una religione nuova o antica, non è misticismo e non è una filosofia. Piuttosto, è un metodo empirico che ci insegna come possiamo raggiungere l’equilibrio con la natura attivando il nostro profondo complesso di collegamenti a favore della connessione umana.

Tutto dipende dalle relazioni tra gli esseri umani. Quando ci renderemo conto di questo e inizieremo ad agire coscientemente, l’intero sistema della natura ci darà un feedback positivo. Cominceremo a percepire che siamo una famiglia umana globale e che la Terra è la nostra unica casa.

Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

La parola casa rappresenta ormai un concetto relativo per milioni di persone in tutto il mondo. Ogni giorno la ricerca di migliori opportunità e posti di lavoro spinge milioni di esseri umani a migrare verso nuovi luoghi. Un numero sempre crescente di persone non ha alcuna possibilità di sopravvivere e ed è costretto a spostarsi a causa di guerre, persecuzioni, crimini o disastri naturali. Vediamo cosa può insegnarci la festa di Sukkot per creare un vero senso di appartenenza e di convivenza pacifica.

In primo luogo cerchiamo di farci un’idea sull’aspetto demografico del problema. Secondo le Nazioni Unite si stima che circa 258 milioni di persone in tutto il mondo vivano in una nazione diversa da quella in cui sono nate, con un aumento del 49% negli ultimi due decenni. Un terzo di esse ha dovuto fuggire da paesi nei quali era in pericolo la propria vita, per cercare un rifugio sicuro, soprattutto verso i paesi più ricchi.

I leader dell’Unione Europea stanno cercando senza successo di risolvere quella che è considerata la più grande crisi dei rifugiati e degli sfollati del nostro tempo. In alcune città europee I sentimenti anti-immigrati si sono rapidamente trasformati in profonde tensioni sociali. Nel frattempo, negli Stati Uniti si stima che oltre 11 milioni di immigrati privi di documenti cerchino di entrare, con la conseguenza di una crisi umanitaria lungo il confine con gli Stati Uniti.

Nel mondo di oggi è difficile trovare esempi di stabilità, costanza e responsabilizzazione. Le dinamiche del nostro mondo globale e interconnesso, dove lo spostamento di ogni individuo influisce su tutti gli altri, ci costringono costantemente all’instabilità e all’imprevedibilità. In un sistema di interconnessione reciproca, dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Nulla può essere utile per qualcuno se non lo è per tutti.

Il corso naturale dell’evoluzione

La migrazione di milioni di persone da una nazione all’altra fa parte del programma evolutivo della natura. Lo stesso vale per il cambiamento del clima globale, un’altra potente causa di delocalizzazione e incertezza. Gli esempi più recenti sono la devastazione causata dal tifone Mangkhut nelle Filippine e dall’uragano Florence negli Stati Uniti. Quest’ultimo ha lasciato una scia di distruzione stimata in 22 miliardi di dollari di danni e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di evacuazioni forzate.

Tuttavia, noi possiamo prevenire queste batoste. Se prima che ci arrivi il colpo dalla natura comprendessimo il piano di sviluppo definito dalla natura, potremmo condurre l’intera razza umana verso nuovi e luminosi orizzonti.

Che cosa, quindi, ostacola la creazione di una buona vita per tutte le persone?

Non è altro che l’ego umano, ovvero il desiderio di godere a spese degli altri. Come parte dell’evoluzione naturale dell’umanità, l’ego è cresciuto fino a proporzioni grottesche come un cancro all’interno del sistema, mentre la natura si aspetta che noi osserviamo la sua legge fondamentale di equilibrio tra tutti i suoi elementi: inanimato, vegetale, animale e umano.

Prima comprendiamo la lezione che la natura ci insegna, prima possiamo trasformare la nostra vita fugace e fragile in una vita positiva, stabile e pacifica.

Siamo creature abitudinarie

Una persona, come qualsiasi altro animale, cerca comfort e sicurezza. È interessante notare che la festa di Sukkot (Festa dei tabernacoli) è un richiamo a uscire dalla nostra confortevole “casa” egoistica per costruire una nuova struttura, una sukkah, il simbolo del nuovo mondo che possiamo costruire per noi stessi e dove possiamo trasformare la nostra natura egoistica nella qualità della dazione.

Perché sono così importanti la ricostruzione e la delocalizzazione? Inoltre, che cosa hanno a che fare con noi?

Mentre l’umanità si è sviluppata, essa ha cercato di assicurarsi un futuro solido, ma la triste realtà è che nel corso del tempo la vita è diventata solo più complessa. In passato tutto sembrava più semplice. La vita sembrava avere continuità, comfort e stabilità. I genitori ereditavano le case e le lasciavano ai propri figli. Le persone avevano un lavoro sicuro e poche preoccupazioni per una futura fonte di reddito. Ma negli ultimi anni tutto sembra aver rapidamente perso valore.

Le famiglie sono sempre più in confusione. Tutto sembra soggetto a cambiamenti. In generale si potrebbe dire che la casa confortevole di ieri è diventata oggi il riparo temporaneo dalla tempesta che si sta avvicinando a noi.

Ma qual è l’ironia più dolorosa della nostra epoca? È quella che, in un’era tecnologica in cui abbiamo abbondanza di risorse per garantire una vita sicura e confortevole per tutti, usiamo i nostri progressi per danneggiarci a vicenda, impegnandoci in guerre, conflitti e lotte costanti, e creando un’atmosfera di crescente ansia piuttosto che di crescente fiducia. La nostra natura malvagia sta soffocando le nostre aspirazioni per una vita piacevole.

La scommessa più sicura che possiamo fare oggi è quella di esplorare in profondità la natura e identificarne le regole ferree. Comprendendo la tendenza dello sviluppo della natura possiamo garantire un progresso rapido e indolore.

La conoscenza del funzionamento interiore del sistema della natura è la nostra unica ancora di salvezza nel mondo che cambia. Abbiamo bisogno di acquisire una conoscenza universale che includa il riconoscimento del sistema della natura, comprendendo come funziona e dove dirige il nostro sviluppo come esseri umani. Quando comprenderemo questo sistema, ci allineeremo con la legge generale della natura, la forza che opera e controlla tutto nella realtà.

Dall’amor proprio all’amore per gli altri

La formula con cui possiamo iniziare a far nostro questo potere superiore è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’osservanza di questa regola richiede l’uscita dall’ego con cui siamo stati creati, l’uscita dalla nostra casa permanente di amor proprio e l’ingresso in una nuova dimora fatta di amore per gli altri. Questo è ciò che la saggezza della Kabbalah ci insegna e questo è il messaggio interno di Sukkot.

Amare il nostro prossimo come noi stessi è il mezzo per scoprire una nuova casa. Sulla via che porta dall’amor proprio all’amore per gli altri, la nostra immagine della realtà viene rimpiazzata.
I nostri sensi sono invertiti, la mente e il cuore cambiano direzione dall’interno verso l’esterno e ci viene rivelato un mondo opposto. Improvvisamente vediamo un mondo più alto e più vasto in cui si trova il programma di sviluppo e gestione della nostra vita.

Inoltre, quando i nostri occhi si aprono per vedere che siamo tutte parti di un solo organismo vivente, smettiamo di commettere errori e ci assicuriamo una felice convivenza sotto un unico tetto comune e globale. Felice Sukkot!

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New Life n.1037 – L’amore della Nazione di Israele

New Life n.1037 – L’amore della Nazione di Israele
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Le altre nazioni vivono l’amore in maniera naturale, istintiva; ma l’amore della nazione di Israele nasce dal fatto che ognuno vuole portare benessere agli altri e dar loro piacere.
Il popolo di Israele è costituito da un insieme di tutte le nazioni del mondo che non hanno alcuna connessione fra loro. “Amore nazionale” significa che devo amare tutti nella nazione che mira a raggiungere l’amore. La connessione tra le differenze è chiamata “Israele”, e significa che ci dirigiamo verso il più alto potere integrale esistente in natura. Abbiamo bisogno di imparare a coprire tutto l’odio con l’amore, sia le forze positive che quelle negative, e poi raggiungeremo la completezza e l’eternità. È così che acquisiamo “l’arma” dell’amore, e poi nessuno vorrà più farci del male.
L’arma dell’amore è la connessione; ha il potere di lottare contro tutto il male, cioè la divisione fra noi. Non ho bisogno di lottare contro nessun altro che non sia il male che è in me, di lottare contro il mio ego. Quando ci relazioneremo in questo modo, nei confronti del mondo, le persone cambieranno immediatamente la loro attitudine nei nostri confronti in modo positivo, perché illumineremo il mondo intero.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life  n.1037 – L’amore della Nazione di Israele”, 17/07/2018

Rabash: l’ultimo grande kabbalista

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 13/09/18

Era una fredda e piovosa notte del 1979, non riuscivo a dormire, i pensieri mi turbavano. All’improvviso mi ritrovai al volante, guidavo senza una direzione. Un grande cartello interruppe i miei pensieri: “Bnei Brak”, mi diressi là. Le strade erano deserte. All’angolo di Via Chazon Ish mi avvicinai ad un passante. Domandai: “Dove studi?”. Lui mi guardò e rispose: “Guida fino alla fine della strada dove vedrai un frutteto, è dalla parte opposta”.

Così ho incontrato per la prima volta il mio insegnante, Rav Baruch Shalom Ashlag (Rabash), figlio maggiore e successore di Baal HaSulam, ovvero il più grande kabbalista del ventesimo secolo. Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa.

Nei successivi dodici anni sono stato suo assistente personale e discepolo, ho imparato da lui tutto ciò che so sulla saggezza della Kabbalah. Ogni giorno saliva al secondo piano e scriveva. In questo modo sono nati i suoi articoli più profondi, quelli che hanno spianato la strada per coloro che attualmente cercano il sentiero spirituale più adatto per se stessi. Nessuno prima di lui aveva scritto in un modo tanto semplice e pratico. Come un padre che guida i suoi figli lungo il sentiero, porta i suoi lettori per mano e li guida fino a che scoprono il vero significato della vita.

“E una volta che ho acquistato il suddetto abito”, scrisse ai suoi studenti alla fine della sua Lettera n.8, “dentro di me iniziano prontamente a brillare delle scintille d’amore”.
“Il cuore inizia a desiderare ardentemente di unirsi agli amici e a me sembra che i miei occhi vedano gli amici, le mie orecchie sentano la loro voce, la mia bocca parli a loro, le mani li abbraccino, i piedi ballino in cerchio, nell’amore e nella gioia di stare insieme a loro…” (Rabash)

Dopo la sua scomparsa nel 1991, le persone che provavano nel cuore un desiderio ardente di rivelare il loro scopo cominciarono ad unirsi. Pian piano nacque il Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute, dal nome del kabbalista Baruch Ashlag. Ogni mattina, studiamo gli scritti dei grandi kabbalisti, come Lo Studio delle Dieci Sefirot, Il Libro dello Zohar con il commentario Sulam e gli scritti di Baal HaSulam e del Rabash. Lavoriamo per condividere il metodo con chiunque sia interessato, così come ha fatto il mio maestro trasmettendomi la saggezza di suo padre.

Da poco è ricorso il 27° anniversario della scomparsa del mio insegnante, il Rabash, il più grande della generazione. Io spero che avremo successo nel seguire fedelmente la sua strada.

Per maggiori informazioni sulla vita del mio maestro  Rabash >>

New Life n.1003 – La Torah non scritta – 2° Parte

New Life n.1003 – La Torah non scritta – 2° Parte

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Senza la guida di un insegnante che sia kabbalista, è impossibile capire il segreto celato nella Torah, nella Mishnah o ne Il Libro dello Zohar.

Dalla distruzione del Tempio c’è stata una controversia sul concetto di “Lishma”, a proposito della questione se la Torah richieda la correzione dell’ego per essere in grado di amare. La Torah secondo “Lishma”, significa che compio azioni per il bene degli altri, “Lo Lishma” (non nel Suo nome) significa che agisco per me stesso, con l’intento di ricevere una ricompensa, del rispetto e così via. La maggior parte del popolo ha perso la connessione con la Torah Lishma e i kabbalisti che insegnavano questo sono stati oppressi e perseguitati. Il linguaggio dei rami, che i kabbalisti insegnano, è fondato sulla connessione che esiste tra la forza superiore e la diramazione fisica che viene attivata nel nostro mondo.

Coloro che sostengono che non sia necessario rispettare la Torah Lishma, la correzione dell’ego e l’amore, trattano con l’esteriorità della Torah; mentre i kabbalisti la studiano attraverso il linguaggio dei rami e rivelano le sue radici spirituali superiori.
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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1003 –– La Torah non scritta – 2° Parte”, 24/04/2018

 

 

Il mio mondo è una “collezione” di desideri

Domanda: I kabbalisti chiamano tutto desideri. Persino gli scienziati faticano molto a capire che cosa lei intenda quando spiega che anche un tavolo è un desiderio e che tutto quello che vediamo intorno a noi sono desideri.

Risposta: Certamente, qualsiasi oggetto è un certo tipo di desiderio, ovvero una collezione di atomi che “si materializza” nella connessione esistente fra loro; ma in quale forma esiste questo tavolo? Nella forma di un desiderio. Viene percepito tutto solo nei miei desideri e nulla esiste eccetto questo.

Domanda: Che significa “in me”? Io vedo il tavolo al di fuori di me.

Risposta: Ti sembra di vederlo al di fuori di te. Di fatto, lo senti dentro di te. Anche le stelle e gli altri corpi enormi tu li senti dentro di te e non al di fuori di te.
Proprio perché ci sono desideri inanimati, vegetali, animali ed umani in te, li senti dentro di te in diverse combinazioni e li chiami “il mio mondo”. Al di fuori di te non c’è nient’altro che le forze che ti influenzano e provocano queste immagini in te. Tutto quello che senti adesso intorno a te è dentro di te.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa 13/05/2018

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Lo scopo della creazione e lo sviluppo dei desideri
Porto tutto il mondo dentro di me

New Life n.1002 – La Torah non scritta – 1° Parte

New Life n.1002 – La Torah non scritta – 1° Parte

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

La saggezza della Kabbalah è stata trasmessa a voce da insegnante a studente per 5.778 anni secondo la dedizione e l’apertura di cuore dello studente. La Torah non scritta ci spiega come operare le correzioni di cui parla la Torah scritta. Per esempio, nella Torah di Mosè, possiamo leggere come raggiungere l’obiettivo della creazione, che è l’adesione al Creatore in accordo a “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Levitico 19:18). La realizzazione della Torah di Mosè, tuttavia, richiede un’ulteriore guida perché, nella sua generazione, egli non avrebbe potuto scrivere in maniera diversa. È necessario aggiungere esercizi e dare consigli verbali per consentire allo studente di connettersi alle persone come lui, desiderose di scoprire il Creatore. Il kabbalista insegna ai suoi studenti come cambiare le loro priorità e reindirizzare le loro prospettive verso il mondo superiore. Gli studenti si devono adeguare alla rivelazione del Creatore, la caratteristica di amore e dazione. Il mondo superiore che si dischiude è un mondo al contrario; è dazione totale e amore al di là del tempo, del movimento e dello spazio.
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Dalla trasmissione di  KabTV  “New Life n.1002 – La Torah non scritta” parte 1,  24/4/18

Medium: “Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?”

Il portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio nuovo articolo “ Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?

A pochi giorni dal terremoto di magnitudo 7.5 della scala Richter che ha colpito l’isola di Sulawesi in Indonesia, e dopo che un enorme tsunami ha distrutto gran parte di essa, le dimensioni del disastro stanno diventando chiare. Finora, circa 1.300 persone hanno perso la vita, così lontano da noi, a causa di questo disastro e il numero delle vittime potrebbe arrivare a svariate migliaia.

Sembra che più è alto il bilancio delle vittime più è grande l’indifferenza nel mondo. Tanto per rinfrescarci la memoria, nel 2004 il terremoto che ha colpito l’Indonesia, e i successivi tsunami, hanno causato 230.000 vittime. Il mondo intero si è mobilitato per fornire aiuto, ma la calamità attuale non sta suscitando molta comprensione nel mondo al di là dei soliti titoli sui giornali. L’uragano Florence che due settimane fa ha colpito la costa del Sud Carolina e ha provocato un totale di sei vittime, ha ricevuto costante attenzione mediatica a livello internazionale.

Lungo le strade distrutte in Indonesia campeggiano cartelli che dicono “abbiamo bisogno di cibo” e “abbiamo bisogno di aiuto”. Le squadre di soccorso internazionale si trovano in difficoltà ad operare senza adeguato equipaggiamento e decine di migliaia di feriti necessitano di cure. Centinaia di migliaia di abitanti hanno perso la casa e, in alcune zone, centinaia di persone sono ancora intrappolate in strutture crollate. Le loro voci sono diventate silenziose e i soccorsi potrebbero non raggiungerle mai.

Il mondo, che solo un mese fa seguiva con apprensione lo snervante salvataggio di un gruppo di ragazzini in una grotta nel nord della Tailandia, preferisce ora occuparsi dei discorsi di Trump e Percy.

Sarebbe un errore pensare che l’influenza dell’Indonesia in qualche luogo del sud est asiatico sia remota. Viviamo in un mondo globale e integrato, i vari disastri che ci hanno afflitto negli ultimi decenni mostrano l’interdipendenza che caratterizza il sistema globale in cui viviamo.

Apparentemente le nazioni si associano con organizzazioni internazionali il cui obiettivo dichiarato è l’interesse comune, ma in pratica portano avanti solo i loro interessi privati. La OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), la Nato, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (G8), l’OCSE, l’ONU, la UE e persino Internet sono solo alcuni esempi delle reti che abbiamo creato, eppure, servono tutte più che altro per fare scena.

Ci manca la consapevolezza che stiamo navigando tutti insieme in mari burrascosi, ma sulla stessa barca, che la tempesta sta arrivando e potrebbe farci annegare tutti insieme. La competizione predatoria tra noi, guidata dall’egoismo incontrollato che caratterizza la razza umana, ci impedisce di sentire che siamo un’unica grande famiglia.

La natura, tuttavia, non riconosce i confini internazionali, non distingue tra ricco e povero e non trascura nessuno. La natura ci mostra quanto siamo vulnerabili. In definitiva il sistema di governo della natura ci costringerà a riconoscere la nostra interdipendenza e a raggiungere l’equilibrio nella società umana.
Sia che lo impariamo nel modo più duro o più semplice, vedremo che siamo tutti uno e che non c’è differenza tra indonesiani e americani, tra europei e africani, tra paesi sviluppati e paesi del terzo mondo. Viviamo insieme su un solo pianeta e agli occhi della natura siamo tutti uguali. Nessuno è più importante di un altro.

Piuttosto che ignorare questa realtà finché non ci sbattiamo la faccia, possiamo elevarci consapevolmente ad un livello più alto di connessione umana attraverso l’educazione e la pratica. Quando cominceremo a farlo, la nostra preoccupazione per tutta l’umanità crescerà e si svilupperà, e allora troveremo naturalmente il modo di costruire una vita sicura, bella e piacevole per tutte le persone del pianeta.

“E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”

Domanda: Chi sono “gli ebrei”, in termini kabbalistici?

Risposta: Sono persone che vogliono unirsi, che desiderano ardentemente raggiungere l’amore nelle loro relazioni e, attraverso tale amore, raggiungere l’amore per il Creatore. Tali persone sono chiamate “ebrei” (Yehudim) dalla parola “Yihud” (unione).

Un altro significato della parola “ebreo” deriva dalla parola “Avar” (transizione), ovvero colui che ha varcato il confine del nostro mondo ed è entrato nel mondo superiore.

Domanda: I membri del nostro grande gruppo mondiale hanno un immenso desiderio di passare dalla legge dell’amore per se stessi alla legge dell’amore per il prossimo. Possiamo chiamarli tutti ebrei (Yehudim)?

Risposta: In base a quanto appena detto, sicuramente sì. Dopotutto, inizialmente, gli ebrei erano gli antichi babilonesi delle 70 nazioni che abitavano la Babilonia e che decisero di elevarsi al di sopra del loro egoismo e diventare un gruppo, un tutt’uno.

Domanda: Significa che quando il mondo intero inizierà a muoversi in questa direzione, gli esseri umani saranno chiamati tutti Yehudim?

Risposta: Sì, come è scritto: “E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 15/03/2018

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New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni

 

New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Tal Mandelbaum ben Moshe

Riepilogo

L’equilibrio può essere raggiunto solo se c’è l’amore, perché una persona che ne ama un’altra si preoccupa per lei. In una società egualitaria le persone cercheranno ogni mezzo per donare benessere agli altri, poiché agiranno in base alla propria natura corretta, in base alla correzione dell’ego. L’ego si sente depredato e pretende uguaglianza di risorse e di diritti. Nel futuro, tutti cercheranno di dare il più possibile agli altri, invece che trattenere tutto per se stessi. Per arrivare ad una simile società è necessaria una nuova educazione. Tutti inizieranno a sentirsi come organi di un solo corpo, e immediatamente aiuteranno tutte le altre parti o persone che si trovano in uno stato di bisogno. Questa più profonda conoscenza dell’amore supporterà la nostra vita e le nostre relazioni. Giudicheremo tutti come la madre fa con i suoi figli, ognuno è diverso dagli altri ma tutti saranno amati nella stessa maniera.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni”, 24/07/2018